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13 maggio 2017

NBA, anteprima playoff: Golden State Warriors vs. San Antonio Spurs

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Dopo tre anni di attesa, finalmente le due migliori squadre della Western Conference di affrontano in una serie di playoff. Molto dipenderà dalle condizioni di Kawhi Leonard, che tornerà in quintetto per la gara-1 di domenica sera alle 21:30 su Sky Sport 2 HD

Finalmente. Dopo tre stagioni a rincorrersi, una al primo e l’altra immediatamente dietro a tallonarla, finalmente le due migliori squadre della Western Conference si affrontano in una serie dei playoff con in palio nientemeno che le Finali NBA. Le storie dei Golden State Warriors e dei San Antonio Spurs sono inevitabilmente legate: i californiani nelle ultime tre regular season hanno vinto la quota record di 207 partite, anche (se non soprattutto) per tenere lontani i texani che li hanno tallonati con 183 (i terzi, i Cleveland Cavaliers, staccati 22 vittorie sotto). Ma gli incroci tra le due franchigie non si fermano qui: Steve Kerr e Gregg Popovich sono legati da un rapporto di amicizia prima ancora che di solidarietà tra colleghi, specialmente dopo i problemi alla schiena che hanno costretto Kerr a lasciare la panchina a Mike Brown – altro prodotto della “fucina” di San Antonio, dove ha servito come assistente allenatore dal 2000 al 2003 prima di perdere contro di loro le prime e uniche Finali della sua carriera nel 2007. Un rapporto stretto segnato da un profondo rispetto gli uni per gli altri – quasi fin troppo profondo, visto che le dieci sfide giocate in questi ultimi anni sono spesso state segnate da riposi strategici da una parte e dall’altra, tali da rendere un filo bugiardo il 5-5 negli scontri diretti. Se però si vuole cercare una sfidante che dia una sfida equilibrata a questi Warriors schiacciasassi, la speranza di tutta la NBA è riposta sulle spalle (e sulla caviglia) di Kawhi Leonard e i suoi compagni.

Stato di forma delle squadre

Questi playoff non avrebbero potuto andare più diversamente per le due squadre. Gli Warriors hanno veleggiato a velocità di crociera vincendo tutte e otto le partite disputate finora senza essere davvero messi in difficoltà, guidando nel punteggio per il 95% dei minuti nelle ultime cinque gare contro Portland e Utah. Al contrario, gli Spurs hanno avuto bisogno di 12 partite per avere ragione dei combattivi Grizzlies e degli scomodi Rockets, andando a vincere una straordinaria gara-6 a Houston senza Tony Parker e Kawhi Leonard. E sono proprio le condizioni fisiche di San Antonio ad avere un enorme impatto su questa serie: Gregg Popovich non potrà fare affidamento sul suo playmaker titolare, e anche se Leonard è annunciato come rientrante per gara-1 di domani sera (diretta su Sky Sport 2 HD alle 21:30 italiane), è chiaro che le condizioni della sua caviglia saranno tutte da verificare con soli quattro giorni di riposo completo per farla recuperare. Non che si possa sperare di avere molto tempo in più nel bel mezzo dei playoff, però ci sarà bisogno di un Leonard al 100% per pensare di impensierire Golden State, che sta infliggendo scarti da record ai suoi avversari (+16.5 punti di media e +17.4 di Net Rating) e può contare su un Draymond Green sfavillante con il suo 51% dall’arco – come se dovesse farsi perdonare qualcosa dopo le Finali dello scorso anno, quando la sua sospensione per gara-5 cambiò la serie e costò almeno una parte di titolo. Dall’altra parte gli Spurs hanno trovato in Jonathon Simmons un giocatore decisivo nella serie con Houston, e con la sua versatilità sarà fondamentale anche contro Golden State per cambiare su più posizioni e accoppiarsi contro i vari Thompson, Durant e Iguodala.

Flavio Tranquillo a Basket Room anticipa qualche tema di Warriors-Spurs

I precedenti

Proprio Simmons con 20 punti è stato uno dei protagonisti a sorpresa del primo scontro tra le due squadre, quello all’esordio di Kevin Durant alla Oracle Arena vinto da San Antonio in maniera clamorosa con un +29 finale. Una partita ovviamente particolare per le emozioni in gioco, ma che comunque ha mandato un messaggio importante al resto della NBA – pur finendo comunque la regular season alle spalle di Golden State. I quali si sono poi vendicati al terzo incontro tra le due squadre, quando pur finendo sotto di 20 punti nel primo quarto finirono per vincere all’AT&T Center con 12 punti di scarto. Una dimostrazione di forza certificata anche dal fatto che Golden State era reduce da un back-to-back a Houston e non poteva contare su Kevin Durant, così come il secondo incontro tra le due era stato “falsato” dalle assenze di Curry, Thompson, Durant, Green e Iguodala da una parte e Parker, Aldridge e Leonard dall’altra – facendo infuriare Adam Silver e la NBA stessa.

L'ultimo incontro tra le due squadre

Punti di forza e deboli

Nonostante il campione sia esiguo, bisogna comunque sottolineare come gli Spurs siano riusciti a tenere l’attacco di Golden State a soli 100.7 punti su 100 possessi nelle tre gare di regular season, infliggendo loro 39 punti di scarto e soprattutto catturando il 35% dei rimbalzi offensivi a disposizione, il massimo concesso dagli Warriors in questa stagione. Quello del controllo dei tabelloni sarà uno dei punti imprescindibili per lo staff tecnico di San Antonio: contro una squadra profonda e completa come Golden State si finisce inevitabilmente per concedere qualcosa, ma gli Spurs non possono permettersi di lasciare punti facili in transizione (dove gli Warriors diventano mortali), forzare poche palle perse e non vincere lo scontro a rimbalzo o nei punti in area — tutte cose che hanno fatto la differenza nella serie contro Houston. Gli Spurs dovranno anche riuscire a sostenere le “mareggiate” a inizio partita (il quintetto base di Golden State è il migliore di tutti i playoff con +34.9 di Net Rating) e dei tremendi terzi quarti con cui Curry e soci sono soliti spaccare in due le partite (+35 di plus-minus nei 12 minuti dopo l’intervallo che diventa +45 nell’ultimo quarto), approfittando invece del calo nella seconda frazione (-40). In sostanza, gli Spurs avranno bisogno di affidarsi alla loro difesa — la migliore della lega in regular season, contro il miglior attacco detenuto dagli avversari — per tenere duro contro Golden State e poi giocarsi tutto negli ultimi quarti, eseguendo al meglio e sperando nella mancanza di familiarità di una squadra che è stata scarsamente impegnata “in the clutch” nel corso della stagione (100 minuti, nessuno meno di loro) e specialmente dei playoff (solamente 4 contro i 24 dei texani).

Matchup

Inutile sottolineare quanto sia fondamentale per il destino e la durata della serie la presenza al 100% di Kawhi Leonard: gli Spurs hanno bisogno del loro candidato MVP sui due lati del campo, mettendolo sulle piste di Kevin Durant in difesa (alternandolo con Jonathon Simmons e, per qualche minuto, con Kyle Anderson come già provato un anno fa quando KD giocava a OKC) e affidandosi a lui per creare vantaggi in attacco, pur dovendo affrontare a lungo un difensore speciale come Andre Iguodala. Gli Spurs avranno le mani piene anche nel dover contenere gli Splash Brothers, affidando (almeno inizialmente) Steph Curry alle cure di Patty Mills e Klay Thompson a quelle di Danny Green, ma contro Golden State conta quasi più come riescono a reggere i lunghi nei cambi sui blocchi che quanto possono fare gli esterni in uno-contro-uno. Da questo punto di vista, starà interessante vedere chi riuscirà a rimanere in campo tra Aldridge, Gasol e Lee: il primo ha finito per decidere gara-6 e gli altri due hanno trovato il modo di reggere anche contro un maestro come James Harden nella serie contro Houston, ma Curry e soci sono un’altra gatta da pelare sotto questo punto di vista (concedere le penetrazioni come fatto con Houston non è consigliabile) e gli Warriors sono spietati nell’andare a cercare e sfruttare accoppiamenti difensivi difficili per gli avversari, in particolare quando abbassano il quintetto con Draymond Green da 5. Dal canto loro, gli Spurs devono far pagare Golden State vicino a canestro, sfruttando la superiore stazza in post basso affidandosi a LaMarcus Aldridge (il più produttivo giocatore di questi playoff con 85 possessi in post, su cui ha prodotto 1.02 punti per possesso) e Pau Gasol (0.57), tenendo sotto controllo il ritmo. Non una cosa facile da ottenere, ma nulla è facile contro questi Golden State Warriors.

La straordinaria prestazione di LaMarcus Aldridge in gara-6

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