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05 giugno 2017

NBA Finals: attacco & difesa: l'onnipotenza di Kevin Durant

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In una gara-2 che ha visto sia Steph Curry che LeBron James chiudere con una tripla doppia, Steve Kerr fa il nome di Kevin Durant quando deve individuare la chiave della partita. E non per il suo attacco...

OAKLAND — La partita di Kevin Durant è un capolavoro, per bellezza, completezza, senso scenico. Riassumerla in cifre vuol dire fargli un torto, ma non si può non partire dai 33 punti con soli 22 tiri (13 segnati) e dai 6 assist, specchio del suo apporto offensivo. Ma è su quello difensivo che si sofferma coach Steve Kerr pochi minuti dopo la fine della partita: “Credo che la sua difesa — soprattutto con Draymond Green alle prese con problemi di falli — sia stata incredibile, davvero irreale, a mio avviso la chiave della partita insieme allo sforzo difensivo sul perimetro messo in campo da Klay Thompson e Andre Iguodala su LeBron James e Kyrie Irving”. Già, perché insieme ai 33 punti e 6 assist ci sono anche 13 rimbalzi (11 dei quali difensivi), 5 stoppate e 3 recuperi, che proprio della sua applicazione difensiva parlano in maniera eloquente. Una difesa su cui Golden State ha dovuto contare in maniera particolare soprattutto quando Draymond Green — alle prese con problemi di falli — ha dovuto sedersi in panchina. “Dire che mi ha rimpiazzato bene è assolutamente ridicolo — le parole del n°23 degli Warriors — perché stiamo parlando non certo di un rimpiazzo ma di un MVP, uno dei migliori giocatori al mondo”. Ed è proprio Green a voler espressamente citare una singola giocata per esemplificare la serata di grazia — ai due estremi del campo — del suo nuovo compagno: “Loro pensavano di avere un mismatch avendo Kevin Love in post basso difeso da KD. Invece lui non solo gli stoppa il tiro ma subito dopo, recuperato il pallone, inizia a parlare, a fare un po’ di trash talk — strappando una pagina dal mio libro, il che mi ha fatto apprezzare ancora di più la giocata [ride] — prima di andare dall’altro lato del campo e finire con quel canestro incredibile. Dopo una stoppata del genere sapevo che non avrebbe mollato quel pallone per nulla al mondo”, la conclusione divertita di Green. 

La giocata simbolo della gara da manuale di Kevin Durant

Le parole di Kevin Durant nel dopo-gara

Di fronte alle parole di elogio di tutti per la sua prestazione e, più in generale, per il suo rendimento in queste finali NBA —Durant ha già segnato in due partite più punti (71) di quanti messi a referto in tutte le sette gare delle Finals 2016 da Harrison Barnes (65) — al solito Kevin Durant sceglie di rispondere con il profilo basso che lo contraddistingue. Anzi, i suoi primi commenti dopo gara-2 sono tutti per i suoi compagni. “Credo che la forza di Steph stasera sia stata la sua aggressività, riflessa nei 14 tiri liberi tentati [e realizzati, ndr]. Ha controllato la partita, ha gestito lui il ritmo della gara”. Lodi anche per Klay Thompson: “Sappiamo che il suo apporto non dipende soltanto dal tiro, che stasera è entrato e in gara-1 meno: Klay è un giocatore completo, la sua difesa è stata fantastica, stasera ha preso anche 7 rimbalzi — e devo essere sincero, credo di non averlo mai visto avere una statistica del genere [ride]”. Torna subito serio quando gli viene chiesto di fare un passo indietro provando a dimenticare di essere nel mezzo di una serie finale ancora tutta da giocare per riflettere sull’incredibile striscia degli Warriors, giunti alla 14^ vittoria senza sconfitte nei playoff e alla 29^ delle ultime 30 gare disputate: “Non faccio nessun passo indietro”, la sua secca replica, che però poi accetta di spiegare così: “Ci preoccupiamo solo di questa serie, non di tutto il resto. Viviamo nel momento, giorno per giorno. Sappiamo di essere in grado di giocare duro su ogni possesso, ma sappiamo anche giocare in maniera intelligente in ogni singola azione? Questa è la nostra sfida”, conclude. Che dopo le prime due gare, però, sembra abbondantemente vinta. 

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