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10 giugno 2017

NBA Finals, una serata da record per Cleveland e per LeBron James

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Serviva una super prestazione per battere questi Golden State Warriors; i Cleveland Cavaliers in gara-4 sono riusciti in questa impresa a suon di record

Che potesse essere una partita da record in effetti ce lo aspettavamo un po’ tutti. Golden State sempre più lanciata verso la sedicesima vittoria consecutiva ai playoff; un percorso netto che avrebbe riscritto in maniera definitiva la storia della NBA, aggiornando una cavalcata che altri avrebbero potuto soltanto eguagliare. I Cleveland Cavaliers però questa notte sono scesi in campo con il coltello tra i denti e soprattutto il binocolo da cecchini ben montato, visto che dopo l’iniziale tripla di J.R. Smith che ha regalato il 3-0 ai suoi, i padroni di casa non si sono più voltati indietro, giocando quella che senza esagerazione può essere considerata una delle migliori prestazioni offensive ogni epoca mai messe a referto in una finale NBA. I 137 punti sono un già di per sé un unicum per una squadra spalle al muro costretta a vincere per non essere eliminata, ma rendono soltanto in parte l’idea di quello che l’attacco dei Cavs è riuscito a produrre soprattutto nei primi tre quarti di gioco: un clinic offensivo da urlo, che ha frantumato uno dopo l’altro ogni tipo di record fissato in precedenza. Dopo 12 minuti di gioco infatti erano già 49 i punti sul tabellone: mai nessuna squadra era riuscita a segnare così tanto in un solo quarto in una gara di finale, così come gli 86 punti segnati all’intervallo lungo. Per rendere l’idea di quanto maestosa sia stata come prestazione, basta immaginare che negli ultimi dieci anni ben 13 volte una squadra aveva ne aveva messi a referto di meno in una sfida nella serie finale per il titolo (tra cui gli stessi Cavs in gara-2 del 2016 e in gara-4 nel 2015). Merito di LeBron James, di Kyrie Irving e soprattutto della prestazione da record nel tiro dall’arco: le 13 triple a bersaglio in un tempo, così come le 24 totali non si erano mai viste in una finale (e ai playoff soltanto gli stessi Cavs hanno fatto meglio, segnandone 25 lo scorso anno contro Atlanta). Una esecuzione contro cui il pur prolifico attacco di Golden State ha dovuto alzare bandiera bianca. Il 16-0 sarà per un’altra volta.

LeBron James sempre più nella storia delle Finals

Anche perché è difficile pensare di avere la meglio sul campo di un giocatore che ormai fisiologicamente non sbaglia più neanche una partita, sempre e costantemente decisivo ed efficace. LeBron James infatti ha giocato l’ennesima gara senza senso in una trilogia che non vuole proprio chiudere da sconfitto, mettendo a referto 32 punti, 10 rimbalzi e 11 assist, la nona tripla doppia in carriera alle Finals – superato anche Magic Johnson e primatista in solitaria anche in questa speciale classifica. Il numero 23 dei Cavaliers è alla terza tripla doppia in carriera in una gara in cui la sua squadra era a rischio eliminazione; negli ultimi 20 anni nessun altro giocatore è riuscito a metterne a referto un’altra. Una notte da record quindi per King James, che grazie al primo canestro realizzato ha superato Micheal Jordan al terzo posto ogni epoca per punti totali realizzati in finale, secondo soltanto a Kareem Abdul Jabbar e Jerry West, distanti ancora abbastanza da motivarlo ancora di più a prolungare la serie. A Oakland in gara-5 servirà di certo un’altra prestazione da ricordare da parte sua e di Irving (unici assieme a West&Baylor a terminare ben quattro partite di finale con almeno 30 punti segnati a testa), uno che nei cosiddetti close-out game (le partite decisive in una serie) non sbaglia davvero un colpo: negli ultimi tre anni, nelle 11 partite in cui si è trovato a fronteggiare questa situazione, Irving ha messo a referto 28.6 punti con il 49.2% dal campo e il 43.8 nel tiro da tre punti. Alla Oracle Arena bisognerà ripartire da loro due e dal tiro da tre punti: come dimostrato già questa notte, la serie in fondo è tutt’altro che conclusa.

La tripla doppia da 32-10-11 messa a referto da LeBron James

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