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10 giugno 2017

NBA Finals, le "mancate" espulsioni in gara-4 a Green e Pachulia

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Ben 51 falli fischiati, sette tecnici e tanta tensione, ma soprattutto alcune chiamate molto discusse da parte degli arbitri, indecisi in un paio di situazioni molto importanti del match

Tanti gli episodi che faranno discutere in una gara-4 vinta con merito dai Cleveland Cavaliers, autori di una prestazione for the ages in quanto a rendimento offensivo che ha sbriciolato ogni tipo di record. Una partita disputata a un ritmo elevatissimo nel primo tempo e senpre oltre la normale soglia di intensità, in cui gli stessi arbitri hanno inseguito alle volte con affanno lo sviluppo del gioco. Alla fine sono stati costretti a spezzettare molto il flusso del match, ricorrendo più e più volte all’utilizzo dell’instant replay, ma nonostante questo sono spesso incorsi in errori di valutazioni difficili da spiegare. Il più clamoroso è di certo la “mancata” espulsione di Draymond Green dopo che contro di lui è stato comminato il secondo fallo tecnico, che in realtà dopo alcuni lunghi istanti di confusione si è scoperto essere soltanto il primo. Sì, un bel pasticcio, in cui è meglio mettere in ordine i fatti. Primo quarto, 1:44 da giocare: il numero 23 degli Warriors dopo una palla a due alzata a centrocampo sgomita in maniera evidente, scatenando le urla degli avversari e di tutta la Quicken Loans Arena. Gli arbitri fischiano un tecnico e dal replay è evidente che Green molli un colpo con il braccio contro Iman Shumpert (che tornerà più tardi in questa storia): tutti a quel punto pensano senza dubbio che il fischio sia stato indirizzato proprio contro il numero 23. Una decisione talmente chiara da finire direttamente sul referto del match a fine primo tempo, come mostrato successivamente da più parti via Twitter e come sottolineato in telecronaca anche da Flavio Tranquillo e Davide Pessina su Sky Sport 2.

Il tweet di mamma Green

Storia morta e sepolta lì, almeno fino a metà terzo quarto quando, dopo un fallo su Kevin Love a suo avviso eccessivo, Green ricomincia a protestare in maniera ancor più evidente, beccandosi in risposta nuovamente un tecnico. Tutti sono convinti si tratti del secondo e anche la grafica televisiva ne indica l’espulsione, ma il prodotto di Michigan State continua a indugiare sul parquet, mentre il pubblico di casa continua a urlargli contro di tutto. A quel punto, dopo altri istanti di incomprensione, è LeBron James assieme a Tyronn Lue a chiedere spiegazioni agli arbitri, che salomonicamente fanno presente come nel primo quarto in realtà il fallo tecnico fosse stato comminato a Steve Kerr per le proteste dalla panchina e non a Green. Una decisione che scatena ancora di più la rabbia del pubblico di Cleveland, che costringe anche la sicurezza a prevedere dei cordoni extra di sicurezza nei pressi della panchina degli Warriors, visto che la tensione è ormai salita ben oltre il livello di guardia. Un’arena impazzita che inveisce contro Golden State, contro Green e soprattutto contro gli arbitri, accusati di essere stati pagati dalla squadra ospite. Una provocazione raccolta anche dalla mamma di Green, che commenta ironica via Twitter:

Il colpo sferrato da Pachulia a Shumpert

Come se non bastasse poi, poco più tardi la terna inciampa in un altro episodio molto contestato: dopo una feroce lotta a rimbalzo d’attacco, Zaza Pachulia si ritrova sdraiato a terra sul parquet avvinghiato al pallone e con uno indemoniato Iman Shumpert addosso che prova a strapparglielo.Tutto lecito, tanto che gli arbitri fischiano per una palla a due da alzare in area dei Cavaliers. Subito dopo la chiamata però, il lungo georgiano colpisce per ben due volte nelle parti basse il giocatore dei Cavs, che a quel punto reclama l’attenzione dei fischietti, i quali come ormai solito in un match durato quasi tre ore, vanno al tavolo a rivedere quanto accaduto. Dal replay sembra evidente il colpo di Pachulia (e sarebbe un gesto da espulsione e anche eventuale squalifica), ma gli arbitri sono di un altro avviso: doppio tecnico per entrambi, combinando l'ennesimo pasticcio di una serata storta. Alla fine queste decisioni hanno fortunatamente avuto un peso relativo su un match molto nervoso, chiuso con sette giocatori contro cui è stato fischiato un tecnico (anche l’inappropriato Dahntay Jones è riuscito a vedersene fischiare uno contro) e ben 51 falli totali: una tonnara che non ha di certo tolto lustro e splendore a una gara che resterà nella storia delle Finals NBA.

Il colpo proibito di Zaza Pachulia contro Iman Shumpert

La versione degli arbitri a fine partita

A fine gara poi la NBA ha reso note le dichiarazioni da parte della terna arbitrale riguardo a quanto accaduto nel caso della mancata espulsione di Draymond Green. Mike Callahan, uno degli arbitri coinvolti, rispondendo a una domanda in cui si chiedavano i dettagli dell'accaduto, ha raccontato: “Quando nel terzo quarto abbiamo fischiato un fallo tecnico contro Green, lo abbiamo fatto presente al tavolo che di tutta risposta ci ha segnalato che fosse il secondo commesso dal numero 23 e che gli sarebbe costato l’espulsione. A quel punto abbiamo fatto presente che in realtà quello era soltanto il primo che aveva commesso. Ci siamo resi conto soltanto in quel momento che c’era stato un errore di assegnazione nel primo quarto: al posto di dare il fallo tecnico a Steve Kerr, era stato indebitamente assegnato a Green”. L’errore di comunicazione quindi c’era stato nel primo tempo, come racconta John Goble, l’altro arbitro coinvolto nelle due chiamate: “Appena abbiamo fischiato il fallo a Green, mi sono reso conto della reazione eccessiva di Kerr e ho deciso di assegnargli un tecnico. In quel momento ho pensato di averlo detto anche al tavolo che fosse per lui, ma poi anziché verificare di persona, mi sono soffermato a guardare sugli schermi il replay per verificare la bontà della mia segnalazione, mentre avrei certamente dovuto fare maggiore attenzione di quello che veniva messo a referto al tavolo”. “Non abbiamo ascoltato neanche l’annuncio fatto poco dallo speaker di Cleveland. Mi assumo la totale responsabilità di quanto successo”, chiosa Mike Callahan, sperando così di chiarire un malinteso che farà discutere molto a lungo.

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