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11 giugno 2017

NBA Finals, le 10 giocate più incredibili di Kyrie Irving (finora)

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Nel corso delle Finals la point guard ha realizzato un canestro più bello dell'altro, alzando sempre di più l'asticella della difficoltà. Riviviamo e analizziamo i più belli che hanno aiutato i Cleveland Cavaliers a forzare gara-5

Se oggi ci troviamo ancora a poche ore di distanza da una gara-5, è perché Kyrie Irving in gara-4 ha realizzato una prestazione di assoluta eccellenza, chiudendo con 40 punti e realizzando 16 canestri uno più difficile dell’altro. Non ce ne vogliano gli altri sette All-Star in campo, ma non c’è nessuno in questa serie – e volendo nella NBA in generale – che possa mettere in piedi uno spettacolo offensivo del livello di Kyrie Irving quando è “on fire”. Non ne facciamo nemmeno una questione di efficienza o di impatto generale sulla partita, perché altri giocatori si fanno preferire sotto questi aspetti anche nella sua stessa squadra. Ma quando Irving si accende e dà fondo al suo bagaglio di trucchi, palleggi incrociati, virate e sottomani impossibili, è il giocatore più divertente che si possa vedere su un parquet di pallacanestro odierna. Irving è in grado di provocare una gioia primordiale, assoluta, che ti fa dire “Ok, ho fatto bene a rimanere in piedi anche stanotte perché in differita non avrebbe avuto lo stesso effetto”: qui abbiamo cercato di raccogliere le sue 10 giocate più incredibili per rivivere la sua serie finora, dalle due partite difficili di Oakland fino al crescendo delle sue evoluzioni nelle gare di Cleveland.

1) Attaccando Pachulia ad ogni occasione

I Cleveland Cavaliers hanno un sistema offensivo molto particolare, che si adatta come un guanto alle caratteristiche di LeBron James e di Kyrie Irving in isolamento. Uno dei suoi principi è quello di forzare i blocchi in modo da lasciare che le due stelle possano “scegliersi” un accoppiamento favorevole e attaccarlo il più possibile: tra i cinque titolari dei Golden State Warriors, è inevitabile che Zaza Pachulia abbia un mirino addosso ogni volta che è in campo, con le due superstar dei Cavs che cercando di “prenderlo in mezzo” il più possibile. Qui Kyrie attacca nel primo quarto di gara-1 per mettere subito in chiaro uno dei temi tattici della serie, andando a chiudere con la fidata mano mancina la prima di tantissime penetrazioni al ferro di questa serie (11.5 a partita da cui ricava 11.8 punti di media, primatista nelle Finals davanti ai 9 punti di LeBron James).

2) Gioco da 4 punti in controtempo

Con ogni probabilità la giocata più incredibile di tutte le Finals finora: dopo il primo svantaggio in doppia cifra nella partita e della serie, Irving si inventa un gioco da quattro punti cadendo per terra che va diviso almeno in due parti. Dalla prima c’è sicuramente una componente di fortuna, perché una preghiera di questo tipo deve sempre essere accolta dagli Déi del Basket; dall’altra questo canestro è un mix di malizia (perché è lui a cercare il contatto su Klay Thompson in uscita dal blocco), controllo del corpo (ritrovando equilibrio dopo aver assorbito il contatto da sinistra, per di più mentre l’inerzia del movimento lo porterebbe a destra) e sensibilità di mani (perché sarebbe già un mezzo miracolo arrivare al ferro in quelle condizioni, figuriamoci segnare).

3) Un bel modo di andare all’intervallo

Una delle caratteristiche che rendono Irving un giocatore speciale è la capacità di riconoscere il momento: dopo aver perso gara-1 ed essere andati sotto anche in doppia cifra in gara-2, Irving si scrolla di dosso un brutto primo tempo segnando un canestro difficilissimo allo scadere, scegliendo il momento esatto in cui scattare per ricevere l’assist di LeBron James (si nota la familiarità che i due hanno sviluppato nell’ultimo triennio?), superando poi di slancio l’opposizione di Klay Thompson e alzando un “teardrop” dolcissimo sopra le braccia protese di un difensore in aiuto d’élite come Kevin Durant. Tutto alla velocità della luce, tutto per mandare i suoi all’intervallo sul -3, con una sensibilità di mani assoluta.

4) Fuga da Klay Island

Le due partite di Oakland, però, sono state difficili per Irving: nonostante i punti fossero stati 24 in gara-1 e 19 in gara-2, è nelle percentuali complessive (18/45, 40% secco) che si può notare l’eccellente lavoro fatto da Klay Thompson in marcatura individuale su di lui. Per questo questi due canestri segnati in faccia a Ian Clark rappresentano una sorta di liberazione per Kyrie, che finalmente non si trova più davanti il fantasma col numero 11 e può scatenare tutto il suo arsenale di finte, palleggi incrociati e piroette per lasciarsi dietro il malcapitato Clark e mettere punti a tabellone, ritrovando ritmo e fiducia in vista delle due gare di Cleveland.

5) La rivincita contro Thompson

È sempre difficile posizionare un giocatore in attività all’interno di una classifica all-time, ma con le sue evoluzioni Irving (nonostante la giovane età) è già da considerarsi uno dei più incredibili attaccanti di uno contro uno della storia del gioco. La sua capacità di improvvisazione non ha eguali: qui riesce a trasformare una palla vagante che si ritrova per caso tra i piedi in due punti di una bellezza stordente, superando la difesa – ancora una volta eccellente – di Klay Thompson per appoggiare al vetro dopo una virata. È una sorta di rivincita nei confronti del difensore che più lo ha fatto soffrire finora, ma nel corso della serie Irving ha superato più volte in abilità il diretto avversario utilizzando la maggiore rapidità di piedi per prendere un piccolissimo vantaggio e mantenerlo fino alla fine. Nel secondo canestro della clip si prende un quarto di campo solo per lui e, acquisendo velocità dal palleggio con il primo passo, sfrutta il recupero di Thompson per appoggiarsi con il corpo, subire il contatto e allo stesso tempo trovare il giusto equilibrio per usare l’amico tabellone e chiudere il 2+1, mentre l’inerzia del movimento lo porterebbe fuori dalla linea di fondo. Kyrie Irving conosce tutti gli angoli del gioco della pallacanestro e ha una capacità unica di sfruttarli tutti a suo vantaggio – che sia per un blocco, una linea di penetrazione o un pallone da appoggiare al vetro con lo spin.

6) Di nuovo all’intervallo con stile

In questa occasione Irving combina la necessità di segnare un canestro in poco tempo (ha solo 6.2 secondi per farsi tutto il campo, ed è lui a eseguire la rimessa) agli “style points” di un canestro in solitaria contro tre avversari. Il primo, Shaun Livingston, viene superato con una virata eseguita alla velocità della luce; il secondo, l’onnipresente Thompson, con un passo d’incrocio (sì, viziato dai passi) per creare separazione; il terzo e ultimo, James Michael McAdoo, non ha alcuna possibilità di arrivare a stoppare una parabola altissima appoggiata al tabellone con uno spin difficilissimo. Un canestro per pochissimi giocatori nella storia del gioco.

7) Superando anche Draymond Green

Quello che rende ancora più incredibili le giocate di Irving è anche la qualità dei difensori affrontati in questa serie: qui supera Thompson andando dietro la schiena sfruttando il blocco, spezza il raddoppio di JaVale McGee – a cui è stato riservato un trattamento “Pachulia 2.0” ogni volta che è entrato in campo – e, una volta che si vede arrivare addosso un candidato difensore dell’anno come Draymond Green, si butta all’indietro come avrebbe fatto il suo mentore-idolo Kobe Bryant per creare separazione e appoggiare il jumper al fidato vetro. Coefficiente di difficoltà altissimo, ma che in qualche modo appare facile una volta eseguito da lui.

8) Il pittorico terzo quarto di gara-3

Il terzo quarto da 18 punti e 8/11 al tiro di gara-3, nonostante la sconfitta finale, è un piccolo capolavoro nel capolavoro che sono state le due prestazioni offensive di Irving tra le mura amiche della Quicken Loans Arena. Con i suoi canestri impossibili Kyrie era riuscito a trasformare uno svantaggio di 6 punti all’intervallo in un vantaggio di 5 prima dell’ultimo quarto: in questa occasione prima sfrutta le spaziature dell’attacco dei Cavs per arrivare indisturbato in area a ricevere l’assist di Richard Jefferson, trovando in maniera misteriosa l’equilibrio per concludere nonostante l’opposizione di Livingston; nel possesso successivo, dopo aver raccolto l’errore di Durant (nota a margine: il suo lavoro a rimbalzo in questa serie è stato molto sottovalutato), si lancia con sprezzo del pericolo in un uno contro quattro a rotta di collo, trovando l’equilibrio per chiudere con la mano mancina. Da notare anche il lavoro di piedi con cui prima supera Curry e poi accelera il secondo passo del terzo tempo per togliere il tempo della stoppata ad Andre Iguodala, anticipandone l’intervento. Davanti a canestri del genere, verrebbe da chiedersi solo una cosa: di sicuro c’è tantissimo lavoro nel gioco di Irving, ma come è possibile allenare certe situazioni, per di più al massimo della velocità?

9) Il migliore nel miglior primo tempo delle Finals

Nello storico primo tempo da 86 punti dei Cleveland Cavaliers, Kyrie Irving si è segnalato chiudendo come miglior marcatore a quota 28. Nell’occasione, si è tolto anche lo sfizio di umiliare Kevin Durant, che fino a quel momento aveva dominato la serie anche nella sua metà campo. Prima sfrutta un’indecisione tra KD e David West per penetrare verso il ferro, ma non appena nota la mancanza di equilibrio di Durant si ferma sulla proverbiale monetina per farlo saltare con una finta e mandare a segno il tiro costruito con cura certosina. Subito dopo un errore di Green al tiro, sfrutta la confusione creata dalla penetrazione di James per depistare Livingston, raccogliere il consegnato di Thompson, contare i passi per ritrovare ritmo e mandare a segno la tripla del nuovo +18. Non contento, qualche minuto dopo usa il blocco di LeBron per lasciarsi dietro Thompson e attaccare Durant, che è un grande difensore ma per dimensioni non può avere (ma chi può averla?) la rapidità laterale di Irving, che lo punisce segnando il difficilissimo floater di mano mancina ancora per il +18.

10) Anche andando a sinistra

Nel corso delle due partite di Cleveland, i rapporti di forza con Klay Thompson si sono invertiti: ora è Irving a dettare legge, trovando modi sempre nuovi e sempre più fantasiosi per liberarsi del marcatore e andare a segno, anche quando viene spinto a sinistra (la soluzione consigliata da tutti gli scouting report su di lui). Qui, dopo aver visto chiudersi l’angolo di penetrazione a destra, torna sulla mano mancina creando la separazione giusta per appoggiare al ferro il floater, mostrando un tocco concesso a pochissimi eletti del gioco con la mano teoricamente “debole”. Soprattutto, è la reazione scoraggiata di Thompson (che si avvia verso la panchina immediatamente dopo il canestro subito) a dipingere bene che mal di testa sia cercare di fermare un attaccante di uno contro uno del livello di Irving.

Bonus) Come dice Davide Pessina: “Ciaoooooo”

A mandare i titoli di coda di gara-4 è la tripla numero 23 dei Cleveland Cavaliers, pensata da Irving non appena vede Patrick McCaw in marcatura su di lui e realizzata quasi più con il passo sinistro (con cui supera il difensore ed “entra” nel movimento di tiro) che con la conclusione, che a quel punto è quasi facile per uno con le sue mani. Con questo tiro Irving sale a quota 40 in gara-4 (miglior prestazione offensiva di tutte le Finals), portando il conto a 78 nelle due partite di Cleveland con 31/56 dal campo, percentuali quasi irreali considerata la difficoltà delle conclusioni che si è preso – in questa classifica ne sono rimaste fuori almeno altre 10 altrettanto spettacolari – e il palcoscenico sul quale si sta esibendo. Ma i grandi giocatori si fanno notare quando i riflettori illuminano di più, e se Cleveland tornerà a Oakland per gara-5, molto ha a che fare con le incredibili prestazioni di un giocatore che ha tanti difetti, ma i cui pregi brillano in maniera sfolgorante.

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