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24 giugno 2017

NBA: Jordan Bell, il nuovo Draymond Green dei Golden State Warriors

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Bel

La festa coi parenti, i dollari usati come coriandoli e la telefonata di Draymond Green: Jordan Bell ricorderà a lungo il Draft della scorsa notte, quello che lo ha portato a sorpresa a giocare per i Golden State Warriors

Anche quando sembrano avere le mani legate, i Golden State Warriors riescono a piazzare il colpo a sorpresa che spesso e volentieri (soprattutto negli ultimi anni) si rivela la scelta giusta. E così la franchigia di Oakland anche nel Draft di ieri notte, in cui all’apparenza non sembrava avere velleità né interessi particolari, è riuscita a portare a casa un potenziale steal alla chiamata numero 38, acquisendo dai Chicago Bulls Jordan Bell di Oregon, il rinforzo perfetto per una squadra che necessita soltanto di qualche ritocco per confermarsi al vertice. Al costo di tre milioni e mezzo di dollari (la cifra massima che una squadra NBA può investire in un’intera stagione sul mercato), gli Warriors si sono accaparrati un lungo duttile, decisivo soprattutto nella sua metà campo e in grado di cambiare su ogni blocco, come dimostrano i soli 89 punti di defensive rating concessi agli avversari nei minuti trascorsi sul parquet in questa stagione. Votato difensore dell’anno della Pac-12, è scivolato così in basso al Draft perché ritenuto da molti troppo piccolo per il suo ruolo e allo stesso tempo ancora non dotato di un tiro abbastanza affidabile dalla distanza. Sì, proprio come Draymond Green, che non ha tardato a dare il suo benvenuto al nuovo arrivato in casa Golden State. La sua è stata la più particolare tra le decine di telefonate che hanno intasato il cellulare del numero 2 degli Warriors, che ha dovuto aspettare più del previsto prima che Adam Silver pronunciasse il suo nome.

Golden State, una destinazione inattesa

Jordan Bell non era presente al Barclays Center, ma ha preferito seguire la diretta a casa di un amico in attesa di un’eventuale chiamata. Nelle ultime settimane infatti era rimasto davvero poco tempo a Long Beach, la sua città d’origine nel sud della California, sempre in giro tra un workout e l’altro a caccia di una squadra che pensasse a lui sul finire del primo giro, quando a scegliere sono spesso le squadre di vertice. Le immagini del momento della sua scelta raccontano molto bene quegli istanti (qui il video): dopo le prime 30 chiamate infatti, il nome di Bell non era ancora stato pronunciato e nella cricca dei suoi amici e parenti iniziava a serpeggiare un po’ di delusione. Il prodotto di Oregon a quel punto è uscito un attimo di casa, restando a lungo a telefono con il suo procuratore che lo ha informato della doppia splendida notizia: non solo sarebbe arrivato a breve il suo momento, ma i Chicago Bulls che da lì a pochi istanti lo avrebbero scelto, avevano già deciso di scambiarlo con gli Warriors. Una soddisfazione enorme, da tenere per sé per qualche istante per non rovinare la sorpresa agli altri: “Quando sono ritornato davanti la tv, ho fatto finta di essere arrabbiato sul serio – racconta il diretto interessato -; di non far trasparire il fatto che in realtà ero entusiasta per quanto avevo appena scoperto”. Alla numero 38, finalmente, la tensione può dunque sciogliersi in un urlo liberatorio: “Quando mi hanno selezionato, tutti hanno iniziato a festeggiare perché avevano pronunciato il mio nome. Io invece lo facevo pensando al fatto che sarei finito agli Warriors”. In mezzo a un lancio di dollari come se fossero coriandoli, è stato poi lo stesso Bell a informare amici e parenti del fatto che non avrebbe dovuto trasferirsi in Illinois, ma sarebbe rimasto a soli 600 chilometri di distanza: “Portaci a casa degli anelli”, è stata la richiesta avanzata da buona parte delle persone accorse.

La telefonata di Draymond Green

 “Ci sono stati dei lunghi periodi in passato in cui un giocatore avrebbe urlato per tutt’altro motivo e di certo non per la gioia appena fosse venuto a sapere di essere passato dai Bulls agli Warriors – ha commentato in maniera ironica Bob Myers, il GM di Golden State, durante la presentazione -. “Siamo davvero felici che tu sia entusiasta”. Bell infatti è stato già accolto nel migliore dei modi, soprattutto da quello che lo stesso Myers definisce la mamma del nostro spogliatoio: Draymond Green. “Appena è finito il Draft mi sono messo in macchina e il mio telefono ha iniziato a squillare – racconta il GM -; era Draymond che ha iniziato a dirmi: ‘Qual è il problema? Devo venire a sapere di queste cose soltanto leggendole su internet? Perché non mi hai detto nulla? Voglio il numero di telefono del ragazzo!’. A quel punto ho accostato un attimo con la macchina e gli ho girato i contatti di Bell”. Il racconto poi prosegue grazie alle parole del diretto interessato: “Tra le centinaia di messaggi e telefonate che ho ricevuto in quei momenti, me ne è arrivata una via Facetime da un numero che non avevo in rubrica. Per quel motivo inizialmente ho deciso di non rispondere, inoltrando poi un messaggio con scritto ‘Chi sei?’. Non ricevendo risposta ho deciso di telefonare in breve ho sentito la voce di Green dall’altra parte: “Sì, sono Draymond. Contattami via Facetime, voglio guardarti in faccia mentre ti parlo’. A quel punto l’ho subito ricontatto e lui si è complimentato con me. È stato molto gentile: ‘Goditi la serata – mi ha detto -, è un momento unico della tua vita. Ma da domani bisognerà mettersi a lavoro; dobbiamo vincere molti altri titoli’. Ha voluto mettere subito le cose in chiaro”. Un sogno diventato realtà per un ragazzo che da sempre si ispira al numero 23 degli Warriors, come raccontato anche sul podio durante la presentazione: “Una volta ho sentito durante una telecronaca Mark Jackson spiegare quanto fosse importante il floater nel gioco di Green. Se hai quel tipo di giocata sul pick&roll infatti, all’occorrenza puoi trasformarlo in un assist al ferro per l’altro lungo, costringendo la difesa a starti incollata, così da liberare uomini e spazio sul perimetro”. Un giocatore che ha tutti gli effetti ragiona da Warriors e che ha già preso possesso del suo posto in spogliatoio, dove siederà alla destra di Draymond Green. Una notazione che non vuole essere una citazione profetica o blasfema in alcun modo, ma che sottolinea come nulla sia lasciato al caso dai campioni NBA in carica.

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