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24 giugno 2017

Jimmy Butler, addio dolce-amaro: “Chicago ti amo, ma i dirigenti…”

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Jimmy Butler assieme al suo ormai ex compagno di squadra Jimmy Butler (foto Getty)

La trade che ha portato il numero 21 dei Bulls ai Timberwolves ha colto tutti di sorpresa; anche lo stesso Butler, che commenta risentito: “Ho imparato che essere il volto della franchigia non vuol dire proprio niente”

“La settimana più assurda che io abbia mai affrontato”. Non usa giri di parole Jimmy Butler per descrivere i sette giorni appena trascorsi, in cui è stato coinvolto in tantissime voci di scambi che poi si sono concretizzati nella notte del Draft. Ora Butler è un giocatore dei Minnesota Timberwolves – che per lui hanno sacrificato Zach LaVine, Kris Dunn e la scelta numero 7 diventata Lauri Markkanen, peraltro ricevendo da Chicago la scelta numero 16 diventata Justin Patton –, ma il tre volte All-Star non dimentica i sei anni passati in Illinois. E le sensazioni sono contrastanti: da una parte c’è il grande amore e la riconoscenza nei confronti di una città “che mi ha accolto come se fossi uno di loro”, come scritto in un lungo post su Instagram; dall’altra un bel po’ di rammarico per come è andata a finire, specialmente per i dirigenti della squadra che lo hanno scambiato nonostante venisse considerato il giocatore più importante della squadra. “Ho imparato che essere il volto della franchigia non vuol dire proprio niente. Non mi è piaciuto il modo in cui sono state gestite certe cose, ma non sono arrabbiato” ha detto Butler in un’intervista telefonica da Parigi, dove si trova in vacanza, con il Chicago Sun-Times. “Deduco che essere la faccia della franchigia non sia così bello come immaginavo, ma va bene lo stesso. Abbiamo visto tutti a cosa mi ha portato. Perciò, grazie ma non voglio più essere chiamato così. Ho dato tutto quello che avevo alla città e alla squadra. Loro cosa possono dire? Che non ero forte abbastanza come giocatore? Non so come altro si può definire”.

Il post su Instagram: “Chicago, sei stata la mia vita”

Jimmy Butler, in compenso, non ha altro che parole di amore per la città e per i proprietari della franchigia, pur senza citare i compagni e la dirigenza nel suo messaggio di addio su Instagram che vi riproponiamo in integrale: “Chicago, cosa posso dire?! Faccio davvero fatica a trovare le parole perché sei stata molto più che la mia casa negli ultimi 6 anni, sei stata la mia vita! Mi hai accolto come un figlio e mi hai spinto a migliorare giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Onestamente posso dire di essere sempre stato incredibilmente motivato ad avere successo: sono costruito in questo modo. Ma so che se sono diventato la persona che sono ora, e il giocatore che sono diventato, è grazie a te. Mi hai sempre spinto a non dare mai niente di meno che il mio meglio ogni sera. Questo è ciò che ti aspettavi. Questo è ciò che ti meritavi. E spero che tu sappia che ho dedicato la mia vita a questo ogni volta che sono entrato sul campo d’allenamento o sul parquet dello United Center. Grazie a tutta l’organizzazione dei Bulls, alla famiglia Reinsdorf per aver scommesso su di me nel 2011 e per avermi dato l’occasione di giocare lo sport che amo per una franchigia del genere. Non dimenticherò mai la sensazione che ho provato quando sono stato scelto e quando ho giocato i miei primi minuti. È un’esperienza che non avrei voluto provare con nessun’altra squadra e sono grato di averne avuto l’opportunità. Chicago, ti amo. Grazie per aver accolto un ragazzino da Tomball come fossi uno di voi. Ora vado in una nuova casa e in una nuova organizzazione. Per fortuna con delle facce conosciute! PS… E PROBABILMENTE LA COSA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTE! GRAZIE A TUTTI QUELLI DIETRO L’ORGANIZZAZIONE CHE NON RICEVONO I RICONOSCIMENTI CHE SI MERITANO! VOOI TUTTI SIETE I VERI ALL-STAR!! Jimmy G. Buckets (@staceyking21)”

Sempre il migliore della notte in casa Bulls...

Niente contratto da oltre 200 milioni con i Bulls

Con la cessione, Jimmy Butler ha anche perso la possibilità di firmare la Designated Veteran Player Exception che gli avrebbe permesso di incassare più di 200 milioni di dollari in cinque anni nel 2019. Un contratto che evidentemente la dirigenza dei Bulls non voleva dargli, esattamente come successo nel corso della stagione ai Sacramento Kings con DeMarcus Cousins, preferendo iniziare a ricostruire da subito. Chissà, forse è anche per questo che il trainer di Butler Travelle Gaines dopo la notizia dello scambio si è scagliato sui social contro la dirigenza – anche se Jimmy ha dichiarato al Chicago Tribune di non sentirsi responsabile per quello che ha detto. Dal canto loro, il GM della squadra Jim Paxson ha dichiarato di essere “totalmente in disaccordo” con le parole di Gaines, definite come “non professionali e che non avrebbe dovuto pronunciare. Abbiamo fatto quello che abbiamo ritenuto più giusto: siamo sempre stati onesti con Jimmy quando ci siamo seduti e abbiamo parlato con lui [non nascondendo che potesse essere scambiato]”. Interrogato a riguardo, Butler ha confermato al Tribune di non essere deluso o sorpreso perché sapeva che sarebbe successo qualcosa: “Hanno scelto la strada che hanno scelto, non ne sono arrabbiato. Non erano convinti che fossi forte abbastanza, ma è ok. Per me fa già parte del passato. Affronterò anche questo nello stesso modo in cui ho sempre fatto: lavorando per migliorare. E lo farò con la maglia dei Timberwolves”.

Gli stili differenti di Thibodeau e Hoiberg

A Minnesota Butler ritroverà l’allenatore che lo ha modellato e poi fatto diventare un All-Star, Tom Thibodeau. Ovviamente il nuovo numero 23 dei T’Wolves ha avuto solo parole al miele per il suo nuovo/ex coach: “Tutti sanno quello che penso di lui e quello che ha fatto per la mia carriera. Sarà grandioso: lui è uno di quelli che vuole solo vincere, conosco il suo stile di gioco, so cosa vorrà da me e so che vorrà la stessa cosa da chiunque altro in squadra, ovverosia lavorare. Saremo davvero forti, ci credo sul serio. Saremo – o almeno lo spero – la squadra più dura a scendere in campo ogni singola sera. Questa è una cosa su cui si può sempre fare affidamento, l’unica cosa che possiamo davvero controllare. Se riusciremo a farlo al massimo delle nostre capacità, vinceremo diverse partite”. Butler ha anche sottolineato di essere uno che “ama essere sfidato dai propri allenatori”, ovverosia quello che coach Fred Hoiberg a Chicago non è mai riuscito a fare con lui. Ciò nonostante, Butler non ha problemi con il suo ex allenatore: “La gente può pensare quello che vuole, ma Fred aveva lo stesso mio obiettivo: voleva vincere. È vero, avevamo modi di fare differenti, ma non ho niente di brutto da dire su Fred, assolutamente. Forse non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda su certe cose e un paio di situazioni potevano essere gestite in maniera diversa, ma come dissi al tempo e come ripeto ora, non rimpiango nulla. Non sono uno di quelli che si tiene tutto dentro: sono quello che sono, e so di non essere perfetto”.

Quella trade con Cleveland…

Per tutta la settimana Butler è anche stato in contatto con diversi giocatori (in particolare Kyrie Irving) e dirigenti dei Cleveland Cavaliers, che inizialmente volevano che spingesse per una trade verso i campioni della Eastern Conference. Voci confermate dallo stesso Butler: “La cosa assurda è che stavo parlando con dei ragazzi per Cleveland, poi c’erano tutti i rumors su Boston, Minnesota, Phoenix, e poi la sensazione che potessi rimanere a Chicago. C’erano così tante persone a dirmi cosa sarebbe potuto succedere che sono arrivato a un punto in cui ho smesso di prestarci attenzione”. Butler si era convinto così che sarebbe rimasto perché il prezzo richiesto dai Bulls sembra essere troppo alto per chiunque, ma poi – proprio dopo una giornata a Parigi passata con l’amico Dwyane Wade, il quale ha esercitato l’opzione da 24 milioni per rimanere ai Bulls e giocare con Butler… –  all’improvviso tutto è cambiato. Lo scambio con i Cavs è saltato dopo il caos creatosi a Cleveland con l’addio improvviso del GM David Griffin, che ha portato gli stessi membri dei Cavaliers a sconsigliare a Butler di spingere per uno scambio. Alla fine, tutto si è risolto con il colpo a sorpresa. L’accordo dei Bulls con Minnesota e il ritorno a due anni di distanza alla corte di coach Thibodeau: “Adesso lasciatemi essere un giocatore dei T’wolves. È l’unica cosa a cui sto pensando. Voglio diventare un vincente, fare tutto il possibile per la mia nuova squadra e raggiungere assieme a loro gli obiettivi che mi sono prefissato”.

Chicago, What can I say?! I truly struggle with the words because you've been so much more than just my home for the last 6 years, you've been my life! You've embraced me like a son and pushed me to get better every day, every season. I can honestly say that I have always been incredibly motivated to succeed; it's just the way I'm built. But I know I owe so much to the person I am now, and to the player that I've become, to you. You always pushed me to never give anything less than my absolute best night in, night out. That's what you expected. That's what you deserved. And, I hope you know that's what I dedicated my life to every time I walked into the facility or stepped on the floor of the United Center. Thank you to the entire Bulls organization and Reinsdorf Family for taking a chance on me in 2011 and for giving me the opportunity to play the sport I love for such a great franchise. I'll never forget the feeling I had when I was drafted and when I played my first minutes. It's an experience that I wouldn't have wanted with any other team and I'm so thankful to you for giving me that opportunity. Chicago, I love you. Thanks for embracing a kid from Tomball like one of your own. On to a new home and a new organization. Thankfully, with some familiar faces! PS... AND PROBABLY MOST IMPORTANT! THANK YOU TO EVERYBODY BEHIND THE ORGANIZATION THAT DO NOT GET THE SHINE THAT THEY DESERVE!! YALL ARE THE REAL ALL-STARS!! - Jimmy G. Buckets (@staceyking21 )

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