27 settembre 2017

Speciale NBA 2017-2018: Philadelphia 76ers, la squadra più intrigante della lega

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Simmons, Embiid, Fultz

Ben Simmons, Joel Embiid e Markelle Fultz, i giovani Big Three di Philadelphia (foto Getty)

Dopo annate di sconfitte programmate, i giovani Philadelphia 76ers si candidano al ruolo di mina vagante e squadra più divertente della Eastern Conference: fino a dove possono arrivare Simmons, Embiid e Fultz?

Negli ultimi quattro anni, i Philadelphia 76ers hanno perso la bellezza di 253 partite e ne hanno vinte la pochezza di 75. Ventotto di queste, però, sono arrivate nella scorsa stagione – la prima in cui Joel Embiid è finalmente sceso in campo dopo due anni saltati del tutto. La rinascita dei Sixers parte proprio dalla base di quanto visto nelle 31 partite disputate con il camerunense (chiuse con un record di 13-18), a maggior ragione dopo che la dirigenza nel corso dell’estate ha spinto con decisione sul pedale del Process facendo quello che nell’era dell’ex GM Sam Hinkie non era mai stato fatto. Il nuovo front-office guidato dai Colangelo (Jerry padre e soprattutto Bryan figlio) ha sacrificato degli asset preziosi (la scelta numero 3 al Draft 2017 e quella dei Lakers/Kings del 2018) per salire di due posizioni e selezionare il talentuosissimo Markelle Fultz; sono stati offerti accordi annuali a free agent veterani come J.J. Redick e Amir Johnson per aumentare l’esperienza del roster; è stata perfino inaugurata una nuova practice facility (riempita clandestinamente di messaggi pro-Hinkie) per far capire che la proprietà intende investire su questa franchigia. In generale, si respira un’aria di fiducia del tutto nuova attorno alla squadra, che con tre talenti del calibro di Embiid, Fultz e la prima scelta dello scorso anno Ben Simmons si propongono come la faccia nuova, giovane e divertente dell’altrimenti non entusiasmante Eastern Conference – tanto che le quote di Las Vegas li posizionano addirittura al di sopra di un record del 50%, forse proprio per sfruttare l’enorme hype che si è venuto a creare durante l’estate.

RECORD 2016-17: 28-54 (4° Atlantic Division, 14° Eastern Conference)

PLAYOFF: no

OVER/UNDER 2017-18: 42.5 (15°)

Roster

MARKELLE FULTZ | T.J. McConnell, Jerryd Bayless
J.J. REDICK | Nik Stauskas, Timothe Luwawu-Cabarrot, Furkan Korkmaz
ROBERT COVINGTON | Justin Anderson
BEN SIMMONS | Dario Saric, Amir Johnson
JOEL EMBIID | Richaun Holmes, Jahlil Okafor

Allenatore: Brett Brown

GM: Bryan Colangelo

Tre domande per capire la stagione dei 76ers

Un record al 50% è realmente fattibile per questi giovani Sixers?

La storia della NBA ci insegna che quando i tuoi tre migliori giocatori hanno giocato solamente 31 partite (e neanche una insieme), è molto difficile avere un successo immediato nella lega – perciò non è plausibile che superino le 41 vittorie in questa annata. Lo scenario ideale per questi Sixers è fare una stagione come quella degli Oklahoma City Thunder nel 2008-09, in cui pur davanti a un record perdente (23-59) si potevano intravedere le stigmate di una futura contender con i lampi di talento delle loro giovani stelle Russell Westbrook e Kevin Durant, raggiunte poi da James Harden nel 2009-10 (in cui il record decollò fino a 50-32).

Che contributo possono dare J.J. Redick e Amir Johnson?

I due veterani rappresentano la vera differenza rispetto al passato, perché la gioventù non è mai realmente mancata nel roster dei Sixers, ma – oltre al talento – si è sempre sentita una certa mancanza di veteran leadership per insegnare alle scelte provenienti dal college cosa significa vivere, competere e prepararsi a una stagione lunghissima come quella della NBA. Hinkie per scelta non ha voluto investire il prezioso spazio salariale su giocatori di questo tipo, preferendo tenerlo da parte per assorbire contratti indesiderati da altre squadre per raccogliere ulteriori asset: una strategia che ha permesso all’attuale dirigenza di arrivare a Fultz, ma con il quale ha deciso di dare un taglio deciso. La fase 2.0 del Process è ufficialmente cominciata.

Nel suo anno prima della free agency, quanto ci si può fidare della salute di Joel Embiid?

Questa è forse la variabile più importante non solo di questa stagione, ma dell’intera traiettoria della franchigia: con un Embiid veramente sano, il cielo è il limite per questi giovani Sixers; ma allo stesso modo, un Embiid che continua a non poter giocare i back-to-back (al momento la dirigenza ha scelto un approccio “ultra-conservativo”) e fa sudare freddo i suoi tifosi ogni volta che ricade male (e per il modo in cui gioca succede fin troppo spesso) è un grosso limite per le ambizioni della franchigia. A questi notevoli punti di domanda bisogna aggiungere che a fine anno il suo accordo andrà rinnovato in restricted free agency: per questo motivo la stagione del camerunense si prospetta come lo snodo più importante di tutta l’annata 2017-18 nella Città dell’Amore Fraterno.

Alla scoperta di Philadelphia, la città della Liberty Bell

Obiettivi

Raggiungere i playoff sarebbe un risultato incredibile per una squadra che non è andata neanche vicina ad essere presentabile nelle ultime quattro stagioni. Pensare che una squadra guidata da tre semi-rookie possa riuscirci è discretamente azzardato: fermarsi tra le 30 e le 35 vittorie mettendo in mostra lampi di ciò che potranno fare in futuro i tre giovani sarebbe un risultato più che accettabile anche in ottica free agency. Perché nessuno lo vuole dire, ma l’agente di Ben Simmons Rich Paul è pur sempre amico di infanzia di LeBron James…

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