06 ottobre 2017

Speciale NBA 2017-2018: Miami Heat, è tutto oro quel che luccica?

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Winslow, Dragic, Whiteside

Justise Winslow, Goran Dragic e Hassan Whiteside: tre giocatori chiave per la stagione degli Heat (foto Getty)

Il record a due facce dello scorso anno ha lasciato tante certezze quante incognite: dopo aver confermato molti protagonisti della cavalcata da 30-11 nella seconda metà di stagione, i Miami Heat hanno bisogno di risultati immediati per non finire nel guado della NBA

La passata stagione dei Miami Heat è stata a dir poco a due facce: arrivati al giro di boa della stagione con 11 vittorie e 30 sconfitte, nella seconda hanno confezionato un incredibile 30-11, infilandoci dentro anche una striscia di 13 vittorie consecutive che ha fatto voltare parecchie teste in giro per la lega. Nonostante la folle inversione a U nel rendimento a metà stagione, qualche sconfitta sanguinosissima nel periodo clou della regular season li ha portati a perdere l’ultimo posto disponibile per i playoff, rimanendo a guardare Indiana e Chicago perdere al primo turno contro Cleveland e Boston. La grande annata ha però portato Pat Riley, deus ex machina della franchigia della Florida, a fare un sacrificio economico enorme: fallito l’assalto a Gordon Hayward, gli Heat hanno rifirmato con contratti in doppia cifra i vari Dion Waiters, James Johnson e Josh Richardson, legandosi quindi a doppio filo al gruppo che lo scorso anno li ha portati a un passo dalla post-season. Di fatto le uniche aggiunte al roster sono stati Kelly Olynyk, proprietario di un quadriennale da 50 milioni di dollari, e la 14^ scelta assoluta dello scorso Draft, il lungo Bam Adebayo. Coach Erik Spoelstra si ritrova quindi un roster profondissimo che già conosce molto bene e con il quale può dare fondo alle sue alchimie tattiche, riproponendo il basket “senza posizioni” ed estremamente fisico che è riuscito ad avere successo nonostante gli infortuni di Richardson e soprattutto Justise Winslow. Le principali responsabilità realizzative saranno comunque sulle spalle di Goran Dragic e Hassan Whiteside, i due giocatori in odore di All-Star Game della squadra, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato la scorsa stagione è che questi Heat andranno lontano solo se manterranno la fame e la voglia di rivalsa vista da gennaio in poi.

RECORD 2016-17: 41-41
(3° Southeast Division, 9° Eastern Conference)

PLAYOFF: no

OVER/UNDER 2017-18: 43.5 (12°)

ROSTER

GORAN DRAGIC | Tyler Johnson, Josh Richardson
DION WAITERS | Wayne Ellington
RODNEY MCGRUDER | Justise Winslow
JAMES JOHNSON | Kelly Olynyk, Okaro White
HASSAN WHITESIDE | Udonis Haslem, Bam Adebayo, AJ Hammons

ALLENATORE: Erik Spoelstra 

GM: Pat Riley

Tre domande per raccontare la stagione dei Miami Heat

1) Quali sono i veri Heat, quelli della prima metà di stagione o la seconda?

Generalmente il principale indicatore predittivo nei confronti della stagione successiva non è il record con cui si ha finito l’annata, ma proprio il record complessivo. Gli Heat quindi vanno considerati come la squadra dal 50% con cui hanno chiuso l’anno e non come quella da primi posti a Est visti nella seconda metà, e non sarà semplice confermarsi dopo che l’estate ha portato ricchi contratti e soddisfazioni per quasi tutti i giocatori del roster. La squadra dello scorso anno faceva della mentalità da “noi contro il resto del mondo” e della voglia di rivalsa le basi sui cui ha fondato le sue fortune: questi Heat avranno la stessa fame?

2) Waiters e Johnson confermeranno il rendimento dell’anno scorso dopo aver firmato a lungo?

I principali giocatori che dovranno dare una risposta sotto questo aspetto sono appunto Waiters e Johnson. Rimbalzati per anni da una parte all’altra della NBA, lo scorso anno hanno trovato la congiuntura astrale perfetta per capitalizzare sull’indubbio talento che possiedono. Ma che tipo di motivazioni avranno dopo aver firmato il contratto della vita? E come si adatteranno a delle difese che ormai hanno cominciato a conoscerli e a preparare le partite contro di loro? Se dovessero fallire nel riconfermarsi, gli Heat rischiano di aver strapagato per un gruppo che non ha un futuro ad altissimo livello — un po’ come fatto dai Portland Trail Blazers nel 2016. 

3) Il ritorno di Justise Winslow come cambia il potenziale di questa squadra?

Gli Heat hanno cominciato a volare anche a seguito dell’uscita dal quintetto di Winslow, che con il suo 20% da tre punti comprometteva buona parte delle spaziature di squadra. Inserendo un tiratore anche solo mediocre come McGruder Miami ha svoltato, il che ha fatto sorgere dei dubbi sulla reale efficacia di un talento indiscutibile come Winslow. Una sua esplosione definiva potrebbe però portare la franchigia a un livello superiore rispetto a quello che le si prospetta ora: coach Spoelstra avrà l’obbligo di reintegrare nel gruppo dello scorso anno il giocatore di maggiore prospettiva dell’intero roster.

Obiettivi per la stagione

Arrivare ai playoff è il minimo che ci si possa aspettare, specialmente in una Eastern Conference che si è ulteriormente indebolita. Per diventare contender, però, servono tante conferme a partire da quelli che sono stati rifirmati nel corso dell’estate. Una volta in post-season, poi, con la loro fisicità e la loro profondità possono rivelarsi un cliente scomodo per chiunque.

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