13 ottobre 2017

Speciale NBA 2017-2018: Sacramento Kings, lavori in corso per il futuro

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NBA

Solo i Timberwolves mancano ai playoff da più tempo dei Kings, ma la stiscia negativa a Sacramento non è destinata a interrompersi. Ci sono però molti motivi per guardare con interesse alla stagione dei ragazzi allenati da coach Joerger, che ha tra le mani tanto talento giovane e tre veterani chiamati a svezzarlo

I Kings mancano ai playoff da 11 anni (la quarta striscia più lunga nella storia della NBA, tra quelle attuali solo Minnesota a quota 13 fa peggio) e il periodo non è assolutamente casuale: negli ultimi 11 anni Sacramento è stata sotto la media della lega sia per efficienza offensiva che difensiva, un dato che nel lasso di tempo in esame possono “vantare” (virgolette d’obbligo) solo loro. Nel mentre, alla guida della squadra si sono alternati otto allenatori diversi e se Dave Joerger si ripresenta al via confermato quasi interamente rinnovato è il roster della squadra (i giocatori confermati non vanno oltre il 32% dei minuti disputati l’anno scorso, e 7 dei 13 giocatori visti a Sacramento dopo la trade di DeMarcus Cousins sono oggi altrove). Visti i risultati, però, il cambiamento era obbligatorio e forse anche necessario, con le tante novità divise in due blocchi differenti: gli esordienti (4 scelte al Draft 2017 più Bogdan Bogdanovic) e i grandi veterani (George Hill, Vince Carter, Zach Randolph). Ovvia l’idea di sviluppare i primi sotto la supervisione dei secondi, nel tentativo – grazie a quest’ultimi – di poter già competere in maniera degna fin da quest’anno. Occorre metter mano alla difesa (tra le ultime dieci della lega in tutte le ultime sei stagioni) prima ancora che all’attacco, sicuramente un po’ macchinoso (il 20% dei loro tiro arrivano negli ultimi sei secondi dell’azione, solo tre squadre fanno “peggio”) ma che dopo l’All-Star Game aveva impressionato da tre punti (il 41.3% di squadra, miglior dato di lega, anche se penultimi per numero di tentativi). Se non si può ancora guardare con ottimismo al presente (quella striscia di 11 stagioni senza playoff è destinata ad allungarsi), c’è almeno più di un motivo per immaginare un futuro migliore.

RECORD 2016-17: 32-50 (3° Central Division; 12° Eastern Conference; 23° NBA)

PLAYOFF: no

OVER/UNDER 2017-18: 28.5 (27°)  

Roster

GEORGE HILL | De’Aaron Fox, Frank Mason III
BUDDY HIELD | Vince Carter, Garrett Temple, Malachi Richardson
BOGDAN BOGDANOVIC | Justin Jackson
ZACH RANDOLPH | Skal Labissiere, Harry Giles
WILLIE CAULEY-STEIN | Kosta Koufos, Georgios Papagiannis

ALLENATORE: Dave Joerger

GM: Vlade Divac

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Che ruolo possono giocare i veterani?

A George Hill – l’uomo in cabina di regia di questi nuovi Kings – prima ancora che ai veteranissimi Vince Carter e Zach Randolph, Sacramento chiede il compito di svezzare i “babies” e portare a casa qualche vittoria già in questa stagione, evitando a Sacramento la maglia nera tra le squadre a Ovest (nelle previsioni se la giocano con i Phoenix Suns). Hill può essere visto come il giocatore leader dei Kings 2017-18, nel prime della sua carriera (31 anni) e reduce da un’annata nello Utah più che positiva (quasi 17 di media con il 40% da tre punti). Né Carter (40 anni!) né tanto meno Randolph (36) vogliono essere considerati ex giocatori e sono pronti a dimostrarlo, anche se l’ex Grizzlies ha macchiato il via della sua stagione da mentore con la brutta storia del suo fermo da parte della polizia. Messo alle spalle l’incidente, la sua mano mancina e i grandi fondamentali saranno utili ai Kings, così come la versatilità e l’esperienza dell’uomo una volta conosciuto come “Air Canada”.

Quali debuttanti sono già pronti a contribuire?

La data esatta dell’inizio del processo di rebuilding completo in casa Kings coincide con la trade che ha portato DeMarcus Cousins lontano dalla California del nord (20 febbraio 2017). Da allora la coppia Divac-Joerger ha voltato pagina con decisione e complici le quattro scelte disponibili all’ultimo Draft, proiettarsi verso il futuro era uno dei primi obiettivi della franchigia. Tra i debuttanti, oltre al poker di ex collegiali, va aggiunto anche Bogdan Bogdanovic, che per età (25 anni) e soprattutto esperienza (la vittoria in Eurolega nel 2017, tre bronzi tra Mondiali, Olimpiadi ed Europei con la maglia della Serbia) è quello che i Kings vedono come più pronto a contribuire da subito. Le aspettative sono alte anche attorno al nome di De’Aaron Fox (ma avrà tempo di crescere all’ombra di George Hill, senza avere da subito la squadra in mano) e Justin Jackson (anche per lui previsto un ruolo in uscita dalla panchina, per facilitare la transizione alla NBA). Harry Giles non sarà in campo prima di gennaio, mentre Frank Mason III ha già dimostrato in prestagione di poter comunque portare punti ed energia nei (pochi) minuti di azione che gli saranno concessi. A loro si aggiungono Skal Labissiere e Buddy Hield (solo al secondo anno nella lega) e Willie Cauley-Stein (al terzo), altra dose di talento giovane che a Sacramento sperano si possa tradurre presto in vittorie. 

Come giocheranno i Kings?

Dopo aver chiuso la scorsa stagione sestultimi nella lega per pace factor, data un’occhiata anche al giovanissimo roster coach Joerger ha promesso immediatamente maggior velocità e ritmo. “Abbiamo giocatori che sanno spingere la palla e altri capaci di correre bene in ala, ma anche i nostri lunghi sono tra i più mobili e atletici di tutta la lega: la velocità sarà senz’altro una delle nostre caratteristiche”. Poi però c’è modo e modo di correre, e quando a farlo sono giocatori debuttanti o comunque giovanissimi il margine di errore aumenta a livelli pericolosi. “Non dobbiamo tirare troppo velocemente o ignorare le chance che abbiamo di dar palla dentro – mette in guardia Joerger - anche perché un tiro preso male o troppo frettolosamente in attacco spesso e volentieri ci lascia scoperti in difesa”. E i Kings – quartultimi per punti concessi in contropiede agli avversari anche l’anno scorso – non possono certo permetterselo. 

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Obiettivi

Non ci sono ambizioni immediate, non si punta ai playoff, non si vuole illudere un pubblico che già soffre da troppo tempo. Nel bellissimo Golden 1 Center, inaugurato solo lo scorso anno, i tifosi vogliono almeno divertirsi e il gioco ad alta velocità promesso dai giovani Kings potrebbe aiutare. Il vero obiettivo stagionale è la maturazione e lo sviluppo del giovanissimo nucleo, per capire in fretta su chi poter contare e fare affidamento per costruire un futuro che possa finalmente riportare Sacramento alla postseason. 

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