22 ottobre 2017

NBA, Giannis Antetokounmpo non finisce mai: career-high da 44 punti e vittoria Bucks

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Super prestazione e massimo in carriera per Giannis Antetokounmpo che trascina al successo i Milwaukee Bucks contro i Portland Trail Blazers. Aldridge decisivo nella vittoria degli Spurs contro Chicago. 29 punti e 7 assist per James Harden nel successo di Houston

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Milwaukee Bucks - Portland Trail Blazers 113-110

IL TABELLINO

Pensavate che Giannis Antetokounmpo avesse finito dopo due partite in fila sopra i 30 punti? In realtà, ha appena cominciato la sua campagna per l’MVP. È ancora “The Greek Freak” l’assoluto protagonista della notte NBA con il suo nuovo career-high da 44 punti, frutto di un incredibile 17/23 al tiro (peraltro tirando solo 1/4 da tre) a cui ha aggiunto 8 rimbalzi, 4 assist e soprattutto 2 recuperi e una stoppata, quest’ultime giocate difensive arrivate nell’ultimo minuto di partita in cui il greco ha deciso la sfida con Portland. I Blazers infatti avevano messo la testa avanti a 57 secondi dalla fine con due liberi di Damian Lillard, il migliore dei suoi insieme al gemello C.J. McCollum con 26 punti a testa. Nei due successi successivi però entrambe le stelle dei Blazers hanno dovuto fare i conti con le prolunghe di Antetokounmpo, che li ha scippati del pallone prima procurandosi due tiri liberi (fallendoli entrambi) e poi andando a schiacciare il decisivo sorpasso sul 111-110 a 11 secondi dalla fine (17 punti per lui nel quarto quarto, superando i 16 di Lillard). Quindi, non contento, sull’ultimo possesso difensivo è andato a stoppare Jusuf Nurkic sotto canestro, cancellando anche la doppia doppia da 17+11 del centro bosniaco. “Questa è per papà” ha scritto Giannis sul pallone della gara, in ricordo del padre scomparso appena prima dell’inizio della regular season. “Ne mancano ancora 79: questo è solo l’inizio”: il guanto di sfida nei confronti del resto della lega è lanciato.

Toronto Raptors – Philadelphia 76ers 128-94

IL TABELLINO

Di 32 sì, ma con 34 punti di differenza mai. È una vittoria da record quella dei Toronto Raptors arrivata contro i Philadelphia 76ers, che non avevano mai battuto con uno scarto così ampio. I Sixers sono stati staccati nel primo tempo e poi allontanati definitivamente nella seconda parte di gara nonostante l’assenza di Jonas Valanciunas: il lungo lituano infatti ha salutato il match a meno di due minuti dal termine del secondo quarto, dopo essere ricaduto male sulla caviglia. In casa 76ers, ancora a caccia del primo successo stagionale, la buona notizia è l’ennesima prestazione più che positiva di Ben Simmons, a due assist dalla tripla doppia con i suoi 18 punti e 11 rimbalzi. Senza Embiid tenuto a riposo in via precauzionale durante i back-to-back, nessuno è riuscito a dare un contributo di peso in supporto al rookie, in un match in cui a pesare sono i 30 punti di un chirurgico DeMar DeRozan e i 21 con 5/9 dall’arco di Serge Ibaka.

Miami Heat – Indiana Pacers 112-108

IL TABELLINO

“Se vinci anche di un punto soltanto, è l’unica cosa che conta dopo il fischio finale”, parola di Dion Waiters. Anche se lui stesso aggiunge: “Non avremmo dovuto complicarci così tanto la vita”. Già, perché contro i Pacers è arrivato il primo successo stagionale, mai in discussione secondo molti dopo che gli Heat erano volati sul +21 a cavallo dell’intervallo lungo. Quando Victor Oladipo però ha messo a segno la tripla del -3 a 26 secondi dal termine (28 punti per lui), replicata poi poco dopo dal canestro del -2 firmato Cory Joseph, il panorama sembrava decisamente cambiato. “Ci siamo svegliati tardi”, racconta coach Nate McMillan a fine match, consapevole del fatto che rimonte e sforzi del genere andrebbero capitalizzati al meglio. Alla sirena finale sono 23 i punti di Dragic, in una rotazione degli Heat ristretta a soli nove giocatori in cui tutti mettono a referto almeno sei punti, tirando con il 52% dal campo di squadra. Nonostante lo spavento quindi, è arrivata la prima vittoria stagionale: l’unica cosa che conta, parola di Waiters.

Houston Rockets - Dallas Mavericks 107-91

IL TABELLINO

Tra le squadre che hanno già giocato tre partite in questo inizio di stagione solamente una ha il record immacolato: gli Houston Rockets di James Harden. È ancora una volta il “Barba” il protagonista per i Rockets, che grazie ai suoi 29 punti con 7 assist hanno vinto agilmente il derby texano contro i Dallas Mavericks, toccando anche il massimo vantaggio sul +36 prima di chiudere sul 107-91. La notizia in casa Houston non è tanto la vittoria, quanto il modo in cui è arrivata: la difesa ha tenuto gli avversari sotto i 20 punti segnati nei primi tre quarti, prima di concederne 33 nell’ultimo a partita abbondantemente finita; a rimbalzo gli uomini di Mike D’Antoni hanno dominato per 54-41, segnando anche 20 punti in più in area rispetto agli avversari (50-30); i Mavs sono stati tenuti sotto il 37% al tiro, con Dirk Nowitzki da 1/8 in 18 minuti e solamente le guardie Jogi Ferrell e J.J. Barea a chiudere a quota 19, sempre considerando l’assenza di Dennis Smith Jr. per un ginocchio gonfio. La speranza è quella di averlo in campo per la sfida di lunedì contro i Golden State Warriors per evitare di iniziare la stagione con quattro sconfitte in fila.

Chicago Bulls - San Antonio Spurs 77-87

IL TABELLINO

I San Antonio Spurs hanno un enorme punto interrogativo che pende sulle loro teste, senza sapere quando potranno rivedere Kawhi Leonard sul parquet (e visto il modo in cui scendeva le scale in un video subito diventato virale, non c’è molto da stare allegri). Nel frattempo però a guidare i texani in campo ci pensa LaMarcus Aldridge, autore di 28 punti e 10 rimbalzi nel successo esterno in casa dei Chicago Bulls, incapaci di andare oltre i 16 di Robin Lopez e sempre tenuti a distanza di sicurezza dagli Spurs nel secondo tempo. San Antonio conduce senza affanno nonostante il modesto 1/12 con i piedi oltre l’arco raccolto di squadra, in una partita sporca in cui contava solo ed esclusivamente il risultato. “Ho cambiato la mia impostazione da questa estate, e non è stato di certo il nuovo contratto a fare la differenza. Ho capito che devo provare a essere più dominante e in questo inizio ci sto riuscendo”, racconta Aldridge negli spogliatoi. Almeno una buona notizia in casa nero-argento è arrivata.

New York Knicks – Detroit Pistons 107-111

IL TABELLINO

Mancano 3:41 al termine del primo tempo e Enes Kanter converte il tiro libero supplementare a completare una giocata da tre punti: il tabellone del Madison Square Garden recita 57-36 in favore dei New York Knicks, all’esordio casalingo in questa regular season. Tutto liscio verso il primo successo per i blu-arancio? Neanche per sogno, visto che i Pistons risalgono la china e vincono nel finale il match che fino a qualche tempo fa avrebbero dato per perso con largo anticipo. “Credo che sia chiaro a tutti ormai come questa sia una squadra con uno spirito e una voglia di lottare completamente diversa”, sottolinea coach Van Gundy a fine match. “Non credo che ci possano essere dubbi”. A pesare in favore di Detroit sono i 31 punti di Tobias Harris e i 21 con 12 rimbalzi di un rigenerato Andre Drummond. “I miei ragazzi sono così diversi rispetto a quanto fatto nei mesi scorsi, che quando l’arbitro ci ha concesso un tiro libero dopo il tecnico per un attimo ho pensato di farlo tirare a Drummond”. Una frase che racconta al meglio il ritrovato ottimismo dei Pistons, ben diverso rispetto all’aria pesante e alla complessa situazione in casa Knicks, in cui oltre ai 33 punti di Kristaps Porzingis e i 17 di Kanter, non sembra esserci molto altro di consistente all’orizzonte.

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