11 novembre 2017

NBA risultati della notte, Boston: 11 vittorie in fila anche senza Irving. Giannis sbanca San Antonio

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Boston allunga la striscia vincente a 11 partite nonostante perda Kyrie Irving per un colpo al volto dopo meno di due minuti. Vittoria esterna per Milwaukee a San Antonio nel giorno del debutto di Eric Bledsoe. Vincono lontano da casa anche Indiana a Chicago, Orlando a Phoenix, Miami sul campo di Utah e Brooklyn contro Portland

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Boston Celtics - Charlotte Hornets 90-87

IL TABELLINO

Ai tifosi dei Celtics non deve essere sembrato vero: dopo aver già perso Gordon Hayward dopo 5 minuti di stagione e dovendo fare a meno di un Al Horford alle prese con una commozione cerebrale, chissà cosa è passato nelle loro teste quando Kyrie Irving è rimasto a terra dopo neanche due minuti della partita casalinga contro gli Charlotte Hornets. Per via di una gomitata fortuita del compagno Aron Baynes, l’ex Cavs ha dovuto abbandonare la contesa e i Celtics hanno subito il colpo, chiudendo il primo quarto sotto di 15 punti (26-11) toccando anche il massimo svantaggio sul -18. Che le cose stessero per cambiare però si poteva intuire già dal secondo quarto: gli Hornets lo hanno comunque vinto per 31-30, ma i Celtics avevano trovato il modo di scardinare la difesa degli ospiti e nel secondo tempo sono passati all’incasso alzando il livello di intensità nella propria metà campo, fino a ribaltare completamente la sfida in un ultimo quarto da 26-11 in loro favore, rimontando uno svantaggio di 12 lunghezze grazie a un parziale di 16-3. Alla fine i migliori sono stati la point guard Shane Larkin e il rookie Jayson Tatum con 16 punti, seguiti dai 15 di un attivissimo Terry Rozier, i 14 di Marcus Morris e i 10 con 13 rimbalzi di Jaylen Brown — uno sforzo di squadra necessario per sopperire all’assenza delle tre stelle della squadra. Occasione sprecata invece per Charlotte, che chiude il suo ciclo di quattro trasferte con altrettante sconfitte (1-6 il loro record lontano da casa): non bastano i 20 punti con 11 assist di Kemba Walker, l’unico a segnare dal campo in un tremendo ultimo quarto da 4/20 di squadra.

San Antonio Spurs - Milwaukee Bucks 87-94

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Se il buongiorno si vede dal mattino, l’esperienza di Eric Bledsoe coi Milwaukee Bucks promette molto bene: neanche il tempo di fare un allenamento serio coi suoi nuovi compagni e subito l’ex Suns è riuscito a lasciare un segno sulla squadra, interrompendo una striscia di quattro sconfitte consecutive con 13 punti, 7 assist e 6/15 al tiro alla prima gara dopo tre settimane. Ovvio che il grosso del lavoro lo abbia fatto Giannis Antetokounmpo, decisivo con la sua doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi nel secondo successo in fila di Milwaukee a San Antonio. Gli Spurs, dal canto loro, hanno avuto il miglior Manu Ginobili della stagione a quota 18, ma non sono riusciti a coinvolgere abbastanza LaMarcus Aldridge in un quarto periodo in cui ha tentato solo due tiri dopo aver segnati 18 punti nei primi tre quarti. “Ci siamo dimenticati un po’ di lui” ha ammesso Ginobili, “avremmo dovuto utilizzarlo di più”. San Antonio vede interrompersi una striscia di tre successi consecutivi per colpa delle 18 palle perse provocata dall’incredibile lunghezza dei Bucks, bravi a chiudere i giochi dopo che i padroni di casa erano rientrati sul -2 a 2:26 dalla fine. 

Chicago Bulls - Indiana Pacers 87-105

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Tutto facile per gli Indiana Pacers, che interrompono una striscia di quattro sconfitte in fila andando a vincere di autorità sul campo dei Chicago Bulls. A guidare la squadra di coach McMillan è ancora una volta un Victor Oladipo scintillante con 25 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e 2 recuperi, ma è stata anche la difesa — aiutata dallo scarseggiante talento offensivo dei padroni di casa — a tenere gli avversari sotto il 40% al tiro. Tra gli uomini di Fred Hoiberg il migliore è stato ancora una volta Bobby Portis, autore di una doppia doppia da 20 punti e 11 rimbalzi nella sua seconda gara stagionale seguito da Kris Dunn con 16 punti e 8/14 al tiro, ma senza riuscire mai a mettere la testa avanti per tutto il corso della gara. Si tratta della quinta sconfitta nelle ultime sei per la squadra del presidente Michael Reinsdorf, che però commentando l’assegnazione dell’All-Star Game del 2020 ha detto di apprezzare la direzione in cui sta andando Chicago.

Phoenix Suns - Orlando Magic 112-128

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Vittoria comoda anche per gli Orlando Magic, che con un grande terzo quarto da 33-20 si lasciano alle spalle i Phoenix Suns, per i quali ormai è finito l’effetto-novità della promozione di coach Jay Triano. Non si interrompe invece il momento magico di Aaron Gordon, ancora una volta miglior marcatore dei suoi con 22 punti ma soprattutto protagonista con altre due triple a segno, facendo salire la sua percentuale stagionale al 59.5% — la migliore di tutta l’NBA, superando Nemanja Bjelica dei Minnesota T’Wolves. A dargli man forte altri cinque giocatori, tra cui spiccano i 19 di Nikola Vucevic e i 17 a testa di Terrence Ross e Jonathon Simmons, mentre a Phoenix non sono bastati i 21+13 di Alex Len, i 20 di T.J. Warren e i 18 di Mike James e Josh Jackson, al suo massimo in carriera. Complice il peggior Devin Booker della stagione (9 punti e 3/10 al tiro), si tratta della quinta sconfitta in fila per i Suns, mentre i Magic sono alla miglior partenza degli ultimi cinque anni con 8 vittorie e 4 sconfitte e guardano con fiducia alle prossime gare in trasferta contro Denver, Golden State e Portland.

Utah Jazz - Miami Heat 74-84

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Non è stata una partita bella quella tra Jazz e Heat, ma questo ce lo si poteva aspettare da due squadre più difensive che offensive. Quello che non ci si poteva aspettare è che qualcuno mettesse una specie di coperchio sopra uno dei due canestri, perché quello che è successo dal secondo quarto in poi ha del clamoroso: davanti alla propria panchina gli Heat hanno tirato con il 15% (3/20) nella seconda frazione, scivolando a -12 all’intervallo. Per loro fortuna però la “maledizione del canestro degli ospiti” si è poi trasferita ai padroni di casa, che hanno vissuto un secondo tempo offensivamente terrificante: 1/18 nel terzo quarto e 3/15 nell’ultimo, per 25 punti complessivi che rappresentano il peggior tempo nella storia della franchigia. In pratica per 36 minuti sono entrati solamente 7 dei 53 tiri scagliati verso il canestro “maledetto” della Vivint Smart Home Arena. Buon per gli Heat che dall’altra parte sia bastato dare un’accelerata negli ultimi tre minuti per portare a casa la gara: spinti da 12 dei 21 punti di Dion Waiters (che fino a quel momento aveva contribuito al “tiro al piccone” con 3/15), gli Heat hanno chiuso la contesa con un parziale di 13-0, vincendo la terza gara sulle cinque disputate in un lungo tour a Ovest.

Portland Trail Blazers - Brooklyn Nets 97-101

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Anche a Portland la gara si è risolta solamente nel finale, ma il protagonista non è né Damian Lillard (autore di 19 punti) né C.J. McCollum (17), perché a rubare la scena è D’Angelo Russell che con 11 dei suoi 21 punti nell’ultimo quarto si è rivelato decisivo per interrompere una striscia di quattro sconfitte consecutive. L’ex Lakers ha anche coinvolto i compagni con 9 assist, propiziando i 16 punti di DeMarre Carroll e i 12 dell’ex di serata Allen Crabbe, mentre a Portland a tenere banco è stata la situazione legata a Jusuf Nurkic. Il centro bosniaco è stato il miglior marcatore dei suoi con 21 punti e 10/20 dal campo, ma ha giocato solamente un minuto nell’ultimo quarto per scelta tecnica, giustificata da coach Terry Stotts con il quintetto piccolo utilizzato dagli avversari. Una decisione che non dev’essere piaciuta molto al bosniaco, che dopo la gara non si è presentato davanti ai microfoni, cosa che invece ha fatto McCollum senza usare giri di parole: “Nessuna offesa ai Brooklyn Nets, ma questa è una partita che avremmo dovuto vincere”.

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