14 novembre 2017

NBA risultati della notte: Golden State fa 7 in fila anche senza Curry, Minnesota passa a Utah

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Il solito terzo quarto dei campioni in carica decide il 10° successo nelle ultime 11, con Kevin Durant da 21 punti a sopperire all'assenza di Steph Curry. Minnesota si rialza infliggendo a Utah la quinta sconfitta nelle ultime sei, terzo successo consecutivo per i Bucks di Giannis Antetokounmpo. Phoenix perde con Los Angeles nonostante i 36 punti di Devin Booker, successi interni per Washington e Portland

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Golden State Warriors-Orlando Magic 110-100

IL TABELLINO

Non c’è Steph Curry in campo per la palla a due per un problema alla coscia, lo stesso che aveva tenuto fermo Kevin Durant la scorsa settimana. Shaun Livingston, però, non lo fa rimpiangere: sono 16 i suoi punti alla fine, facilmente il suo massimo stagionale, che uniti ai 21 del solito Kevin Durant (anche 7 rimbalzi e 8 assist nella sua gara) e i 20 di Draymond Green (massimo stagionale anche per lui) permettono agli Warriors di vincere la settima partita consecutiva, la decima nelle ultime undici disputate. Il parziale decisivo, come al solito, arriva nel terzo quarto, chiuso a +13 dai campioni in carica dopo essere andati all’intervallo in parità. I Magic non sono riusciti a contenere l’attacco dei padroni di casa, che per la quarta volta in questa stagione hanno toccato quota 35 assist — una in più di tutte le altre 29 squadre messe assieme. Per gli ospiti i migliori sono stati Nikola Vucevic con 20 punti, Evan Fournier con 16 e Aaron Gordon con la doppia doppia minimalista da 10+10, ma non sono stati abbastanza per mettere neanche la testa avanti in un secondo tempo passato tutto in svantaggio. Tra due giorni a Portland concluderanno il loro tour di quattro partite a ovest, mentre gli Warriors sono in partenza per un giro di quattro gare in trasferta che comincerà nella notte tra giovedì e venerdì a Boston contro i Celtics: c’è il miglior record della NBA in palio e con ogni probabilità ci sarà Curry in campo per giocarselo. “Se fosse stata una partita di playoff, sarebbe sceso in campo” ha dichiarato coach Kerr sul suo numero 30. “Ma sente del dolore e, avendo due giorni ancora prima della prossima partita, avevamo la possibilità di farlo riposare con calma: non c’era dubbio che fosse la scelta giusta da prendere”.

Utah Jazz-Minnesota Timberwolves 98-109

IL TABELLINO

Dopo la brutta sconfitta a Phoenix, i T’Wolves si rialzano registrando la dodicesima gara consecutiva con almeno 100 punti segnati, un record nella storia della franchigia. A mostrare la via è stato un Karl-Anthony Towns da 24 punti e 13 rimbalzi, sfruttando l’assenza di Rudy Gobert che inevitabilmente ha lasciato un vuoto nel cuore della difesa dei Jazz, andati in apnea già in un primo quarto chiuso sotto 14-33 e arrivati alla quinta sconfitta nelle ultime sei. Ad accompagnare KAT sono stati Jimmy Butler con 21 punti e 10 assist, Jeff Teague con 22 e Taj Gibson in doppia doppia con 15+10, decisivi specialmente in un terzo quarto da 11/16 per gli ospiti e andando avanti anche di 26, pur concedendo un rientro a -11 ai Jazz guidati dai 24 punti di Donovan Mitchell e dai 16 di Rodney Hood. “Non abbiamo giocato bene per tutti i 48 minuti ed è una cosa su cui dobbiamo ancora lavorare, ma in generale penso che la nostra difesa sia stata abbastanza buona” ha concesso coach Thibodeau a fine gara.

Milwaukee Bucks-Memphis Grizzlies 110-103

IL TABELLINO

Terzo successo in fila per i Bucks, che da quando è arrivato Eric Bledsoe non hanno ancora conosciuto la sconfitta. Il protagonista principale, però, è sempre lo stesso: Giannis Antetokounmpo chiude la sua ennesima grande prestazione con 27 punti, 9 rimbalzi e 7 assist, supportato dai 17 punti a testa di Khris Middleton e John Henson per firmare la striscia di vittorie più lunga della stagione. A Memphis non è bastata invece un’altra eccellente prova di Tyreke Evans, autore di 14 dei suoi 27 punti nell’ultimo quarto per riportare i suoi in parità, perché i Bucks sono stati bravi a riprendere il controllo della partita per la soddisfazione del loro allenatore. “Normalmente queste partite finiscono per sfuggirci, ma quando abbiamo rimesso i titolari abbiamo fatto un parziale cominciato grazie alla difesa” ha dichiarato Jason Kidd, con Antetokounmpo a dargli man forte: “Noi vogliamo essere una squadra difensiva, ma a volte commettiamo degli errori e ci dimentichiamo chi siamo”.

Phoenix Suns-Los Angeles Lakers 93-100

IL TABELLINO

Come cambiano le cose nel giro di poche settimane, o anche solo di pochi giorni. Sul campo di Phoenix Lonzo Ball aveva realizzato la sua miglior partita in NBA a quota 29 punti, così come pochi giorni fa era diventato il più giovane di sempre a realizzare una tripla doppia, ma nella seconda gara contro i Suns non è successo niente di tutto questo — anzi, è rimasto a guardare i compagni per tutto l’ultimo mentre raccoglievano la vittoria numero sei in stagione. Niente di grave, si tratta pur sempre di un rookie e il processo di adattamento sarà lungo (7 punti, 5 rimbalzi e 5 assist con 3/10 al tiro); quando Jordan Clarkson è in una serata da 25 punti in 26 minuti, poi, conviene cavalcarlo il più possibile. È lui il protagonista del successo dei gialloviola contro i Suns guidati da un Devin Booker scintillante da 36 punti, arrivato alla sesta partita oltre quota 30 nelle ultime 10, seguito dai 21 di T.J. Warren e il massimo in carriera da 15 di Dragan Bender, l’unico a funzionare di una panchina altrimenti da 2/23 al tiro. La grossa differenza individuata da coach Jay Triano è stata proprio nelle percentuali, specialmente dall’arco: “Loro hanno segnato 7 triple più di noi, un numero enorme. La nostra difesa è stata decente, ma quando loro segnano 14 tiri da tre e tu ne mandi a segno 7, la salita si fa decisamente troppo dura”.

Washington Wizards-Sacramento Kings 110-92

IL TABELLINO

Se i tori impazziscono quando vedono il rosso, lo stesso si può dire di John Wall quando vede il viola dei Sacramento Kings: il playmaker di Washington ha chiuso la sfida di stanotte con 21 punti ma soprattutto 8/9 dal campo con 4/4 da tre punti, portando il suo computo totale nelle due sfide stagionali contro i Kings a quota 40 punti segnati e 9/10 dall’arco. La cosa incredibile è che nelle altre dieci gare ha realizzato solo 5 delle 32 conclusioni tentate da tre, anche se ovviamente nemmeno lui riesce a darsi una spiegazione: “Penso di aver preso gli stessi identici tiri delle altre gare, solo che per qualche motivo con loro mi entrano. Con tutti gli altri, solo ferro”. Per sua fortuna di Sacramento le sfide stagionali contro Wall si sono concluse, per quanto coach Joerger abbia problemi più importanti a cui pensare, come il crollo a rimbalzo (50-34 per gli avversari) o il terzo quarto in cui sono passati da -6 a -22, di fatto uscendo dalla partita nonostante i 16 punti di George Hill e i 12 a testa di Zach Randolph e Buddy Hield. 

Portland Trail Blazers-Denver Nuggets 99-82

IL TABELLINO

Ogni volta che incontrerà i Denver Nuggets, per Jusuf Nurkic non sarà mai una partita come tutte le altre. Il centro bosniaco, che non si è lasciato benissimo con la franchigia del Colorado, è il miglior realizzatore della gara a quota 17 punti insieme a C.J. McCollum, mostrando una voglia particolare di fare bene. “È stato aggressivo, ha cercato di segnare sempre” ha dichiarato il suo ex alter ego Nikola Jokic, fermato a quota 6 con 2/9 al tiro in una pessima serata offensiva per i Nuggets, tenuti al 35% dal campo e autori di ben 20 palle perse. I Blazers non hanno avuto problemi a toccare anche i 23 punti di vantaggio, interrompendo la loro mini-striscia di due sconfitte consecutive contro una rivale divisionale contro cui si giocheranno un posto ai playoff — esattamente come lo scorso anno, quando a fare la differenza fu l’arrivo proprio di Nurkic in Oregon. “Volevamo dimostrare che siamo una buona squadra difensiva tenendoli sotto gli 80 punti. Abbiamo fatto un grande lavoro contro un grande giocatore come Jokic, fermandolo molto bene” ha dichiarato soddisfatto l’ex di serata.

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