12 febbraio 2018

NBA, le stoppate di Bryant e il crossover di Irving: il racconto dell’All-Star Game 2013

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Ripercorriamo uno per uno gli ultimi weekend delle stelle, disponibili su Sky On Demand: a Houston va in scena l'ultimo grande All-Star Game di Kobe Bryant, protagonista assieme all'Ovest che vince la partita delle stelle. Venerdì e sabato è Kyrie Irving a prendersi la scena: lui è già pronto per vincere su qualsiasi tipo di palcoscenico

Nel 2013 l’All-Star Game si sposta a Houston, cambiando la formula di selezione dei titolari per la gara delle stelle. I quintetti li scelgono sempre i tifosi con i loro voti e i nomi restano più o meno gli stessi: Dwight Howard cambia conference passando ai Lakers, ma non perde il posto da titolare, né modifica la composizione di un gruppo di cinque titolari che per il resto si mantiene immutato. Kobe Bryant è ancora il più votato (al 15° All-Star Game consecutivo, mai nessuno come lui al tempo), di un unghia davanti a LeBron James che proprio con il Black Mamba si ritrova a battagliare sul parquet. L’Ovest guida la sfida per tutti e quattro i periodi, ma soltanto nel finale riesce a dare lo strappo decisivo per portarla a casa. Stampate nella memoria di tutti però sono rimaste le due stoppate che Bryant rifila proprio a James nel finale, in un match chiuso dal Re con 19 punti e pessime percentuali al tiro (7/18). Dall’altra parte invece a farla da padrone sono Kevin Durant (il primo giocatore nella storia a segnare almeno 30 punti e tre All-Star Game consecutivi) e Chris Paul, che vince il premio di MVP della sfida grazie ai suoi 20 punti e 15 assist. In panchina due allenatori che di lì a poco si ritroveranno a battagliare fino a metà giugno per conquistare il titolo: coach Spoelstra da una parte e Gregg Popovich dall’altra, entrambi responsabili della scelta delle riserve che non gli permetteva di selezionare però giocatori delle loro squadre d’appartenenza. Le due wild card a disposizione di entrambe le conference lasciano spazio da una parte a Tim Duncan e Tony Parker e dall’altra a Chris Bosh il quale, complice un problema fisico a Rajon Rondo, parte addirittura in quintetto formando il terzetto degli Heat con Wade e James. Gli unici ad avere tra rappresentati, pronti a prendersi il secondo titolo consecutivo.

All-Star Friday: Faried MVP, mentre Irving mette a sedere Knight

Nella sfida del venerdì, quella a squadre miste selezionate da Shaquille O’Neal e Charles Barkley, a vincere una sfida dominata sin dalla palla a due è il team Chuck, guidato da un Kennet Faried indemoniato da 40 punti che piazza letteralmente una dopo l’altra una decina di schiacciate da highlights. A fine primo tempo il tabellone è impietoso: 90-66 per la squadra allenata da Mike Budenholzer (assistente di Popovich agli Spurs), impegnato in un testa a testa con Dave Fizdale (all’epoca anche lui assistente, ma di coach Spoelstra). L’assistente allenatore degli Heat prova a scuotere i suoi ragazzi e nel secondo tempo è Kyrie Irving a regalare al pubblico un motivo d’interesse in una partita davvero poco competitiva. La point guard dei Cavalier ingaggia un duello rusticano con Brandon Knight, che esce con le caviglie distrutte da uno scontro in cui la scena madre è un crossover di Irving su quale l’avversario prova ad apporsi, prima di finire a terra con un capitombolo. Una macchia che resta e che unita ai 32 punti realizzati da Irving evidenzia ancora una volta come l’allora numero 2 abbia qualcosa di speciale, di diverso da tutti gli altri. Alla fine vincono 163-135 i vari Anthony Davis, Kawhi Leonard, Bradley Beal, Isaiah Thomas e Tristan Thompson. La gloria eterna invece se l’è già presa Kyrie.

All-Star Saturday: Ross il re delle schiacciate, Kyrie si prende un altro premio

Nel grande minestrone di sfide del sabato, il primo a gareggiare e vincere è Damian Lillard che si porta a casa lo Skills Challenge battendo il campione in carica Tony Parker, oltre che a nuove leve come Jeremy Lin (che nel frattempo è già nel pieno della fase discendente della sua carriera, dopo l’apice toccato 12 mesi prima), Jeff Teague e Brandon Knight. Un nome quello point guard dei Pistons seguito sempre da un altro in quel weekend; quello di Kyrie Irving che si toglie anche la soddisfazione di vincere la sfida nel tiro da tre punti. La gara è Ovest contro Est, interna alla conference e poi i due migliori sono chiamati allo scontro finale. Irving regola prima un indemoniato Steve Novak, per poi travolgere nel round finale Matt Bonner. LeBron James osserva e tifa a bordocampo, quasi a immaginare che piacere possa essere dividere il parquet con Irving, che nello scontro finale parte tirando 17/18 e infiammando il pubblico di Houston. A dare poi l’ultima sgasata a una serata stellare ci pensa la gara delle schiacciate, in cui un agguerrito Jeremy Evans (campione in carica) difende con le unghie e con i denti il titolo. Alla fine però è costretto ad abdicare, passando lo scettro a Terrence Ross che onora al meglio Vince Carter e i suoi trionfi, indossando la sua storica canotta dei Raptors durante i vari voli oltre il ferro. Sotto le gambe, dietro la schiena e sopra la testa di un ragazzino, coordinandosi poi come se nulla fosse: il verdetto è unanime. Il trofeo del miglior schiacciatore dopo 13 anni torna in Canada.

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