12 febbraio 2018

NBA, Cleveland Cavaliers: qualcosa è cambiato? Cinque giocate d'energia che non si vedevano da mesi

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Stoppate in recupero, applausi dopo gli errori, possessi difensivi competenti e un LeBron James rivitalizzato: abbiamo scelto cinque azioni che testimoniano l'atteggiamento ritrovato dei Cleveland Cavaliers nella miglior vittoria di tutta la stagione.

Come si suol dire, una rondine non fa primavera – e per questo la prestazione di ieri sera dei nuovi Cleveland Cavaliers va ovviamente presa con tutte le pinze del caso. Vuoi per la situazione ambientale (con il TD Garden carico a mille per la cerimonia in onore di Paul Pierce), vuoi per la qualità dell’avversario (i Boston Celtics a lungo primi nella Eastern Conference) e vuoi per tutto quello che è successo dopo la deadline del mercato, LeBron James e soci sono scesi in campo con una concentrazione e una carica fuori dal normale, disputando probabilmente la miglior gara di tutta la stagione. Pensare che possano giocare sempre in questa maniera è irrealistico – anche perché le squadre che li affronteranno da qui in poi avranno iniziato a studiare i nuovi Cavs con George Hill, Jordan Clarkson, Rodney Hood e Larry Nance Jr. – ma già solamente rivedere il sorriso sul volto di LeBron James è una grandissima notizia per tutta la franchigia. Coach Tyronn Lue ovviamente non poteva pensare di rivoluzionare il playbook della squadra (scarno di suo, per la verità…) e insegnare tutti gli schemi ai nuovi arrivati in un solo allenamento, e per questo contro Boston ha asciugato ulteriormente le giocate – ottenendo il risultato di avere una gerarchia chiara che ha risolto alcuni dei problemi visti in queste ultime drammatiche settimane. “LeBron è Batman e noi tutti siamo Robin” aveva dichiarato Hill prima della gara, dimostrando di aver capito immediatamente come funzionano le cose alla corte di James – al contrario probabilmente di buona parte dei sei giocatori lasciati andare alla deadline, a partire da Isaiah Thomas che improvvisamente ha detto di aver ritrovato “i suoi poteri” con i Los Angeles Lakers. Altrettanto improvvisamente sembrano averli ritrovati anche i giocatori rimasti a Cleveland che, certi ora di far parte della squadra almeno fino a fine stagione, sembrano aver capito perfettamente qual è il loro ruolo e cosa è loro richiesto. E così, da bravi Robin, si sono messi a disposizione del numero 23 mettendo in campo un impegno e un’energia che non si vedeva da almeno un paio di mesi a questa parte. Abbiamo raccolto cinque giocate che mostrano quanto è cambiata – almeno per una sera – la situazione a Cleveland.

Il primo quarto di J.R. Smith

In questa prima metà di stagione J.R. Smith ha probabilmente giocato la peggior pallacanestro della sua carriera. Al di là delle cifre e delle percentuali in picchiata, J.R. ha avuto un atteggiamento assente fin dall’inizio della stagione, ovverosia da quando è finito in panchina nelle prime quattro gare per far spazio a Dwyane Wade – una decisione presa malissimo dalla guardia. Pur ritrovando il quintetto “per tenerlo buono”, Smith ha continuato a giocare una stagione insipida, senza dare il solito contributo di triple folli e difesa sorprendentemente utile a cui aveva abituato i Cavs nei suoi quattro anni a Cleveland. Ieri sera fin dalla prima azione si è visto che Smith era “in serata”, mandando immediatamente a segno una tripla completamente fuori di testa dall’angolo, ed ha continuato realizzando anche una schiacciata “vintage” in testa ad Aron Baynes. Ancora più importante, però, è stata la stoppata su Semi Ojeleje, mostrando non solo un’abnegazione vista molto raramente nell’ultimo mese e mezzo (in particolare quando era chiamato a coprire le continue mancanze difensive di Isaiah, compito che evidentemente non aveva voglia di fare) ma anche una reattività di gambe e un’esplosività veramente da “vecchio J.R.”. Il suo primo quarto ha messo subito in chiaro a tutti i compagni che sarebbe stata una serata diversa.

La schiacciata sbagliata di Cedi Osman e l’immediato riscatto

Nonostante i nuovi arrivi il rookie Cedi Osman ha mantenuto il suo posto in quintetto, conquistandosi minuti su minuti grazie alla sua energia. Il suo contributo umile e pieno di energia pare abbia conquistato coach Lue, ma soprattutto lo ha reso uno dei più apprezzati dall’intero spogliatoio, tanto che anche un errore assurdo come quello che lo ha portato a sbagliare una schiacciata completamente da solo – che inevitabilmente finirà tra le fauci di Shaqtin’ A Fool – è stato accolto con grandi applausi tanto da LeBron James quanto da tutti gli altri. Segno che Osman si è guadagnato del credito presso tutti con il duro lavoro e la generosità che mostra in campo, di fatto facendo tutte quelle piccole cose utili alla squadra che la dirigenza e lo spogliatoio si aspettavano da Jae Crowder e che invece, per un motivo o per un altro, l’ex Celtic non è riuscito a dare. Gli applausi e l’incoraggiamento dei compagni hanno portato Osman a dimenticarsi in fretta dell’errore, andando a strappare un rimbalzo d’attacco nel traffico con tanto di fallo subito che nei mesi passati non ci si sarebbe potuti aspettare da un altro giocatore.

Due isolamenti difensivi vinti da George Hill

George Hill, di per sé, non è un giocatore migliore di Isaiah Thomas. Per i Cleveland Cavs, però, potrebbe rivelarsi un giocatore più utile, non fosse altro per le doti difensive che porta alla squadra. Due azioni in particolare mostrano bene quanto possa dare rispetto ad “IT”: per Thomas sarebbe impossibile contenere due uno-contro-uno consecutivi con Kyrie Irving e Jayson Tatum senza uscirne con le ossa rotte o rifugiarsi in un fallo. Hill invece ha mobilità e stazza per difendere su più posizioni, prima rimanendo davanti a Irving – e recuperando il pallone grazie a un ottimo “swipe” di J.R. Smith, che per lui spende più volentieri l’aiuto rispetto a quanto faceva con Thomas – e poi scivolando insieme a Jayson Tatum prendendosi il fallo di sfondamento. E per quanto il fischio possa essere stato dubbio visto che la posizione non era perfetta, l’abilità rimane: quello che Hill può dare difensivamente è di tutt’altro spessore e torna particolarmente utile a un “sistema” che richiede a tutti i propri giocatori innanzitutto di difendere il proprio uomo. I Cavs infatti non hanno (per usare un eufemismo) un raffinato sistema di aiuto & recupero o una comunicazione difensiva efficace, un difetto strutturale che hanno sempre pagato contro i Golden State Warriors. Ma avere un giocatore competente sulle point guard avversarie in grado anche di cambiare sui blocchi che non ha bisogno di essere “coperto” difensivamente è un upgrade enorme per i Cavs, e queste due azioni lo dimostrano.

La danza con J.R. e l'extra-sforzo di LeBron James

Avendo così tanti nuovi volti in campo, i Cavs hanno ridotto all’osso il playbook praticamente utilizzando solo pick and roll centrali per LeBron James, sfruttandolo sia come portatore di palla che – e questa è una novità interessante da tenere sott’occhio nelle prossime settimane – come bloccante primario su Hill o Clarkson. Più o meno tutti i compagni di squadra sono andati in processione al centro del campo per portare un blocco sul marcatore del Re, una situazione di gioco che J.R. Smith nel corso degli anni ha imparato a memoria, aprendosi con tempi perfetti per ricevere l’assist di James e prendersi una tripla smarcata. Avere uno Smith così coinvolto in attacco permette di averlo attivo anche in difesa, e infatti nel possesso difensivo ha ruotato in maniera perfetta sul roll di Horford forzando un passaggio in angolo intercettato da James, che dopo aver visto i compagni giocare con questa energia ha fatto anche lui un extra-sforzo per recuperare il pallone prima che uscisse dal campo. Quando il GM Koby Altman ha dichiarato di aver visto un LeBron James “rinvigorito” si riferiva ad azioni come queste.

Stesso schema, tre tagli di Nance e tre canestri

I Cavs hanno messo in ghiaccio la partita in chiusura di terzo quarto, volando oltre i 20 punti di vantaggio e godendosi un’ultima frazione di puro garbage time. Ad aprire definitivamente in due la partita è stato uno schema giocato tre volte consecutivamente dai Cavs, che già da anni lo sfruttano per mettere le difese in situazioni complicate da affrontare. In questa versione dell’“Elbow Keep” Clarkson supera la metà campo e la passa a James posizionato al gomito, andando subito a bloccare su un tiratore (in questo caso Rodney Hood) piazzato in angolo. A quel punto Hood taglia a ricciolo in area e, se libero, può subito ricevere per due punti facili; la difesa di Boston però è attenta nel leggere la situazione, portando James a esplorare la seconda opzione. Il Re a quel punto può giocare un pick and roll con Larry Nance Jr. in posizione favorevole, e le capacità aeree dell’ex lungo dei Los Angeles Lakers costringono la difesa a ruotare in emergenza su di lui per impedirgli un lob facile al ferro. James a quel punto non può essere fermato: prima pesca Clarkson sul lato debole per una tripla con tempi straordinari; poi si mette in proprio sfruttando lo spazio aperto dal blocco e taglio di Nance per segnare il floater; infine regala un altro cioccolatino a Clarkson che manda a segno un’altra tripla smarcata, costringendo coach Brad Stevens al timeout della resa e mandando in visibilio la panchina dei Cavs. Il nome di Nance non finirà nel tabellino della partita, ma è fondamentale per la buona uscita delle tre azioni, “risucchiando” un difensore dal lato debole e liberando lo spazio per i compagni con un “Cut Assist”. Piccoli dettagli effettuati con il giusto atteggiamento e la giusta intensità che, sommati l’uno con l’altro, cambiano le partite e le stagioni. O almeno è quello che sperano a Cleveland.

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