15 febbraio 2018

Belinelli si gode l’esordio: "Avevo bisogno di una squadra vincente, Trust the Process"

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La rimonta da -24, i 17 punti in uscita dalla panchina e l’abbraccio del suo nuovo pubblico. Una serata perfetta per Marco Belinelli, che non nasconde la gioia ritrovata: "A Sacramento, Charlotte e Atlanta non era facile scendere in campo pensando di vincere. Questo gruppo non molla mai"

Lo ha voluto fortemente questo passaggio ai Sixers, tanto da rinunciare anche a qualche centinaio di migliaia di dollari pur di lasciare Atlanta e una situazione che gli stava sempre più stretta. Marco Belinelli si gode l’esordio vincente in rimonta a Philadelphia, in una partita giocata da protagonista e in cui i suoi 17 punti in uscita dalla panchina hanno fatto molto comodo ai padroni di casa per recuperare i 24 di svantaggio accumulati nei primi due quarti. A fine partita l’intervista a bordocampo (quella dedicata a uno dei protagonisti del match) conferma il suo ottimo operato: "Ero davvero molto nervoso prima della palla a due, ma ho voluto fortemente far parte di questo gruppo. Il mio obiettivo era quello di circondarmi di ragazzi talentuosi che scendono in campo provando a migliorarsi e a vincere insieme. È il momento per me di tornare a far parte di una squadra che prova a conquistare ogni volta un successo. Era una sensazione che mi mancava ormai da un almeno un paio d’anni". L’assenza di Joel Embiid nella sfida contro Miami (che ci ha tolto il piacere di vederlo battagliare sotto canestro con Hassan Whiteside) ha costretto coach Brown a rivedere le rotazioni dei Sixers e a buttare nella mischia con continuità due pischelli come lui e J.J. Redick: "Significano molto per noi – racconta Brown -, Redick è uno di quelli che ha alzato la mano in spogliatoio già tempo fa dicendo 'Voglio far parte di questa squadra'. Stessa cosa fatta da Marco questa sera; nonostante la sua esperienza in tante squadra, con tanti grandi allenatori e compagni, ha sottolineato come lui voglia essere parte di questo progetto. È un attestato di stima enorme per la nostra franchigia: stiamo diventando una squadra ambita; una cosa impensabile fino a qualche anno fa". Il 37.7% dall’arco in carriera raccolto da Belinelli in NBA (3/5 contro Miami) può effettivamente fare davvero molto comodo a una squadra che cerca il più possibile di generare pericolo sul perimetro per lasciare spazio al ferro a Embiid. "Non credo che sarà facile per i nostri avversari avere a che fare con me e J.J. sul perimetro - sottolinea l'azzurro -. Siamo due giocatori che amano muoversi senza palla e uscire dai blocchi a prescindere dal passaggio dei nostri compagni. È una situazione tattica che potrebbe tornare molto utile".

I 17 punti di Marco Belinelli nel suo esordio contro Miami

Le tre triple decisive, i fischi diventati applausi e il passato ormai alle spalle

I suoi tre canestri a inizio quarto periodo sono stati decisivi nel dare l’abbrivio finale ai Sixers, il modo migliore per fare conferma alle parole con i fatti. “Come avevo già raccontato l’altro giorno, quello che più apprezzo di questa squadra è la voglia di vincere. E questa è la ragione per cui siamo riusciti a portare a casa questo successo. Non è mai facile rimontare dopo essere stato sotto di 23 o 24 punti, non ricordo. Sono rimasto positivamente impressionato da questa gara. E sono molto felice che dal terzo quarto in poi siamo riusciti a giocare un gran bel basket: eravamo tutti disposti a darci una mano in difesa, a far girare il pallone in attacco. Una grande vittoria che fa bene al morale prima delle pausa”. L’esperienza poi è dalla sua parte, anche nel permettergli di ambientarsi nel minor tempo possibile nel nuovo contesto: “Avevo fatto un allenamento ieri con la squadra e anche in mattinata prima della sfida, sono dieci anni che sono in NBA, ma la mia memoria ancora un po’ funziona”. Per ciò che riguarda il campo fin troppo bene, mentre il passato sembra soltanto un brutto ricordo: “Avevo bisogno di cambiare d’aria. Come ho già detto, nelle mie ultime esperienze a Sacramento, Charlotte e Atlanta non era facile scendere in campo e provare a competere con dei gruppi inesperti e giovani. Qui invece siamo in rampa di lancio, volevo con tutto me stesso fa parte di questo roster”. Una delle armi che hanno permesso a Philadelphia di passare dai fischi del primo tempo agli applausi convinti del secondo tempo: “Non poteva esserci serata migliore per presentare questa città a Marco”, chiosa sorridente coach Brown. Belinelli invece ripete convinto a fine intervista: “Trust the Process”. Embiid magari gli chiederà i diritti d’autore, ma per una notte il palcoscenico a Philadelphia se l’è preso lui.

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