10 marzo 2018

NBA, risultati della notte: Portland interrompe la striscia di Golden State, i Cavs cadono a L.A.

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Salgono a nove i successi in fila dei Blazers, che interrompono la striscia di sette vittorie consecutive degli Warriors: decisivi i 58 punti di McCollum e Lillard per superare i 40 di Durant. Cleveland cade sul campo dei Clippers con la doppia-doppia a 20+23 di DeAndre Jordan, New Orleans priva di Anthony Davis chiude a 10 la striscia di successi in fila perdendo in casa con Washington. Denver, Utah, Milwaukee e Indiana non perdono terreno nella corsa ai playoff.

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Portland Trail Blazers-Golden State Warriors 125-108

IL TABELLINO

Dopo neanche mezz’ora dalla fine della gara, Damian Lillard era già in vena di proclami, dichiarando a ESPN “We are the real deal”, siamo forti per davvero. In una serata in cui tre delle prime quattro a Ovest hanno visto interrompersi la propria striscia di successi, Portland è l’unica che l’ha estesa a nove mettendo fine a quella degli Warriors, che senza Steph Curry (caviglia), Jordan Bell (caviglia), Andre Iguodala (polso) e David West (ciste) si sono fermati a sette. Ai campioni in carica non sono bastati i 40 punti di un Kevin Durant da 12/21 dal campo con 6 rimbalzi e 6 assist e neanche i 25 di Klay Thompson, perché tra i compagni solamente JaVale McGee ha raggiunto la doppia cifra per punti fermandosi a 10. Non è stato però l’attacco il problema degli Warriors, quanto piuttosto la difesa: C.J. McCollum e Damian Lillard hanno fatto quello che hanno voluto chiudendo a quota 58 in coppia (30 il primo e 28 il secondo), guidando altri cinque compagni in doppia cifra tra cui un Ed Davis da 10+15 (7 solamente in attacco) uscendo dalla panchina. Proprio a rimbalzo i Blazers hanno fatto il vuoto, vincendo 46-33 la sfida sotto i tabelloni e procurandosi ben 26 punti da seconda opportunità, più del triplo di quelli degli ospiti (8). Sarà anche per questo che Draymond Green, forse sentendosi lasciato solo dai compagni visto che da solo ha catturato 12 rimbalzi, nel corso del secondo quarto si è guadagnato il 15esimo fallo tecnico della stagione: alla prossima “grande T” degli arbitri scatterà la squalifica automatica per una partita.

L.A. Clippers-Cleveland Cavaliers 116-102

IL TABELLINO

Il cartello “lavori in corso” è affisso in bella mostra sulla porta dello spogliatoio, ma Cleveland sa bene che a furia di perdere la cavalcata playoff che li attende ormai tra poco più di un mese diventa via via sempre più complicata. A Los Angeles però, travolti dalle voci che accostano LeBron James ai Lakers, i Cavaliers scendono con un quarto di ritardo sul parquet contro i Clippers. Un 35-17 che segna in maniera chiara una sfida in cui gli ospiti hanno inseguito invano per 36 minuti. Alla sirena finale sono 20 punti e 23 rimbalzi per DeAndre Jordan, a cui si aggiungono i 23 punti di Tobias Harris, entrambi decisivi nel veemente primo quarto dei padroni di casa. Montrezl Harrell in uscita dalla panchina ne aggiunge 20, aiutando i losangelini a vincere la gara sotto canestro (52-40 la lotta a rimbalzo). I Clippers stravincono anche alla voce punti da seconda opportunità (25-8) e si prendono di forza un successo decisivo per tenere il passo di Nuggets e Jazz – tutte e tre appaiate all’ottavo posto a Ovest. Danilo Gallinari è ancora alle prese con il problema alla mano, ma i Clippers riescono lo stesso a trovare alternative in attacco chiudendo con ben sei giocatori in doppia cifra (tutti quelli impiegati per più di un quarto d’ora). Dall’altra parte invece sono 25 punti e dieci rimbalzi per James e 21 quelli realizzati da Jordan Clarkson (spesso scatenato nei derby giocati con la maglia Lakers). Cleveland infatti nel quarto periodo riesce a riportarsi in singola cifra di svantaggio, ma mai a contatto in maniera definitiva. I Cavaliers perdono strada facendo nel match sia Cedi Osman che Rodney Hood, entrambi infortunati e usciti dopo 11 e sette minuti di utilizzo. Per i vice-campioni NBA è una sconfitta che lascia solo mezza partita di vantaggio sugli Wizards e tutte le altre inseguitrici. La posizione playoff è ancora tutta da conquistare.

New Orleans Pelicans-Washington Wizards 97-116

IL TABELLINO

Nella serata delle strisce interrotte quella più pronosticabile era quella di New Orleans, che senza Anthony Davis ha ragionevolmente fatto fatica ad avere la meglio su una squadra da playoff come gli Washington Wizards. Per la verità i Pelicans hanno alzato bandiera bianca piuttosto in fretta, visto che nel secondo quarto hanno subito un parziale di 12-2 che li ha fatti sprofondare a -17 e successivamente un 11-0 per il massimo svantaggio sul -28 nel corso del terzo quarto. Impossibile pensare di tenere il passo quando solamente nel primo tempo si sbagliano tutte le 10 triple tentate, si perdono 10 palloni e non si conquista neanche un rimbalzo offensivo, mentre dall’altra parte Washington ha fatto la voce grossa sotto i tabelloni vincendo 49-38 convertendo 10 rimbalzi in attacco in 18 punti da seconda opportunità. Gli Wizards hanno così passeggiato sul campo dei Pelicans guidati dai 19 punti in meno di 26 minuti di Otto Porter, i 17 di Markieff Morris e i 16 di Bradley Beal con altri tre giocatori in doppia cifra, mentre per i Pelicans nessuno dei membri del quintetto è andato oltre quota 11, con Jrue Holiday tenuto a 2/8 dal campo e Nikola Mirotic a 3/11 pur con 12 rimbalzi. La buona notizia, se non altro, è che Anthony Davis potrebbe tornare in campo domenica per la sfida con gli Utah Jazz, fondamentale per mantenere le due partite e mezza di vantaggio sulla zona calda della Western Conference.

Denver Nuggets-Los Angeles Lakers 125-116

IL TABELLINO

Una squadra che vorrebbe rientrare tra le prime otto a Ovest sono certamente i Denver Nuggets, che avevano estremamente bisogno di vincere con i Lakers dopo due brutte sconfitte in fila. Per riuscirci però hanno dovuto faticare, visto che gli ospiti hanno anche messo la testa avanti sul finire del terzo quarto con un parziale di 12-2 e hanno perso terreno solo nel finale, piegati poi da una tripla cruciale di Paul Millsap negli ultimi minuti. L’ex All-Star è stato tra i migliori dei suoi con 21 punti e 6 rimbalzi, gli stessi di Nikola Jokic che a quelli ha aggiunto anche 6 assist, ma il miglior realizzatore è stato Jamal Murray con 22, che ancora una volta ha pensato bene di inimicarsi tutti i Lakers. Già lo scorso dicembre il canadese aveva irriso i losangeleni palleggiando attorno a Lonzo Ball per schernirlo nei secondi finali a partita già conclusa, e stanotte si è ripetuto rivolgendo parole non simpaticissime nei confronti di Luke Walton e della panchina degli ospiti. “È la seconda volta che giochiamo qui e Murray si comporta in questa maniera nei finali di gara” il commento di coach Walton, mentre Kyle Kuzma — uno dei sei giocatori in doppia cifra degli ospiti guidati dai 29 di Brook Lopez — ha promesso vendetta in vista del rematch tra quattro giorni: “Ha dimostrato che tipo di giocatore è, ma avremo un’altra chance di incrociarlo martedì, e non vedo l’ora”. 

Milwaukee Bucks-New York Knicks 120-112

IL TABELLINO

Dopo essere andati sopra di 16 punti nel secondo quarto, forse i Milwaukee Bucks non si sarebbero aspettati di dover vincere di nuovo la partita nell’ultima frazione, specialmente contro una squadra che aveva perso 13 delle ultime 14 partite. E invece i padroni di casa hanno dovuto chiedere gli straordinari a Giannis Antetokounmpo, che ha segnato 13 dei suoi 28 punti nell’ultimo quarto tenendo a bada la rimonta dei Knicks propiziata dai 26 punti di Tim Hardaway Jr. e i 19 di Emmanuel Mudiay. Aiutato anche dai 30  punti di Khris Middleton e da altri quattro giocatori in doppia cifra, alla fine il candidato MVP ha aggiunto anche 10 rimbalzi, 5 assist, 2 recuperi e 2 stoppate alla sua prestazione da +19 di plus-minus in 35 minuti, l’ennesima partita straordinaria che oramai sta diventando ordinaria. “La cosa importante da fare è non dare mai per scontate le cose che fa” ha dichiarato il suo allenatore Joe Prunty, che però ha gradito poco la nuova routine ideata da Antetokounmpo e Eric Bledsoe. Prendendo ispirazione da Carmelo Anthony e Russell Westbrook, dopo la palla a due iniziale il greco ha passato il pallone a Bledsoe all’indietro facendoselo passare tra le gambe, mentre il playmaker ha fatto un piegamento sulle braccia prima di portare il pallone nella metà campo offensiva. “Era solo un mezzo piegamento, ma non credo che lo faremo di nuovo, finisce qui” il commento di Giannis, anche perché il loro allenatore li ha inceneriti dicendo solo “Non mi è piaciuto per niente”.

Indiana Pacers-Atlanta Hawks 112-87

IL TABELLINO

A due giorni di distanza da una delle peggiori partite giocate in stagione, i Pacers si riscattano contro un comodo avversario come gli Hawks e riacciuffano il quarto posto in coabitazione con gli Wizards. Bojan Bogdanovic chiude con 21 punti, a cui si aggiungono i 18 di Cory Joseph (dieci dei quali arrivano nel primo quarto, chiuso sul 34-15 da Indiana che sin da subito ha messo in chiaro le cose). Victor Oladipo è uno dei tre giocatori di casa che chiude con 17 punti - gli stessi di Myles Turner e Darren Collison, al rientro dopo undici partite d’assenza e utilizzato soltanto a gara in corso da coach McMillan: “Se devo sperare che lui abbia l’impatto che io desidero, sogno che le cose vadano sempre come questa sera. Non ha sbagliato un colpo in questa gara, per noi è una grande fortuna averlo ritrovato sul parquet. Ci ha reso la vita molto più semplice e il gruppo è stato bravo ad andargli dietro e a segnare un bel po’ di canestri”, racconta l’allenatore dei Pacers. Alla sirena è 49.5% dal campo e soprattutto 50% dall’arco di squadra con 14 triple a bersaglio. Purtroppo non tutte le gare sono contro Atlanta, sempre più incapace di competere e sprofondata in fondo alla lega, dove c’è addirittura chi fa peggio. E questa, col senno di poi, potrebbe essere una pessima notizia.

Memphis Grizzlies-Utah Jazz 78-95

IL TABELLINO

Le motivazioni sul finire della regular season NBA fanno tutta la differenza del mondo e difficilmente si sarebbero potute affrontare due squadre agli antipodi come Jazz e Grizzlies. La prima invischiata in una lotta playoff che non consente margine d’errore; l’altra arenata sul fondo della Western Conference e diventata la peggior squadra NBA. Per gli ospiti è dunque una formalità vincere al FedEx Forum, una volta fortino inespugnato e adesso arena di una squadra che è riuscita nella non invidiabile impresa di mettere in fila ben 16 sconfitte consecutive – la peggior striscia nello sport professionistico di Memphis (il record precedente apparteneva ai Memphis Tams che in ABA persero 15 gare in fila nella stagione 1972-73. Da sottolineare il massimo in stagione messo a referto da Jae Crowder, che da quando è arrivato a Salt Lake City sembra aver ritrovato la vecchia brillantezza. Il numero 99 chiude con 22 punti, tirando 6/11 dall’arco (entrambi massimo in carriera, sia per tentativi che per bersagli dalla lunga distanza): “Credo che un giocatore con le sue qualità possa arrivare ad avere anche più opportunità di queste in una singola partita: un paio di volte durante la gara era libero e non siamo stati scaltri nel servirlo”, racconta coach Snyder che si gode la risalita dei suoi Jazz guidati anche dai 16 di Joe Ingles e i 15 con 10 rimbalzi e cinque assist di Ricky Rubio. Utah al momento è decima a Ovest, appaiata con Nuggets e Clippers che la precedono per minor numero di partite giocate o vantaggio negli scontri diretti. Un testa a testa avvincente, tutto da seguire nei prossimi 35 giorni.

Detroit Pistons-Chicago Bulls 99-83

IL TABELLINO

Nonostante le speranze di riagganciare i playoff siano poche, i Pistons non sono ancora pronti ad alzare bandiera bianca — o almeno così dicono, vincendo contro i Chicago Bulls prima di imbarcarsi in una trasferta di sei gare in giro per la Western Conference. L’arrivo del torneo NCAA alla Little Caesars Arena costringerà gli uomini di Stan Van Gundy a giocarsi le residue speranze di rimonta lontano da casa, anche se con un Blake Griffin da 25 punti, 8 rimbalzi e 8 assist si può sperare di fare qualcosa. Per la verità i Pistons ci hanno messo un po’ a carburare, visto che a metà secondo quarto erano sotto di 10 sul 39-29 per gli ospiti, ma da lì in poi qualcuno ha messo un tappo sopra al canestro dei Bulls che hanno segnato solamente 44 punti nel resto della gara, tirando sotto al 30% e perdendo 10 palloni. A Detroit quindi è bastato giocare in maniera decente per portare a casa una facile vittoria, anche se la vera notizia della serata è il voto di fiducia del proprietario Tom Gores nei confronti di Stan Van Gundy: “Non abbiamo vinto abbastanza, ma questa squadra lavora molto duramente proprio come Stan. Parleremo del futuro dopo la fine della stagione, ma non intendo mollare né con lui né con questa squadra”. Parole che faranno piacere allo scorbutico allenatore, che peraltro dopo la gara non si è detto particolarmente preoccupato: “Non ho mai avuto un rapporto migliore con un proprietario, e so che Tom prenderà la decisione migliore per la franchigia. Ma la cosa non mi mette ansia: non ci perdo il sonno per il fatto di aver perso 10 delle ultime 12”.

Sacramento Kings-Orlando Magic 94-88

IL TABELLINO

Garrett Temple nella sfida a Orlando dominò il quarto periodo segnando 19 dei 34 punti nel quarto periodo. Un match non ripetibile sotto molti aspetti (addirittura jordanesco per alcuni dirigenti dei Kings), ma bissato di certo con la seconda miglior prestazione in questa regular season del numero 17. Alla sirena sono 23 punti per lui, a cui si aggiungono i 18 punti (massimo in stagione) e 13 rimbalzi di Kosta Koufos, alla prima doppia doppia dell’ultimo mese scarso. A Sacramento bisogna fare di necessità virtù, ma almeno contro un avversario come i Magic tocca approfittarne: “Ogni tanto senti che un tipo di avversario è più adatto alle tue caratteristiche rispetto ad altri. Nel mio caso è chiaramente Orlando, ma non so da dove arrivi questa ispirazione”. Dalla pessima difesa della squadra della Florida, verrebbe da replicare, incapace di approfittare della contemporanea assenza di De’Aaron Fox e Willie Cauley-Stein. Venticinque punti per Jonathon Simmons, 13 per Nikola Vucevic e 11 di Mario Hezonja. Fine. I Kings invece regalano a coach Joeger la 200esima vittoria in carriera. Ne avesse giocate di più contro i Magic, sarebbe stato un traguardo raggiunto di certo con maggiore celerità.

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