11 marzo 2018

NBA, provaci di nuovo Derrick Rose: “Non ho bisogno di approvazione, non sono finito”

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Alla vigilia del suo possibile debutto con la maglia dei Minnesota Timberwolves, l'MVP del 2011 ha parlato a lungo delle sue sensazioni e di come vuole rispondere ai suoi critici: "Ho 29 anni, non 39: amo ancora questo gioco e darò tutto fino al giorno del mio ritiro". Alle 20:30 i T'Wolves ospitano Golden State su Sky Sport 3 HD.

Dopo Chicago, New York e Cleveland, Derrick Rose ricomincia da Minneapolis, provando a dare nuova linfa alla sua carriera con la maglia dei Minnesota Timberwolves. E in attesa del suo possibile debutto stasera contro i Golden State Warriors – alle 20:30 su Sky Sport 3 HD per il 21° NBA Sundays della stagione –, l’MVP più giovane di sempre ha parlato a lungo, togliendosi dei sassolini dalle scarpe e raccontando il modo in cui ha intenzione di approcciare la sua quarta avventura nella lega. Con una convinzione: dimostrare a tutti i suoi critici che può ancora giocare ai massimi livelli. “Ho 29 anni, ma tutti si comportano come se ne avessi 39. Sono ancora in grado di spingere in transizione, ma mi trattano come se fossi su una sedia a rotelle” ha detto a ESPN dopo l’allenamento di sabato. “Arrivando qui lo staff medico non poteva credere a quanto fossi in forma. Guardando dall’esterno si può pensare che io cammini zoppicando, o che abbia il ghiaccio addosso tutto il giorno. Ma è l’opposto: il mio corpo sta alla grande. L’ultima volta che mi sono infortunato sono stato spinto mentre ero in aria. Come posso impedire una cosa del genere? Ricadendo mi si è girata la caviglia, ma la gente da fuori che sta su Snapchat, Twitter o Instagram e guarda solo gli highlights e i titoli han detto subito ‘Oh, si è fatto male di nuovo’. Ma avete visto l’azione? No. Scrivono commenti prima ancora di aver visto le immagini dell’infortunio, per non dire dell’intera partita. Non si possono prendere sul serio certi commenti”. Il ragionamento è molto semplice: “La gente può pensare quello che vuole su di me: che sono uno scansafatiche, che non sono in grado di giocare, che non so tirare, tutto quello che vuole. Per me va bene, non me la prendo. Ma allo stesso tempo non ho bisogno della vostra c***o di approvazione. Io rispetto la posizione di tutti se tutti rispettano la mia. Non ho bisogno di difendermi da nessuno. Se la gente pensa che io non debba essere nella NBA è semplicemente uno scherzo, o una cosa che dicono perché non gli piaccio come persona – che sia per gelosia o per qualcos’altro. Ma ci rido su e l’affronto con il sorriso perché non ho bisogno di karma negativo, sprecando le mie energie cercando di difendermi da persone del genere”.

L’amore per il gioco e le prospettive per il futuro

Al di là della difesa o meno dal “rumore esterno”, Derrick Rose dovrà dimostrare soprattutto di essere un giocatore utile e funzionale per la rotazione di coach Thibodeau, un allenatore che evidentemente sa come sfruttare le sue qualità. Ad ogni modo, per Rose – che negli ultimi mesi si è allenato da solo nelle palestre di Cleveland State – è già importante aver avuto una nuova chance: “Non sento di dover dimostrare nulla: sono più felice di giocare di nuovo a pallacanestro sapendo di aver dato tutto quello che ho. Questa nuova fase della mia vita mi preparerà a ciò che farò dopo il basket, ma fintanto che ci sono dentro, la pallacanestro mi assorbe totalmente. Non penso a nient’altro: non ho una fondazione, non ho tutte le altre cose che i giocatori fanno perché il basket è la priorità numero 1. Non posso amare due cose allo stesso tempo: per il modo in cui amo questo gioco e per quanto ho sacrificato, sono all-in. Sono all-in fino al giorno in cui non mi sentirò mentalmente e fisicamente prosciugato, darò tutto quello che ho. Poi passerò ad un’altra fase della mia vita per la quale mi sto organizzando, ma per il momento voglio dare tutto me stesso al basket”. Quando parla di sacrifici, il riferimento è evidentemente a tutte le volte in cui ha dovuto lavorare per recuperare dai tantissimi gravi infortuni subiti in carriera. “La maggior parte dei giocatori si sarebbe ritirata dopo tre operazioni, considerando in che stabilità economica mi ritrovo. Io ne ho avute cinque, ma amo ancora il gioco e ho ancora voglia di dare tutto quello che ho. E lo faccio anche per le generazioni future: ho due bambini piccoli, e quando cresceranno e dovranno affrontare momenti difficili, voglio poter dire loro ‘Non ci sono scuse, guardate quello che ho fatto io’. Voglio far crescere individui forti, che siano in grado di aiutare la nostra società”. 

L’obiettivo: tornare a fare strada nei playoff

L’obiettivo è solo uno, quello di qualunque altro giocatore: provare a vincere. E a Minneapolis potrà farlo con diversi giocatori e assistenti allenatori con i quali ha condiviso lo spogliatoio già ai bei tempi di Chicago: “Ogni giocatore che ha fatto parte di quella squadra ogni tanto ripensa a quando le cose andavano alla grande. Tutti ci spingevamo l’un l’altro perché volevamo sapere cosa si provava a vincere. È un po’ come quando conquisti un titolo: subito dopo lo vuoi fare di nuovo. Noi al massimo siamo arrivati alle finali di conference, ma voglio tornarci di nuovo. Voglio avere l’opportunità di sentire cosa si prova a vincere un titolo, anche solo per poter dire che l’ho fatto. Poi, una volta arrivati lì, non sai mai cosa può succedere”. A Minneapolis intanto vogliono tornare ai playoff dopo 14 anni di assenza: tutto quello che verrà dopo sarà tanto di guadagnato. La lunga rincorsa alla post-season comincia dalla sfida con i Golden State Warriors e il suo debutto con la nuova maglia, in diretta stasera alle 20:30 su Sky Sport 3 HD.

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