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NBA, i risultati della notte: Toronto fa nove in fila, Towns e Davis trascinano Minnesota e New Orleans

NBA

Per il terzo anno consecutivo i Raptors toccano le 50 vittorie: "Ma l'obiettivo è il trofeo dorato", avverte DeMar DeRozan. Serata trionfale per le squadre della Western Conference: i 37 punti di Karl-Anthony Towns e i 31 di Anthony Davis guidano T'Wolves e Pelicans, vincono anche Utah, Dallas e le due squadre di Los Angeles, torna al successo San Antonio

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Washington Wizards-Minnesota Timberwolves 111-116

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Con due delle superstar di squadra assenti, John Wall da una parte, Jimmy Butler dall’altra, il ruolo di protagonista della serata spetta di diritto a Karl-Anthony Towns, che segna 13 dei 17 tiri che tenta per 37 punti cui aggiunge anche 10 rimbalzi e 2 stoppate, uno sforzo decisivo per tenere in gara i suoi T’Wolves sul parquet di Washington e poi favorire il sorpasso in un quarto quarto vinto 34-21 e segnato dalla mano caldissima di Nemanja Bjelica che segna 13 dei suoi 17 punti totali nell’ultimo parziale, con un perfetto 5/5 dal campo che include anche un 3/3 dall’arco. Sotto di 10 punti con una decina di minuti da giocare, il break dei Timberwolves è fulminante: un 20-3 che li porta sopra di 7 con cinque minuti e mezzo da giocare. “Abbiamo perso perché non siamo riusciti a fermarli sotto canestro”, dice coach Scott Brooks e i numeri gli danno ragione: per la quarta gara in fila Washington concede almeno 60 punti in area agli avversari (64 da Minnesota, che tira con il 53% dal campo). Tutto il quintetto di coach Thibodeau (più Jamal Crawford dalla panchina) va in doppia cifra, con 16 punti anche per Andrew Wiggins e 13 per Jeff Teague (11 minuti senza punti, invece, per Derrick Rose). A Washington non basta la miglior prestazione stagionale di Markieff Morris a quota 27 con 10/15 dal campo, mentre 19 li aggiunge Bradley Beal e 15 con 7 assist, 8 rimbalzi e 3 recuperi Tomas Satoranksy.

Brooklyn Nets-Toronto Raptors 102-116

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Brooklyn ha perso 13 delle ultime 15, Toronto vinto 15 delle ultime 16 ma la partenza razzo dei padroni di casa – e in particolare di D’Angelo Russell – fa capire che il risultato non è così scontato come può sembrare: la guardia dei Nets segna i primi 7 tiri della sua gara, tutti da tre, per confezionare un primo quarto da 24 punti, cui si aggiungono i 16 dei compagni per un totale di 40, record eguagliato del Barclays Center per i primi dodici minuti di una gara. Brooklyn è sopra di 8 ed estende il vantaggio a +10 all’intervallo e poi perfino a +15 in apertura di terzo quarto. Quando arriva però puntuale la reazione della miglior squadra della Eastern Conference: con un parziale di 15-0 Toronto impatta a quota 74. Ma i parziali dei Raptors non sono finiti: C.J. Miles segna tre triple consecutive in un break di 14-4 che porta avanti i suoi e quando i Nets si rifanno sotto a -3 ci pensano 7 punti consecutivi di DeMar DeRozan (15 in totale per lui) a chiudere definitivamente l’incontro. Il migliore per i canadesi è un Jonas Valanciunas da 26 punti e 15 rimbalzi, ma gli ospiti hanno anche 15 punti da Fred VanVleet, il migliore dalla solita ottima panchina che produce 50 dei 116 punti di squadra (contro i 38 della second  unit avversaria). Russell si ferma a 3/14 dopo il primo quarto on fire e chiude con 32 punti, mentre 19 li aggiunge Rondae Hollis-Jefferson in uscita dalla panchina. Toronto tiene i padroni di casa a 35 punti in tutto il secondo tempo e raggiunge quota 50 vittorie in stagione per il terzo anno consecutivo, centrando la nona vittoria in fila (16 delle ultime 17) ed eguagliando anche due record di franchigia, quella per successi esterni consecutivi (7) e quella per numero di gare con almeno 100 punti a referto in fila (20).

New Orleans Pelicans-Charlotte Hornets 119-115

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I Pelicans avevano fatto seguire due sconfitte con meno di 100 punti segnati alle dieci vittorie in fila con almeno 114 a tabellone: Anthony Davis è contento che il ritmo si sia alzato nuovamente nella sfida contro Charlotte con 28 punti ottenuti in contropiede e la bellezza di 78 nell’area pitturata, per un totale di 119 che assicura ai padroni di casa la vittoria contro Charlotte. Proprio Davis ha le cifre più roboanti a fine serata (31 punti, 14 rimbalzi, 5 stoppate) ma sono in tanti a contribuire in casa Pelicans: Rajon Rondo mette tutti in ritmo con 17 assist uniti a 12 punti e Jrue Holiday chiude a quota 25 (con 9 assist) ma ne segna 10 negli ultimi 2:39 di gara, dando lo strappo decisivo alla gara. In realtà Charlotte con una palla recuperata di Nicolas Batum e una tripla di Kaminsky torna a -2 a 4.5 secondi dalla fine, ma due liberi di Anthony Davis mandano i titoli di coda. I padroni di casa contano 7 giocatori con almeno 11 punti a referto e tirano di squadra il 50% ma a far notizia è sempre il n°23, che per la quarta volta in stagione manda a libri una prestazione da 30+10+5, il massimo nella NBA dai tempi di Shaquille O’Neal che ne confezionò cinque nella stagione 2000-01. Charlotte ha 42 punti dalla panchina, guidata dai 21 con 9/13 al tiro di Frank Kaminsky, e 22 a testa dalla coppia Dwight Howard (con anche 11 rimbalzi e 3 stoppate)-Kemba Walker, ma per la squadra del North Carolina è il sesto ko in sette gare. 

Chicago Bulls-L.A. Clippers 106-112

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“Beh, abbiamo vinto: è tutto quello che ho da dire su questa partita”. E in effetti non c’è molto da aggiungere alle parole di Doc Rivers: i Clippers hanno aggiunto una vittoria al loro bottino, ma senza entusiasmare o incantare in quel di Chicago. Ai losangeleni – sempre privi di Danilo Gallinari e probabilmente senza Avery Bradley fino a fine stagione, visto che si è sottoposto a operazione chirurgica per risolvere un problema muscolare all’area pelvica – sono bastati un DeAndre Jordan dominante (29 e 18 rimbalzi) e un Lou Williams preciso (26 punti con 13/14 ai liberi) per avere ragione dei Bulls. Per i padroni di casa si tratta dell’ottava sconfitta nelle ultime 11 gare, arrivata senza poter contare su Lauri Markkanen (fermato da un problema alla schiena) e con un Zach LaVine in difficoltà con 3/13 al tiro per 10 punti. Sono andati meglio Bobby Portis dalla panchina (19+9) e Kris Dunn (18), ma i Bulls sono ancora alla ricerca di una loro identità, prima ancora delle vittorie. Esattamente l’opposto di quanto cercano i Clippers, che hanno bisogno di tutto il “fieno in cascina” possibile nella tremenda corsa per i playoff a Ovest. “Nella situazione in cui siamo, il nostro margine di errore è minimo e dobbiamo sempre farci trovare pronti”. Bisogna fare in fretta: giovedì notte faranno visita agli Houston Rockets.

Los Angeles Lakers-Denver Nuggets 112-103

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Dopo due sconfitte nei primi due incontri stagionali contro Denver (e parecchie storie tese con Jamal Murray, individuato come nemico numero uno dal pubblico di L.A.) i Lakers si godono una dolce vendetta rimontando i Nuggets da -13 con meno di 15 minuti da giocare e finendo per vincere la loro ottava gara nelle ultime dieci disputate. Il quarto quarto della rimonta appartiene di diritto a Isaiah Thomas, che a Boston si era fatto amare proprio per i suoi expoit nella frazione conclusiva delle gare: IT segna 12 dei suoi 23 punti coronando una super serata della coppia Julius Randle-Kyle Kuzma, entrambi autori di 26 punti e 13 rimbalzi, con il rookie da Utah che ne segna 24 dei suoi 26 dopo l’intervallo. “È stata una gara dura e noi siamo stati più duri di loro”, le parole di Thomas alla sirena. Lonzo Ball tira male per la seconda gara consecutiva (solo 2/11, con 1/7 da tre per 5 punti) ma chiude con 9 rimbalzi, 8 assist, 3 recuperi, 2 stoppate e il miglior plus/minus di serata (+18, come fa notare coach Walton), mentre Brook Lopez contribuisce con 17 punti. Wilson Chandler è il miglior marcatore dei suoi con 26 punti cui aggiunge anche 10 rimbalzi: sfiora soltanto la doppia doppia Nikola Jokic (15+9) mentre Jamal Murray chiude con 18, 6 rimbalzi e 4 assist una serata in cui viene fischiato dal pubblico dello Staples dall’inizio alla fine della partita, colpevole di aver ecceduto in qualche comportamento poco gradito nei finali di partita delle precedenti sfide (con scaramucce non solo verbali con Lonzo Ball e coach Luke Walton). 

San Antonio Spurs-Orlando Magic 108-72

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C’era bisogno solamente di una vittoria e una vittoria è arrivata per i San Antonio Spurs, che dopo essere scivolati al decimo posto nella conference si rialzano risalendo al nono, complice la sconfitta di Denver a Los Angeles. Un successo arrivato grazie al ritorno di LaMarcus Aldridge, autore di 24 punti in una partita dominata in lungo e in largo contro gli Orlando Magic tenuti al loro minimo stagionale. “Nell’ultimo periodo la nostra difesa era crollata, e non possiamo permettercelo” ha commentato coach Popovich sulla prestazione dei suoi, avanti di 25 già all’intervallo e poi anche di 39 nell’ultimo quarto. “Ci sono sere in cui proprio non riusciamo a segnare, ma la difesa deve sempre sostenerci. Siamo stati una delle migliori squadre in difesa della lega per la maggior parte dell’anno e dobbiamo tornare a esserlo”. Purtroppo per i texani, però, le buone notizie finiscono qui: contrariamente a quanto circolato nei giorni scorsi, Kawhi Leonard non tornerà in campo giovedì notte contro New Orleans e saranno i suoi medici che lo hanno seguito a New York a decretare – oltre a lui e a Popovich – quando potrà indossare di nuovo la maglia nero-argento. 

Utah Jazz-Detroit Pistons 110-79

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Non occorre andare oltre il primo quarto della sfida di Salt Lake City per raccontare la settima vittoria in fila (la 19^ delle ultime 22) degli Utah Jazz, che nei primi dodici minuti tirano 17/21 dal campo (l’81%!) e doppiano i Pistons 42-21 sulla scia del quarto offensivamente perfetto del quartetto Rudy Gobert, Jonas Jerebko, Derrick Favors e Jae Crowder, ciascuno di loro autore di 3/3 al tiro. A fine serata sono sei i giocatori di Quin Snyder in doppia cifra, guidati dai 22 con 12 rimbalzi di Rudy Gobert: da quando il centro francese è tornato in mezzo all’area dei Jazz, il 19 gennaio scorso (quasi due mesi fa), Utah ha perso un totale di 4 partite. A Detroit non sono bastati i 18 punti di Luke Kennard, la doppia doppia (13 con 11 rimbalzi) di Andre Drummond e 14 recuperi (per un totale di 24 palle perse dei Jazz) per evitare il decimo ko esterno consecutivo, che coincide con l’undicesia sconfitta nelle ultime 14 gare giocate. 

New York Knicks-Dallas Mavericks 97-110

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C’è una squadra che sta risalendo forte nella lotta per il tanking e sono i New York Knicks: dopo il tremendo infortunio di Kristaps Porzingis che ha messo fine alle loro speranze di playoff, i newyorkesi hanno tirato i remi in barca vincendo solo una delle ultime 17 partite disputate, rientrando di gran carriera tra le peggiori squadre della lega nonostante avessero già conquistato 23 vittorie. Perdendo anche contro Dallas ora i Knicks hanno solo 5.5 partite di “distanza” dall’ultimo posto occupato da Memphis, l’unica squadra con una striscia più lunga di sconfitte (18) rispetto alle loro 8. Per i Mavs, invece, si tratta della terza vittoria nelle ultime quattro, perdendo solamente contro gli Houston Rockets. “Stiamo giocando duro: ovviamente ci sono squadre che stanno puntando a perdere in questo momento, ma noi vogliamo ancora vincere e solo dopo vedremo come finiremo al Draft” ha dichiarato Dirk Nowitzki, il quale non era al corrente che si tratta della prima vittoria in trasferta dei Mavs da oltre un mese. Il merito va ai 30 punti di Harrison Barnes e alla scintilla accesa da Yogi Ferrell, autore di 8 dei suoi 10 punti nel parziale di 14-0 che ha cambiato la gara nel terzo quarto. A New York, rientrata al massimo a -4 con i 16 punti di Trey Burke, non sono serviti a nulla i 21 di Michael Beasley e i 19 di Tim Hardaway Jr. e neanche la visita in spogliatoio di Porzingis, che salterà tutta questa stagione e almeno la prima parte della prossima.