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NBA Finals, Klay Thompson e l'infortunio: "È il più duro della lega". Ci sarà in gara-3?

NBA

In gara-2 non doveva esserci e invece è risultato ancora una volta decisivo, confermando la sua capacità di sopportare il dolore: "Essere duri non vuol dire urlare o cercare lo scontro, Thompson è davvero uno dei giocatori più caparbi dell'intera lega"

A fine partita, abbagliati dalle triple e dai 33 punti di Steph Curry, in molti non hanno notato l’atteggiamento tenuto da buona parte dei giocatori degli Warriors, che sono andati ad accertarsi delle condizioni fisiche di Klay Thompson: Nonostante la caviglia gonfia, il n°11 è stato perfetto come al solito nel suo ruolo di tuttofare su entrambi i lati del campo. Draymond Green infatti non ha avuto dubbi in conferenza stampa: “Klay è uno dei ragazzi più duri e caparbi, se non il più duro con cui abbia giocato. Quanto fatto in gara-2 è soltanto il microcosmo che racconta bene le sue capacità. Nessuno gli darà mai merito per questo soltanto perché non passa il tempo a cercare contatti o dare botte a destra e sinistra sul parquet”. Il suo atteggiamento zen e rilassato nei confronti del basket può trarre in inganno, ma la durezza e la resa del suo gioco parlano per lui. Tutti nello spogliatoio degli Warriors lo pensano, a partire da coach Kerr che segue il solco tracciato dalle parole pronunciate da Green: “È un credito che si è conquistato sul campo, grazie al lavoro di ogni giorno. Non ha mai saltato una partita di playoff nella sua carriera. Ha rinunciato soltanto a una manciata di gare in tutta la sua carriera, alcune delle quali soltanto perché ho insistito affinché riposasse. Quest’anno per la prima volta è stato costretto a tirare il fiato un paio di settimane, ma ha continuato a essere una macchina in allenamento. È sempre stato lì con noi, puoi sempre contare su di lui, ogni singolo giorno. La durezza è questa, sono d’accordo con Draymond. È una consapevolezza silenziosa, unita alla resilienza. Penso che Klay rappresenta al meglio tutto questo, lo fa ogni sera che scende sul parquet. Non ho altro da dire, oltre che sottolineare di nuovo che possiamo sempre contare su di lui”. Per questo pensare a una sua assenza in gara-3 a Cleveland sembra paradossale: “Cercherò di non forzare troppo, riposare e farmi trovare preparato per la prossima partita”. Considerando il personaggio, non perderà di certo occasione per proseguire la sua striscia da record.

Ben 100 presenze in fila ai playoff: nessuno come lui agli Warriors

Con una caviglia gonfia e a tre giorni di distanza da una distorsione del genere infatti, in molti erano convinti che non avrebbe avuto modo di scendere sul parquet: “Certo, non c’era modo di pensare il contrario”, sottolinea Green. “Chiedevo a lui degli aggiornamenti e come al solito diceva che era tutto ok, che la situazione della sua caviglia sarebbe migliorata”. Prima della palla a due di domenica, tutti guardavano verso Klay Thompson in silenzio nello spogliatoio, osservandone i movimenti per valutare il modo in cui poggiava il piede a terra. “Non ho nulla”, continuava a ripetere ai suoi compagni, che stentavano a credere nel fatto che sarebbe riuscito a mettere piede in campo. Un’ipotesi diventata più remota nelle ore precedenti alla gara-2, tanto che lo stesso Green ha raccontato di aver preallertato Nick Young, convinto che avesse bisogno di una motivazione extra in vista di una possibile partenza da titolare. Senza Thompson infatti sarebbe toccato a lui scendere sul parquet alla palla a due e per quello aveva deciso di scrivergli dei messaggi: “Gli ho ricordato che avrebbe giocato dei minuti importanti perché Klay non ci sarebbe stato e lui mi ha risposto ‘Cosaaaaaaa?’”. Zaza Pachulia invece, parlando in confidenza con degli amici preoccupati quanto lui, non aveva dubbi: “Si vedeva chiaramente che faceva fatica a camminare, anche se sapevo che avrebbe atteso fino all’ultimo pur di esserci. È un ragazzo molto duro, in tanti avrebbero preferito evitare complicazioni e fermarsi. Lui no, è sintomo di carattere e personalità”. Il n°11 degli Warriors è riuscito dunque a superare anche questo ennesimo problema fisico, tagliando per primo il traguardo delle 100 presenze consecutive ai playoff nella storia di Golden State (Curry ad esempio ne ha perse parecchie per strada a causa dei diversi infortuni): “Non avevo mai realizzato quanto si usino le caviglie fino a quando non ne hai una dolorante”, ha chiosato in conferenza stampa, seduto di fianco a Curry, che ha prontamente risposto: “Ti sarebbe bastato chiedere a me”.

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