NBA, Danny Green sulla sirena: Toronto passa a Orlando. Vincono Blazers e Nets

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I Raptors si confermano la miglior squadra NBA mettendo fine alla striscia di tre successi in fila dei Magic. Portland sempre più prima a Ovest con 60 punti della coppia Lillard-McCollum. Brooklyn firma un quarto quarto da 30-15 per battere Miami a domicilio

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Orlando Magic-Toronto Raptors 91-93

In estate i Toronto Raptors hanno investito su un giocatore da San Antonio proprio per momenti come questi, fiduciosi che gli sarebbe tornato utile nei finali di partita punto a punto. Solo che sul campo di Orlando non è Kawhi Leonard l’eroe di serata per i canadesi bensì Danny Green, che prima si fa battere in difesa da Fournier per il canestro che impatta la gara a 2.3 secondi dalla fine ma poi si redime sull’ultimo possesso e manda a segno i due punti della vittoria Raptors lasciando solo 0.5 secondi sul cronometro. “Molti allenatori non mi avrebbero concesso la fiducia che coach Nurse mi ha dato dopo il mio errore difensivo su Fournier”, ha commentato Green, autore di 13 punti con 5/13 al tiro. Il suo ex compagno agli Spurs Kawhi Leonard resta il miglior marcatore degli ospiti a quota 18, mentre Pascal Siakam e Serge Ibaka ne aggiungono rispettivamente 15 e 14 (con 9 rimbalzi). Toronto si conferma così la squadra col miglior record NBA (14-14) e mette fine nel modo più crudele alla striscia di tre successi consecutivi degli Orlando Magic, che hanno 22 dei 27 punti di Evan Fournier nel secondo tempo, 16 da Aaron Gordon e 14 con 18 rimbalzi da Nikola Vucevic. I canadesi sono in vantaggio anche di 18 punti nel secondo quarto (40-22) grazie a una difesa che lo stesso coach Nurse elogia apertamente (“Incredibile nei primi 24 minuti e poi negli ultimi 12”) ma nel terzo periodo il parziale dei Magic dice 38-26 e i padroni di casa vanno addirittura sopra di 2 in apertura dell’ultima frazione. Da lì in poi, però, sbagliano 11 tiri consecutivi, anche se Toronto fa di tutto per non approfittarne commettendo 8 delle 16 palle perse negli ultimi dodici minuti di gioco: a decidere allora sono le giocate singole nei secondi decisivi, e dopo il canestro di Fournier arriva la magia di Green a dare ai canadesi la seconda vittoria in fila dopo tre ko consecutivi. 

New York Knicks-Portland Trail Blazers 114-118

I Knicks di questi tempi – giunti alla loro quinta sconfitta consecutiva – non sono forse il test più significativo, ma Portland lascia il Madison Square Garden con una vittoria che porta con sé un messaggio: i Blazers fanno sul serio. Dopo aver perso le prime due gare del giro di sei trasferte, la squadra dell’Oregon fa seguito al successo sul campo di Washington espugnando il Garden con 60 punti combinati della coppia C.J. McCollum-Damian Lillard: il primo chiude a 31, il secondo aggiunge 8 assist e 6 rimbalzi ai suoi 29 punti. Ora le ambizioni dei Blazers vanno misurate nelle ultime due gare esterne che li aspettano, sul campo di Milwaukee e Golden State (entrambe 8-1 tra le mura amiche), ma Lillard e compagni affrontano le due sfide forti del loro primo posto nella Western Conference. Diversa la situazione in casa Knicks: coach Fizdale retrocede il rookie Mitchell Robinson in panchina e gli preferisce Enes Kanter (solo 7 punti con 7 tiri per lui), dando anche il primo quintetto stagionale a Mario Hezonja (2 con 1/5 la sua flebile risposta). I cambi non portano i risultati sperati: né i 32 punti di Tim Hardaway Jr. (terzo trentello consecutivo per lui) né i 19 dalla panchina di Trey Burke (ne segna 16 il suo rimpiazzo in quintetto, Emmanuel Mudiay) salvano i bluarancio dalla sconfitta  e da un triste terzultimo posto nella Eastern Conference.

Miami Heat-Brooklyn Nets 92-104

La più grande verità relativa a Heat-Nets la pronuncia coach Kenny Atkinson a fine gara: “Non è certo stata una bella partita – dice – ma abbiamo difeso alla grande”. Per lunghi tratti “vietata ai minori”, la sfida della American Airlines Arena vede le due squadre combinare per 81 punti (42-39 Heat) alla fine del primo tempo, il totale più basso fin qui fatto registrare in tutta la NBA da inizio stagione. Miami mantiene il +3 anche al via dell’ultimo quarto, quando se possibile fa ancora peggio: tira 4/19 dal campo (con 0/7 da tre) e 7/13 dalla lunetta, sprecando così il decimo 20/20 (21 punti e 23 rimbalzi) in carriera di Hassan Whiteside. La squadra di coach Spoelstra, ancora senza Goran Dragic (e anche Tyler Johnson) subisce così la quinta sconfitta in fila (mai nella storia degli Heat si sono centrati i playoff dopo una serie negativa del genere), punita dai 20 punti di D’Angelo Russell, dai 16 di Spencer Dinwiddie e da un ottimo Jarrett Allen, in doppia doppia a quota 13 punti e 14 rimbalzi.

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