04 dicembre 2018

NBA, il caso di meningite che ha messo a rischio il titolo dei Golden State Warriors

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Nello scorso marzo gli Warriors hanno affrontato il concreto rischio di un contagio di meningite, contratta da un venditore a contatto quotidiano con il cibo della squadra. Una preoccupazione che ha messo a rischio il loro titolo, come rivelato dall'ex David West

Durante i festeggiamenti per il titolo e le classiche interviste tra un sorso di champagne e l’altro, David West – grande anima dello spogliatoio dei Golden State Warriors – sorprese tutti con delle dichiarazioni che lì per lì lasciarono molti perplessi: "Abbiamo un rapporto talmente stretto che non sapete nemmeno che cosa abbiamo affrontato. Provate pure a scoprirlo. Non abbiamo nessuno che spiffera in questa squadra". Più o meno subito sono partite le speculazioni: a cosa si riferiva West? A una rissa di cui nessuno aveva saputo nulla? A un pesante litigio tra le stelle della squadra? Per uno spogliatoio del quale si viene a sapere quasi tutto – dalla celebre volta in cui Draymond Green appese Steve Kerr al muro fino alle parole dello stesso numero 23 nei confronti di Kevin Durant di poche settimane fa –, sembrava strano che qualcosa di così grosso fosse sfuggito ai media che seguono la squadra quotidianamente.

Dopo tanti mesi, The Athletic attraverso il proprio insider Sam Amick è riuscito a scoprire cosa è davvero successo: lo stesso West ha rivelato che a metà marzo gli Warriors hanno fatto i conti con il serio rischio di un contagio di meningite. Un venditore esterno che gestiva il cibo della squadra su base quotidiana aveva contratto una forma contagiosa della malattia, che fortunatamente è riuscito a superare tornando poi al suo normale posto di lavoro. La situazione però era abbastanza grave da portare la maggior parte dei giocatori e dello staff a sottoporsi a un ciclo di vaccini, spostare un allenamento nella vicina Oracle Arena mentre la practice facility veniva messa in sicurezza e chiudere temporaneamente la sala da pranzo della squadra, facendo mangiare i giocatori in un altro luogo. Insomma, non proprio una situazione tranquilla da affrontare nel bel mezzo di una stagione e a meno di un mese dall’inizio dei playoff, peraltro in un periodo in cui diversi giocatori erano alle prese con degli infortuni delle proprie stelle (tra cui entrambi gli Splash Brothers). "Se siamo riusciti a superare tutto quello, allora possiamo superare qualsiasi cosa" ha commentato oggi West raccontando quanto successo.

Le parole di West, Pachulia e McGee: "Situazione fuori di testa"

Le parole di West dopo la conclusione delle Finals erano arrivate in risposta a una domanda sulla possibilità di considerare "più facile" il titolo appena vinto rispetto a quello dell’anno precedente. "Ma che diavolo di domanda era? Nessuna stagione è facile" ha ricordato oggi il due volte campione NBA. "La gente dava per scontato che le cose fossero facili, che tutto andasse avanti da solo perché eravamo pieni di giocatori di talento e che non avessimo combattuto per nulla. Ma non era per niente così, non lo è mai. Ci sono sfide da superare in ogni stagione NBA, e in quel momento mi è tornato in mente quello che avevamo dovuto superare con la meningite. È stata una grossa preoccupazione, visto che eravamo tutti coinvolti. È stato fuori di testa da affrontare nel cuore della stagione. Ma ancora una volta ha mostrato la forza dell’organizzazione nell’affrontare tutto quello che è successo e, soprattutto, facendo in modo che nulla uscisse al pubblico".

Dopo che West ha scoperchiato il vaso di Pandora, anche altri ex membri degli Warriors hanno parlato di quanto successo. Uno di questi è Zaza Pachulia, oggi membro dei Detroit Pistons: "Ovviamente all’inizio tutti hanno dato fuori di matto. Ma dopo aver parlato coi dottori e aver fatto tutto quello che serviva, la situazione si è sistemata. La risposta è stata immediata, ci hanno chiarito quali potessero essere i sintomi e ci hanno detto quanto fosse pericoloso quello che era successo. Le probabilità che contraessimo la malattia erano però minime, visto che nessuno di noi era entrato direttamente in contatto con il venditore. Alla fine è andato tutto bene, ma all’inizio è stata dura – e parecchio spaventoso". Spaventoso? Forse per qualcuno, ma di sicuro non per JaVale McGee, che dall’alto della sua saggezza ha commentato così quanto successo: "Io sono cresciuto nel ghetto: la meningite non è una cosa che mi spaventa". Tutto è bene ciò che finisce bene.

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