06 dicembre 2018

NBA, Towns, Covington e Wiggins: il momento d'oro dei Minnesota Timberwolves

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Dopo la trade di Jimmy Butler, la squadra di Tom Thibodeau ha vinto nove delle dodici partite disputate, portandosi per la prima volta sopra il 50% di vittorie in stagione. Merito delle responsabilità prese da Karl-Anthony Towns e dall'impatto difensivo di Robert Covington, con Andrew Wiggins che finalmente sta salendo di livello

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Quando la proprietà e la dirigenza dei Minnesota Timberwolves hanno deciso che era arrivato il momento di scambiare Jimmy Butler, la squadra era reduce da cinque partite consecutive perse in trasferta, tra cui l’ultima sul campo dei Sacramento Kings. Quello è stato considerato da tutti il "fondo" dell’esperienza di Butler a Minneapolis, il punto di non ritorno: con un record di 4-9 buono solo per uno dei primi posti su tankathon.com, non si poteva più davvero continuare così. Anche perché alle porte c’era un periodo del calendario molto favorevole, con dieci partite in casa su dodici, ma anche molto preoccupante dal punto di vista della proprietà, perché ad inizio anno il pubblico di Minneapolis si è dimostrato ancora più freddo del solito nei confronti della (non seguitissima) squadra. L’addio di Butler e l’inserimento di due "pezzi" come Robert Covington e Dario Saric non ha cambiato particolarmente gli animi dei tifosi — anche ieri notte contro Charlotte il Target Center era pieno solo al 58%, e nella NBA nessuno fa meno del loro 75.4% di riempimento medio —, ma se non altro ha cambiato di parecchio le prospettive della squadra, che ha davvero cambiato marcia. Tracciando un bilancio di queste dodici partite affrontate senza Butler   bisogna registrare innanzitutto che i T’Wolves ne hanno vinte nove, raccogliendo sconfitte solo contro Memphis in un matinée domenicale, Denver giocandosela fino all’ultimo e Boston trascinata dalla miglior prestazione stagionale di Gordon Hayward. Per il resto sono arrivati solo successi e per la prima volta in stagione la squadra di Tom Thibodeau si è issata sopra il 50% di vittorie con il record di 13-12, nominalmente alla pari dei Dallas Mavericks ottavi ma decimi per gli svariati tie-breaker che decidono le classifiche della NBA. 

Il rinnovato ambiente nello spogliatoio: "Ora l’atteggiamento è positivo"

In ogni caso si tratta di un cambio di marcia deciso da parte di una squadra che nelle prime 13 partite sembrava aver perso del tutto la sua anima. Non sono solamente i risultati a essere incoraggianti, ma anche il modo in cui sono arrivati: nelle ultime due sfide interne contro Houston e Charlotte, in particolare, la squadra ha mostrato una voglia di combattere e di impegnarsi che sembrava non appartenerle, trovando il modo da riemergere dai momenti di difficoltà che inevitabilmente questo roster attraversa. Stando a quello che raccontano i protagonisti, ora nello spogliatoio alzare la voce è ammesso e concesso senza che qualcuno (fin troppo facile pensare a Jimmy Butler) ritenga di avere ragione a prescindere. "I ragazzi dicono quello che pensano in maniera positiva, tutti vogliono fare qualcosa di buono" ha detto il leader dello spogliatoi Taj Gibson raccontando di come un confronto acceso ma accettato da tutti abbia cambiato la gara contro Houston, vinta in rimonta dai T’Wolves con un secondo tempo da 58-29 dopo il -14 dell’intervallo. Anche contro gli Hornets nell’ultima partita i padroni di casa hanno fatto la voce grossa nel finale, confezionando un ultimo quarto da 35-18 in cui Karl Anthony Towns ha mostrato a tutti di che pasta è fatto.

L’assunzione di responsabilità di Karl-Anthony Towns

Proprio Towns è il volto di copertina di questo momento d’oro dei T’Wolves. Il lungo domenicano, a lungo oggetto delle critiche di Butler così come del suo allenatore, sembra aver davvero cambiato marcia da quando i galloni del "giocatore franchigia" gli sono stati definitivamente affidati. Un cambiamento che non si rispecchia tanto nelle cifre grezze, quanto nel coinvolgimento e nella leadership che sta provando ad esercitare su uno spogliatoio in cui la sua voce non è stata spesso ascoltata negli ultimi anni. Ora però il pallone deve necessariamente passare dalle sue mani quando la partita si decide perché non c’è nessun Jimmy Butler che possa creare vantaggi come lo fa Towns: a inizio stagione il lungo era il terzo giocatore per Usage Rate nei quarti quarti con il 22.9% che passavano dalle sue mani, ben distante dal 29.5% di Butler e il 26.6% di Derrick Rose. Ora è il primo con il 27.5%, davanti al 24% di Andrew Wiggins e al 23.5% di Rose, segno che finalmente il gioco passa dalle sue mani e che i compagni si fidano di più nel gestire la fase offensiva attraverso di lui, che dal canto suo è un po’ più assertivo nel prendere posizione e assumersi le sue responsabilità.

Il rendimento difensivo dopo l’arrivo di Robert Covington

Al di là della leadership, però, quello che davvero è cambiato è il rendimento difensivo della squadra. A livello di attacco infatti i T’Wolves sono migliorati relativamente poco rispetto a quando c’era Butler, circa un punto segnato su 100 possessi, ma è in difesa che si è passati dalla notte al giorno. Prima dello scambio Minnesota concedeva 113.9 punti su 100 possessi, un’enormità per qualsiasi squadra e specialmente per una di Thibodeau, mentre ora ne fanno segnare solo 102.5, una cifra che su base stagionale li vedrebbe al secondo posto dietro gli Oklahoma City Thunder. Un cambio di impatto difensivo che si rispecchia bene nel Net Rating della squadra — da -6.3 a +6.3 dopo lo scambio — e dalle cifre a rimbalzo difensivo (+6% rispetto a prima), portando anche a un miglioramento delle percentuali in attacco (+2.5% di percentuale effettiva). Un cambiamento che porta il nome e il cognome di Robert Covington, che sta giocando una stagione da candidato al premio di difensore dell’anno: anche in un momento molto positivo come quello che stanno vivendo i T’Wolves, nei minuti in cui Thibodeau non lo tiene in campo il rendimento difensivo della squadra passa da 99.5 a 104.5. Anche solo per questo dato il suo allenatore non lo metterebbe mai in panchina — Taj Gibson ha suggerito con un sorriso a “RoCo” di tenersi pronto a giocare 40 minuti ogni sera perché "difende troppo bene" —, ma è soprattutto l’impatto avuto su tutti gli altri ad aver cambiato il rendimento del gruppo. 

Un ritrovato Andrew Wiggins e la prova del nove del prossimo mese

A tutto questo bisogna aggiungere anche che finalmente Andrew Wiggins sembra essersi svegliato dal torpore: nelle prime gare senza Butler il canadese era sembrato ancora più abulico del solito, crollando a livello di percentuali e di impatto sulla partita. Nelle ultime due invece ha mostrato il volto migliore di se stesso, cambiando difensivamente la gara contro i Rockets e segnando il suo massimo stagionale da 26 punti contro Charlotte, aggiungendo anche 6 rimbalzi e 5 assist nella prestazione più completa della stagione. Wiggins si è anche esibito in un inconsueto urlo e occhiataccia nei confronti di Cody Zeller dopo avergli schiacciato in testa arrivando a rimbalzo d’attacco, un raro momento in cui ha mostrato delle emozioni sul campo da pallacanestro e che hanno fatto ben sperare Gibson: "Si comporta come un 30enne, non mostra mai nulla. Ma si vede che si sta impegnando parecchio in questo momento: ora ha davvero fame". E con lui ce l’hanno tutti i T’Wolves, che dopo aver cavalcato il miglior mese di Derrick Rose da diversi anni a questa parte, hanno davanti a loro dieci partite in trasferta nelle prossime tredici, a partire dai difficili campi di Portland e Golden State. Nel prossimo mese scopriremo se questa squadra ha davvero svoltato e se la Western Conference ha un’altra candidata seria ai playoff.

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