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12 febbraio 2019

NBA, i New York Knicks sono un disastro e in estate le cose potrebbero (non) cambiare

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Ben 17 sconfitte in fila - peggior striscia nella storia della franchigia - Kristaps Porzinigis è andato via e nessuno garantisce che nei prossimi mesi arriverà la prima scelta al Draft e un paio di grandi free agent a caccia di una squadra. É il momento di preoccuparsi sul serio in casa Knicks?

KNICKS, NELLA CAMPAGNA ABBONAMENTI SPUNTA DURANT

“Zion Bowl”: così la stampa newyorchese ha definito la sfida tra Knicks e Cavaliers. Chi incassa l’ennesima sconfitta si prende l’ultimo posto a Est e aumenta le chance di mettere le mani su Zion Williamson - talento cristallino e prossima prima scelta al Draft. Hanno vinto (perdendo) i Knicks, che nel finale hanno sbagliato ripetutamente i tentativi dall’arco che avrebbero portato la sfida all’overtime; uno dei quali affidato da coach Fizdale a John Jenkins (non Steph Curry, per intenderci), arrivato 12 ore prima via Washington e chiamato invano a vestire i panni del salvatore della patria. A New York da qualche settimana infatti si va avanti così, improvvisando; il modo più rapido per sprofondare sul 10-46 e tenersi stretti l’ultimo posto. I Knicks hanno incassato a Cleveland la 17^ sconfitta consecutiva, nuovo record negativo di franchigia e pareggiando la striscia che i New York Mets misero insieme nel 1962 - la serie peggiore mai fatta registrare da una squadra professionistica della Grande Mela negli ultimi 100 anni. Perdere contro Philadelphia dunque regalerebbe ai blu-arancio il non invidiabile primato, un gruppo che non vince ormai dallo scorso 4 gennaio, quando i Lakers senza LeBron James riuscirono nell’impresa di perdere in casa contro una squadra già in quel momento allo sbando. In quel match furono decisivi i 22 punti di Tim Hardaway Jr. e i 16 con 15 rimbalzi di Enes Kanter; due dei tanti sacrificati nell’ultima settimana di mercato in cui i Knicks hanno gettato la maschera e fatto capire al mondo NBA le loro intenzioni, mettendo definitivamente da parte la stagione 2018/19 con tre mesi d’anticipo. Prima del successo a Los Angeles infatti, tocca risalire fino al 15 dicembre scorso per ritrovare un’altra W nel calendario dei newyorchesi (successo a Charlotte), mentre da due mesi e mezzo al Madison Square Garden arrivano solo sconfitte. L’ultimo sorriso in casa contro i Milwaukee Bucks il 1 dicembre, i primi della classe fermati all’overtime e sbeffeggiati dai Knicks con tanto di passo alla Iverson di Mario Hezonja per scavalcare un Giannis Antetokounmpo travolto dalla sua schiacciata. Quel giorno le prospettive erano diverse (7-14 il record). Poi sono arrivate 32 sconfitte nelle successive 35, è andato via Kristaps Porzingis e le cose sono decisamente cambiate.

Fizdale e un progetto rivoluzionato (dagli altri) in poche ore

Fizdale è un allenatore navigato, che conosce bene la Lega e le sue logiche, consapevole di aver deciso di far parte di un progetto che avrebbe richiesto del tempo per essere portato a compimento. Nonostante questo però, il repentino cambio di rotta appare evidente anche agli occhi di un osservatore disattento: dopo aver professato per mesi l’aderenza a un piano che prevedeva “l’attesa per il rientro dall’infortunio di Porzingis, giocatore cruciale per la squadra a cui affiancare un altro All-Star”, in meno di mezza giornata si è ritrovato a fare i conti con uno scenario nuovo. L’incontro tra Porzingis e la dirigenza durato meno di cinque minuti, le parole di chiusura del lettone e la cessione già organizzata in precedenza con i Mavericks (che lascia pensare che la “colpa” non sia tutta del giocatore). Addio quindi a uno dei talenti più futuribili dell’intera NBA, con cui Fizdale in sei mesi a New York non ha fatto neanche un allenamento: “Abbiamo un piano - continua a ripetere l’allenatore dopo la sconfitta con i Cavaliers - non ho mai pensato ai Knicks sarebbe bastato cambiare qualcosa per rimettere le cose a posto. Mi ero preparato al peggio. Abbiamo toccato il fondo, ma paradossalmente sappiamo di avere delle prospettive. Cedere Kristaps ha portato flessibilità salariale, oltre che il ringiovanimento del roster e l’opportunità di far crescere un bel po’ di talenti”. E a chi gli chiede se si è pentito della scelta fatta in estate, figlia soprattutto del fatto che in squadra ci fosse Porzingis, risponde: “Non avevamo scelta: era lui che voleva andare via, che opzioni c’erano? Perderlo a zero non avrebbe avuto senso, mentre così abbiamo ottenuto scelte e un grande prospetto come Dennis Smith Jr.”. Che ancora deve vincere la prima partita in maglia Knicks, giusto per prendere confidenza con l’ambiente.

La Lottery, la free agency e il futuro dei Knicks

L’unico modo per tirare a campare è dunque guardare al futuro, alla free agency e una campagna abbonamenti in cui mettere per davvero il faccione di Kevin Durant in copertina (e non “per sbaglio” come accaduto nelle scorse ore). Molto dipende però dal piazzamento finale dei Knicks - che ce la stanno mettendo davvero tutta - e dalla successiva Lottery di maggio, che da quest’anno ha cambiato le sue regole proprio per combattere in parte quanto fatto da New York negli ultimi mesi. Da questa stagione infatti arrivare ultimi non è  più garanzia di ottenere una scelta alta al prossimo Draft, non come lo era fino allo scorso giugno almeno. L’ultima classificata infatti ha soltanto il 14% di possibilità di essere estratta per prima (le stesse di penultima e terzultima, Phoenix e Cleveland possono stare tranquille) e quasi il 50% di ottenere la quinta chiamata. Sempre un’ottima prospettiva, certo, ma non Zion per intenderci. A questo poi bisogna aggiungere che al momento sembra davvero poco quello che New York può mettere sul piatto - oltre ai tanti verdoni - per convincere dei grossi free agent a scegliere il Madison Square Garden come loro prossima casa: i Knicks possono mettere sotto contratto due giocatori al massimo salariale, ma al momento hanno pochi talenti a disposizione che possano ricoprire il ruolo di supporting cast. Giocatori senza esperienza, abituati a perdere e con poco appeal con cui diventa difficile anche pensare di convincere i Pelicans in estate in vista di un eventuale scambio per arrivare a Anthony Davis (e sognare i Big-Three). Insomma, la striscia di sconfitte da record potrebbe non solo essere inutile, ma anche segnare l’inizio di un periodo molto più complicato del previsto e non della risalita.

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