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04 marzo 2019

NBA, i Pistons e un febbraio da favola: ora Detroit punta (con ambizione) ai playoff

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La squadra di coach Casey nell'ultimo mese sta raccogliendo successi oltre ogni aspettativa: con 9 vittorie nelle ultime 11 gare, Blake Griffin e compagni viaggiano spediti verso i playoff e un primo turno contro Indiana che non dispiace alla squadra del Michigan

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BLAKE GRIFFIN, LA SUA SERATA PIU' MAGICA IN MAGLIA PISTONS

E ora, quasi improvvisamente, i Detroit Pistons sono la squadra più calda della NBA. Lo dice la classifica, lo dicono i numeri, lo dice il rendimento di un gruppo che — sotto la guida di Dwane Casey, allenatore dell’anno NBA solo lo scorso maggio a Toronto — sta attraversando un periodo magico. Nell’ultimo mese — e un arco di 11 partite — vantano il miglior record di lega, 9 vinte e 2 sole perse, ma non solo: è dei Pistons il miglior attacco NBA, che produce oltre 118 punti per 100 possessi (davanti a Houston e a Indiana) ma anche la quinta miglior difesa, che rende quindi Blake Griffin e compagni la squadra con il secondo miglior net rating di lega a quota +10.9 (sempre i Pistons vantano anche la seconda miglior percentuale reale al tiro, di poco sotto il 60%). Com’è possibile per una squadra che — dopo aver bene impressionato a inizio stagione, vincendo 13 delle prime 20 partite — ne aveva portate a casa solo altre 9 a fronte di 22 sconfitte, con un record che la vedeva 22^ su 30 squadre? La spiegazione per la metamorfosi dei Pistons da febbraio in poi tiene conto di più fattori, che è interessante analizzare. Certo, il calendario non è stato dei più impossibili — delle 9 vittorie 6 sono arrivate contro squadre da lotteria e le restanti tre contro avversarie che in serata hanno dovuto/voluto fare a meno delle proprie superstar, che fossero Millsap, Harris e Murry (con Denver), Oladipo (con Indiana) o Leonard (nell’ultimo successo contro Toronto). Le partite bisogna comunque vincerle, contro le avversarie sulla carta più deboli così come contro quelle teoricamente più forti, e a Detroit sembrano aver trovato una formula vincente. Per una squadra che investe 75 milioni di dollari sul terzetto Griffin-Drummond-Jackson, va da sé che il rendimento dei “Big 3” di casa Pistons è il primo indicatore da tener d’occhio.

Anche i Pistons hanno i loro Big Three?

Anche il recente All-Star Game di Charlotte ha confermato che degli uomini di coach Casey Blake Griffin rimane l’unica superstar da tutti riconosciuta. Reduce da un’estate finalmente lontana da infortuni e malanni, l’ex Clippers si è dedicato come suo solito alla cura del proprio fisico ma anche ad aggiungere armi sempre nuove e diverse al suo gioco. Oggi non è solo il 12° miglior marcatore NBA (valga a esempio il career-high messo a segno a inizio novembre contro Philadelphia, a quota 50 punti), ma anche un eccellente creatore di gioco (5° nella NBA per efficienza da ball handler nei pick and roll) e una minaccia costante da tre punti (ai massimi in carriera con il 36.6% su quasi 7 tentativi a sera). Ma è nella crescita di Andre Drummond e soprattutto Reggie Jackson che si vanno a nascondere i segreti del recente successo di Detroit. Drummond domina (verrebbe da dire come suo solito) le classifiche a rimbalzo NBA ma nelle ultime 15 gare sta tirando con oltre il 65% di percentuale reale (6° in tutta la lega) e tenendo medie di 20.5 punti, quasi 16 rimbalzi oltre 2 recuperi e quasi 2 stoppate. Jackson — superati pare i problemi di tendinite alle ginocchia e alle caviglie — dall’ultima settimana di gennaio sta giocando la sua miglior pallacanestro di carriera, sopra il 50% dal campo, il 45% da tre punti e il 90% dalla lunetta. Il successo nel tiro da tre, in particolare, riflette quello dell’intera squadra che sulla scia di quanto fatto da Casey a Toronto proprio durante l’ultimo anno è stata sfidata dal nuovo allenatore a tirare sempre più spesso (e sempre meglio). A febbraio i risultati sono andati oltre ogni aspettativa, con i Pistons che dall’alto del loro 41.2% dall’arco hanno fatto meglio di tutto il resto della NBA, pur perdendo alla trade deadline il loro miglior tiratore, Reggie Bullock, passato ai Lakers.

Ambizioni da playoff

La partenza di Bullock, e quella di Stanley Johnson, ha finito per dare i giusti stimoli a Luke Kennard, che dal giorno dopo quel 7 febbraio è diventato un altro giocatore, capace di produrre quasi 15 punti a sera, con oltre il 51% dal campo e quasi il 52% dalla lunga distanza.Nel corso di quest’anno Detroit ha già battuto Golden State, Boston e Toronto (due volte) ma ora nel mirino sembra aver messo Indiana. No, non perché voglia raggiungere i Pacers da qui alla fine della stagione regolare, ma perché resistendo agli attacchi dei Brooklyn Nets alle spalle e mantenendo l’attuale sesta testa di serie a Est i Pistons potrebbero proprio incontrare la squadra dell’Indiana al primo turno dei playoff, forse l’accoppiamento più gradito anche alla luce della sicura assenza dalla postseason della stella dei Pacers Victor Oladipo. Alla Little Caesars Arena i tifosi — delusi da anni di anonimato — sembrano ancora non crederci troppo, e l’ambiente è realmente quello che è (“Bella vittoria esterna”, il commento di Drummond dopo il successo, in casa, contro Toronto, replicato dalla battuta di Griffin: “La prossima volto potrebbero farci dormire in hotel, così almeno prendiamo anche una diaria”, come accade durante le trasferte NBA…) ma le statistiche e i numeri, compresi quelle delle vittorie, non mentono. La squadra oggi più calda della NBA non vuole più accontentarsi: "Essere la sesta o la settima testa di serie a Est non è nulla di cui essere orgogliosi", afferma spavaldo Griffin. Tutti avvisati, attenzione (anche) a Detroit.

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