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16 marzo 2019

NBA, da -20 all'intervallo a +15: Milwaukee firma la più grande rimonta della storia NBA

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Non era mai successo prima nella storia della NBA che una squadra sotto di 20 punti a metà gara finisse per vincere con 15 punti di distacco: un Giannis Antetokounmpo mostruoso - 33 punti, 16 rimbalzi e 9 assist - trascina i Bucks a una rimonta che entra dritta nei libri dei record

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Miami Heat-Milwaukee Bucks 98-113

Miami parte a razzo, infligge un 25-8 alla miglior squadra NBA e arriva anche al +23 sul 37-14: Justise Winslow è il trascinato del quintetto di coach Spoelstra, con 11 punti e 3/3 dalla lunga distanza già solo nel primo quarto e tutti i 20  punti con cui chiude la serata già a referto all’intervallo, che vede gli Heat andare al riposo sopra di 20 punti, 62-42. I padroni di casa tirano il 51% dal campo e il 50% da tre punti, superano i Bucks a rimbalzo e approfittano delle loro 10 palle perse. Sembra una partita segnata, ma dall’altra parte c’è Giannis Antetokounmpo e una squadra che non è al primo posto nelle classifiche NBA per caso. Il parziale dei secondi 24 minuti dice tutto: Milwaukee 71-Miami 36, con gli Heat sostanzialmente doppiati, per tramutare uno svantaggio di 20 punti a metà gara in una vittoria di 15, una rimonta che con queste proporzioni (35 punti di differenza) non è mai stata prima compiuta nella storia NBA da una squadra sotto di 20 all’intervallo. A complicare ulteriormente le cose per gli uomini di coach Budenholzer anche il dolore al tallone d’Achille che toglie Malcolm Brogdon dalla partita dopo neppure 7 minuti: Bledsoe viene così chiamato a fare gli straordinari, resta in campo 34 minuti e chiude con 17 punti, Khris Middleton ne aggiunge 21 ma ovviamente in casa Bucks tutto inizia e finisce con Giannis Antetokounmpo, che in campo sfodera una prestazione da 33 punti, 16 rimbalzi, 9 assist, 3 stoppate e 2 recuperi e poi negli spogliatoi parla da vero leader: “Non importa se si è sotto di 20, 15 o 10 punti: bisogna continuare a giocare sempre duro, sempre al massimo, è un processo. Partite come queste dobbiamo vincerle, in trasferta non è mai facile e lo sarà ancora meno nei playoff. Ma se vogliamo essere una grande squadra dobbiamo giocare sempre duro”. Per Mike Budenholzer la chiave della rimonta del secondo tempo è da cercare prima ancora nella difesa che nell’attacco, con gli Heat tenuti al 27.5% dal campo e al 20& da tre punti, dominati tanto a rimbalzo (32-17, +15) che negli assist (solo 5 quelli dei padroni di casa, sulla miseria di 11 canestri segnati, contro i 18 – su 24 – dei Bucks): “È stata la nostra difesa a fornire il carburante all’attacco”, dice l’allenatore di Milwaukee, che vede i suoi tirare il 54.5% dal campo nel secondo tempo e fare ancora meglio da tre punti (11/19, sfiorando il 58%).

Tutti i numeri di un record storico

Per Milwaukee – sotto come detto anche di 23 punti, 37-14 – si tratta della maggior rimonta stagionale, di un punto in più rispetto a quella compiuta contro i Chicago Bulls. Soprattutto nella storia della franchigia si è trattato della 101^ volta che i Bucks sono andati negli spogliatoi a metà gara con uno svantaggio di almeno 20 punti: non avevano mai vinto in trasferta (0-77 il record) e una sola volta in casa, spuntandola contro i New York Knicks di un solo punto (124-123) il 18 febbraio 1977.  Dall’altra parte, in casa Heat, si tratta soltanto del quarto collasso nella storia della franchigia – su un totale di 75 gare – dopo aver avuto un vantaggio di almeno 20 punti all’intervallo, e una rimonta del genere sul parquet di casa Miami non l’aveva mai subita (51-0 il record prima del ko contro i Bucks). “Nel secondo tempo è andato tutto storto – commenta un amareggiato Erik Spoelstra – e loro sono stati bravi ad approfittarne”. Oltre ai 20 punti di Winslow, gli Heat contano i 14 di Hassan Whiteside dalla panchina, gli 11 di Josh Richardson e altri quattro giocatori a quota 10, tra cui Wade. Ma verrà ricordato solo il punteggio finale, e il dubbio privilegio di essere entrati nella storia dalla parte sbagliata.

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