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16 marzo 2019

NBA, i risultati della notte: Rockets in orbita con 41 di Harden ma Portland risponde

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A Houston c'è bisogno del miglior Harden per battere Phoenix, mentre Portland passa a New Orleans. Perdono i Lakers a Detroit senza LeBron James, Philadelphia vince contro Sacramento e sembra condannare i Kings, sempre più lontani dai playoff

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Houston Rockets-Phoenix Suns 108-102

Senza Chris Paul tenuto a riposo in quella che si pensava potesse essere una partita tutto sommato agevole, gli Houston Rockets hanno bisogno del miglior James Harden per avere la meglio solo nel finale contro i Phoenix Suns. Il top scorer NBA chiude la sua gara con 41 punti, 11 assist, 9 rimbalzi, 6 recuperi e 3 stoppate, una prestazione a 360° che spinge i suoi Rockets al decimo successo nelle ultime 11 gare e allunga a 10 la striscia di vittorie consecutive di Houston su Phoenix. Mike D’Antoni però non è contento: “Nelle ultime 5 gare il nostro livello di attenzione e concentrazione non è dove dovrebbe essere”, dice. “Quando iniziano i playoff, non possiamo pensare di poter accendere l’interruttore e iniziare a giocare bene”. A non funzionare, in casa Rockets, è l’arma offensiva principale – il tiro da tre punti: Houston chiude con solo 11/40 dall’arco, ma gli 11 centri sono sufficienti ad allungare a 42 partite consecutive la striscia di gare con almeno dieci triple a segno, la seconda di sempre dopo quella stabilita sempre dalla squadra di D’Antoni lo scorso anno (a quota 55). A dare una mano ad Harden ci hanno pensato Eric Gordon con 19 punti e l’ottimo Danuel House, alla prima partita con i Rockets dopo due mesi di G-League e già capace di mettere a referto 18 punti. Il migliore dei Suns è Devin Booker con 29 punti, 22 sono quelli di Kelly Oubre Jr, mentre Deandre Ayton chiude in doppia doppia con 17 punti e 14 rimbalzi.

New Orleans Pelicans-Portland Trail Blazers 110-122

Anche la matematica dice che 47 punti sono più di 45 e allora poco conta che per farne 47 in casa Portland occorre sommare le prestazioni del magico duo Lillard-McCollum mentre tra gli avversari i 45 sono tutti farina del sacco di Julius Randle, che chiude con il suo massimo in carriera (compreso anche il massimo per un singolo quarto, il primo, in cui ne segna già 21) cui aggiunge 11 rimbalzi e 6 assist. New Orleans ha bisogno dei suoi punti – e di quelli di un Elfrid Payton giunto alla terza tripla doppia consecutiva con 14 punti, 12 rimbalzi e ben 16 assist, suo massimo di sempre – visto le assenze di Anthony Davis (tenuto ancora a riposo) e della coppia Jrue Holiday-E’twaun Moore, che coach Gentry realisticamente non si aspetta di vedere più in campo da qui a fine stagione. In campo c’era ed è entrato nella storia dei Blazers, invece, Damian Lillard, che con i suoi 24 punti è salito al secondo posto nella lista dei marcatori all-time della franchigia dell’Oregon (12.584 punti), superando LaMarcus Aldridge e mettendosi quindi alla caccia di Clyde Drexler (primo a 18.040). “Un grandissimo onore, pensando a quanti campioni hanno indossato questa maglia: ora me ne manca solo uno da superare”, le parole bellicose del n°0 dei Blazers. 

Detroit Pistons-Los Angeles Lakers 111-97

Com’era facilmente prevedibile, a LeBron James viene risparmiato il back-to-back dopo la gara di Toronto. E com’era altrettanto facilmente prevedibile, i Los Angeles Lakers si sono ritrovati senza armi nell’ultimo quarto per poter battere una squadra come i Detroit Pistons che è in piena lotta per andare ai playoff e che era reduce da due brutte sconfitte. Spinti dai 19 punti con 23 rimbalzi di Andre Drummond, dai 20 di Reggie Jackson e dai 21 di Langston Galloway (8/10 al tiro), i padroni di casa sono riusciti a fare la differenza nel terzo quarto grazie a un parziale di 13-0 dal quale gli ospiti non sono più riusciti a rialzarsi. Eppure, nonostante la vittoria, Blake Griffin non è apparso soddisfatto: “Non so se abbiamo avuto il giusto spirito nelle ultime gare: anche stasera non penso che abbiamo giocato bene”. Lui per primo, visto che ha chiuso con 15 punti e 9 assist ma con 3/12 al tiro e 7/12 ai liberi, anche se sono bastati per superare la doppia doppia da 20+13 di JaVale McGee e altri quattro Lakers in doppia cifra.

Philadelphia 76ers-Sacramento Kings 123-114

Manca meno di un mese all’inizio dei playoff, ma coach Brett Brown sa cosa vuole vedere quando arriverà la primavera: il Jimmy Butler che si è visto contro Sacramento. Con 22 punti, 6 rimbalzi e 7 assist il numero 23 dei Sixers ha giocato con quel tipo di aggressività che l’allenatore vuole per esplorare al massimo il potenziale della sua squadra: “Questa sera è stato lui a suonare la campana per noi” ha detto il coach sul rituale post-match dei Sixers, che riservano l’onore all’MVP di ogni vittoria. “Non saremo al nostro massimo se lui non giocherà come questa sera”. Un discorso che si può estendere anche a Joel Embiid, determinante non solo con i suoi 21 punti e 17 rimbalzi ma anche con le giocate su entrambi i lati del campo nell’ultimo quarto. Insieme a loro due ci sono anche i 19 punti a testa di Tobias Harris e di J.J. Redick oltre ai 18 di Ben Simmons, per un quintetto tutto in doppia cifra accompagnato dai 12 di Boban Marjanovic. Dall’altra parte i Kings possono definitivamente salutare il sogno playoff, avendo perso la settima partita nelle ultime nove e ritrovandosi ora a sei gare di distanza dall’ottavo posto. A coach Joerger non sono serviti i 16 di Harrison Barnes e De’Aaron Fox, ma forse deve incolpare soprattutto un aspetto sottovalutato: il tempo atmosferico. “Riposo e bel tempo, così le mie ginocchia non mi fanno male. Non mi serve nient’altro” ha detto Jimmy Butler sulla sua prestazione. “La neve se n’è andata. Siamo in buona salute. Siamo pronti a fare casino ai playoff”.

Washington Wizards-Charlotte Hornets 110-116

Questo è esattamente il tipo di partite che Charlotte deve vincere se vuole andare ai playoff: in trasferta, contro una squadra diretta concorrente e in maniera convincente, grazie a un primo quarto da 40 punti. Di sicuro hanno influito i tre giorni di riposo avuti dagli Hornets prima di questo match, nel quale Kemba Walker ha chiuso con 28 punti (pur con 11/30), Jeremy Lamb lo ha accompagnato con 18 e 8 rimbalzi e i francesi Nicolas Batum e Tony Parker ne hanno messi 16 a testa. Per gli Wizards tutto si può dire tranne che Bradley Beal non ci abbia provato: la guardia orfana di John Wall è rimasta in campo per quasi 45 minuti, chiudendo con 40 punti (15/29 al tiro, 7/13 da tre), 5 rimbalzi, 5 assist e 5 palle perse, seguito dai 20 di Jeff Green e dai 17 con 11 rimbalzi di Jabari Parker, pur all’interno di una panchina battuta 57-33 da quella degli avversari. “Abbiamo avuto la possibilità di salvare la situazione, ma non è stata la nostra notte” ha commentato coach Brooks. “Abbiamo combattuto e reso le cose interessanti, ma ci sono mancati un paio di possessi difensivi”. Coach Borrego, invece, è semplicemente felice di non dover incontrare più un incubo come Beal: “Sono stanco di vedere Washington e soprattutto lui: buona fortuna al resto della NBA nel cercare di fermarlo”.

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