NBA: Zion Williamson, la corsa degli sponsor e il precedente di LeBron

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Tutti lo vogliono e in molti sono pronti a offrire un accordo multimilionario per il talento di Duke, ben prima di sapere in quale squadra andrà a giocare: "Può diventare un miliardario". Una trattativa come quella per mettere sotto contratto LeBron James nel 2003

ZION E LA POSSIBILE CONVOCAZIONE USA PER I MONDIALI

VIDEO. WILLIAMSON, ESPLODE LA SCARPA!

Tutti aspettano che si metta all’opera su un campo NBA, ma la prima battaglia per accaparrarsi Zion Williamson è già partita. Archiviato il torneo NCAA, l’obiettivo dei principali sponsor sportivi al mondo è quello di mettere sotto contratto il prospetto più intrigante del prossimo Draft. “Il migliore degli ultimi dieci anni”, secondo molti. Uno di quelli da firmare a tutti i costi, anche spendendo un bel po’ di dollari. Nel caso del giocatore di Duke, l’accordo alle porte probabilmente raggiungerà le cifre toccate in passato soltanto da LeBron James e Kevin Durant prima ancora di diventare rookie. “Nella mia lunga carriera, questa sarà una delle battaglie più intriganti e pazzesche per convincere un giocatore a firmare”. Un contratto da sottoscrivere prima del 14 maggio, il giorno della lottery: Williamson infatti viene visto come una potenziale superstar a prescindere dal mercato a cui bisognerà rivolgersi – giocare a Memphis è ben diverso che scendere sul parquet a New York, ma il 18enne di Duke sposterà l’attenzione su di sé a prescindere dalla maglia indossata. Nel caso di Williamson però, a differenza della sfida a tre per LeBron e del testa a testa per KD, i potenziali brand interessati sono almeno sei: Nike, Adidas, Under Armour, New Balance, Puma e Anta. “Guardare quello che sta accadendo attorno a lui, avendo 50 anni di esperienza in trattative del genere alle spalle, mi riporta al 1984. Zion metterà tutti in crisi, sono serio”, sottolinea Sonny Vaccaro, facendo chiaro riferimento all’affare Michael Jordan – che resta a 35 anni di stanza il più redditizio (per entrambe le parti) nella storia degli sponsor sportivi. Fu Vaccaro all’epoca a puntare tutto su MJ, andando contro le indicazioni di molti e vincendo una scommessa che in pochi avrebbero fatto al tempo: “Se Zion non cambia e non tradisce le aspettative, potrebbe tranquillamente diventare il primo teenager nel mondo dello sport lanciato verso un futuro da miliardario. No, non mi sono confuso: intendo dire miliardario. Può diventare il volto di tutte le più grandi compagnie al mondo. È il personaggio più vendibile che abbia mai visto e ha soltanto 18 anni”.

Più costoso di George e Irving, con un modello già modificato per lui

Al momento soltanto 17 giocatori della Lega hanno una scarpa a loro dedicata – dal prossimo anno diventeranno 19, con l’aggiunta delle Nike di Giannis Antetokounmpo e delle Adidas di Donovan Mitchell. Williamson per ottenere un contratto così pesante dovrà inevitabilmente inglobare nel suo accordo una scarpa a lui dedicata, diventando così il nono giocatore nella storia della Lega a scendere in campo nel suo anno da rookie già con un marchio dedicato (Nike in precedenza lo ha fatto soltanto altre due volte: Jordan nel 1984, James nel 2003). In sostanza, nonostante non sia ancora un professionista, Williamson diventerà molto probabilmente più pagato dei vari Paul George, Kyrie Irving e di un potenziale MVP come Antetokounmpo. A spiegare bene la potenza e la forza del suo marchio ci ha già pensato lo spiacevole episodio del primo minuto dell’attesissima sfida tra Duke e North Carolina dello scorso febbraio: il suo cambio di direzione dal palleggio, la scarpa che non regge, esplode e lo costringe a uscire infortunato. “Cinque secondi dopo l’incidente, le immagini di quella scena erano già in Cina. Questo ragazzo è dappertutto”. La ragione per cui metterlo sotto contratto potrebbe cambiare le cose per qualsiasi brand sportivo. I dirigenti e i tecnici Nike - dopo la pessima pubblicità indiretta con le scarpe di Paul George - sono subito volati da lui, ad analizzare la scarpa e a discutere di possibili modifiche. Dopo le sei gare saltate causa infortunio, Williamson è tornato sul parquet con un modello rinforzato e studiato per lui (partendo dalle “Kyrie 4”, quelle per cui Irving guadagna molto meno di quanto lui probabilmente riuscirà a mettersi in tasca nelle prossime settimane). Uno strappo alla regola rispetto alla routine, visto che le modifiche sono previste soltanto per andare incontro alle esigenze dei grandi giocatori NBA: “Sono molto più solide di quelle classiche: questa scarpa è pazzesca”, ha raccontato Williamson. Basta anche una frase del genere per guadagnare centimetri nella lunga corsa per mettere le mani su un talento così dirompente.

La lezione di LeBron: i soldi non sono tutto in un accordo

Nelle ultime ore su ESPN sono stati pubblicati degli estratti dall’ultimo libro scritto da Brian Windhorst – “LeBron Inc.”, uno sguardo approfondito e un racconto dettagliato sulle conquiste e l’ascesa di James fuori dal parquet, abile a creare un vero e proprio impero finanziario. Il racconto di come LeBron nel 2003 decise di gestire la firma dell’accordo con Nike, lasciandosi a lungo corteggiare da Reebok, senza disdegnare gli appuntamenti con Adidas. Una strategia rivelatasi azzeccata col senno di poi, anche se in parte improvvisata in una situazione nuova per tutti: per il giovane James, per mamma Gloria sempre al suo fianco (scoppiata in lacrime dopo aver sentito la proposta da 100 milioni di dollari di Reebok) e per l’agente Aaron Goodwin. Una base d’asta con cui provare a tirare più in alto il prezzo con le altre. Adidas, dopo aver prelevato James in aereo privato assieme agli amici e averlo corteggiato per un paio di giorni, mise sul piatto diverse decine di milioni in meno rispetto a Reebok. E anche Nike, nonostante le intenzioni malcelate di James, giocò al ribasso offrendo “soltanto” 70 milioni di dollari garantiti. Una differenza non da poco rispetto a Reebok, che a quel punto sapeva di averlo in pugno già prima del Draft. Un accordo a cui mancava soltanto la firma, prima che Goodwin – convinto da LeBron, che continuava a sognare un futuro in Nike per restare nel solco e seguire il mito di Michael Jordan – contattasse l’altro sponsor, chiedendo un po’ d’aumento per far finire nel dimenticatoio l’accordo con Reebok. Alla fine Nike arrivò a offrire 77 milioni in sette anni, più dieci di bonus al momento della firma (Kobe, all’epoca volto della Lega, ne guadagnava 40). Ben al di sotto però dei 115 totali di Reebok: una rinuncia che valutata in prospettiva ha funzionato, per chi a quel punto ha scelto quello che preferiva, senza per forza di cose inseguire la corsa al rialzo. Un esempio di cui Zion potrebbe fare tesoro nelle prossime settimane.

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