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25 aprile 2019

Playoff NBA, Marcus Morris difende Markieff e attacca OKC: "Gli hanno mancato di rispetto"

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Violento sfogo dell'ala di Boston nei confronti di coach Billy Donovan e dei Thunder, colpevoli - a suo dire - di non aver mai dato una vera chance al suo gemello Markieff. "Il suo mancato utilizzo una delle ragioni per cui hanno perso contro Portland"

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MARKIEFF MORRIS FIRMA CON OKLAHOMA CITY

Marcus e Markieff Morris hanno giocato assieme al liceo in Pennsylvania, al college a Kansas e poi anche nella NBA, con la maglia dei Phoenix Suns per più di due anni. In più sono gemelli, e come è risaputo il feeling di vicinanza reciproca è ancora più forte tra chi – come loro – è nato a solo pochi minuti di distanza (Marcus è venuto al mondo 7 minuti dopo Markieff). Da quando sono nella lega, i due si sono sempre coperti le spalle a vicenda e l’ultimo esempio arriva dopo la recente eliminazione degli Oklahoma City Thunder di Markieff per mano di Damian Lillard e dei Portland Trail Blazers. Marcus Morris – lui qualificato con Boston dopo un facile 4-0 ai danni di Indiana – ha avuto più di una cosa da ridire sul 4-1 con cui i Thunder sono usciti per la terza volta consecutiva al primo turno dei playoff. “Lasci libero Damian Lillard? Non lo raddoppi? Non provi a togliergli il pallone dalle mani? È uno dei più forti giocatori di questa lega e lo lasci libero di tirare? Non sono un allenatore, ma non mi interessa quanto è lontano dal canestro: sta tirando comunque il 60%, sta tirando bene anche da otto metri, tanto è vero che non sono stato sorpreso nel vedere il pallone andar dentro. Lo vogliono chiamare un brutto tiro? Chiamatelo pure un brutto tiro, ma io non avrei voluto vedere neppure il tiro. Non gli avrei permesso di tirare, avrei mandato qualcuno a difendere su di lui comunque e ovunque”. Un’opinione sul tiro di Lillard e sulle successive dichiarazioni di Paul George (“Era un brutto tiro”) non se l’è fatta mancare nessuno, nelle ore successive al pazzesco finale di gara-5 tra Blazers e Thunder, ma Marcus Morris non si ferma lì, e insiste nella critica senza troppi veli alla strategia di OKC. “L’impressione è che Portland fosse allenata meglio. Su Lillard – ma anche su McCollum – non hanno mai provato a variare il tipo di marcatura. Lillard ha segnato 34 punti in un tempo e tu non fai niente di diverso nel secondo, non lo raddoppi? Ci trovate un senso? Ripeto, non sono un allenatore, ma io non trovo una spiegazione”. 

Marcus: "Markieff 4 minuti in campo? Uno schiaffo in faccia"

Ma in realtà, forse, una spiegazione c’è, perché pur prendendola alla lontana alla fine l’ira dell’ala di Boston si abbatte su Billy Donovan e sul coaching staff di OKC per un motivo soprattutto: “Non credo abbiano utilizzato neppure la loro panchina al meglio. Mio fratello, ad esempio, mi pare sia andato a Oklahoma City [destinazione scelta da free agent dopo il taglio di Washington, ndr] per nulla, perché non credo gli abbiano dato una vera opportunità. E credo che questa sia stata un’altra grande ragione del perché hanno perso. Tutti quelli che giocano nella NBA sono in questa lega per un motivo: non credo che le riserve dei Thunder siano stati utilizzati al meglio. Lo dico perché c’è mio fratello coinvolto – ammette – perché altrimenti non mi importerebbe né come sono allenati, né che vincano o perdano, non presterei nessuna attenzione alle loro gare. Però so quello che può mettere sul tavolo Markieff e credo che OKC non gliel’abbia permesso”. I 12 minuti scarsi di utilizzo nei playoff concessigli da Billy Donovan sembrano confermare le parole del fratello Morris di casa a Boston, e i 4 minuti di gara-5 “sono stati una mancanza di rispetto”. “Appena arrivato lo hanno utilizzato – continua Marcus a difesa del gemello – ma poi hanno scelto di giocare sempre nella stessa maniera, senza capire che nei playoff va cambiata la pallacanestro che si mette in campo. Nella postseason hai bisogno che la panchina entri e contribuisca. Quattro minuti? È uno schiaffo in faccia. E poi perché? Perché ha sbagliato due tiri? Ho visto Paul George fallirne 17 in fila, ma bisogna anche permettere a un giocatore di sbagliare. Oppure a volte entrava in campo, faceva bene ma veniva comunque sostituito. Stanno allenando una squadra NBA o stanno facendo giocare i giocatori preferiti? Stai cercando di vincere o vuoi solo tenere tutti contenti. Sono sicuro che mio fratello avrebbe portato in squadra almeno una certa attitudine, un carattere che ai Thunder manca completamente. Non li sto criticando, sia chiaro, ma mi sembra non abbiano utilizzato al meglio i giocatori che avevano a disposizione”. Svuotato il sacco, sfogata la rabbia, l’ala dei Celtics ha un ultimo pensiero per il fratello, e riguarda il suo futuro: “La speranza è che l’anno prossimo possa andare in una squadra che lo usi nel modo giusto e che si prenda cura di lui”. Come a dire: addio Thunder. Chissà se anche Markieff è d’accordo. 

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