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Playoff NBA, i Sixers ritrovano Ben Simmons nel momento del bisogno

NBA

Reduce da un paio di partite che avevano messo in dubbio le sue capacità, l’australiano ha risposto presente nel momento più importante della stagione, chiudendo con 21 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e zero palle perse in gara-6. Ora servirà un’impresa in gara-7 a Toronto, affidandosi a un Joel Embiid sempre più imprescindibile

EMBIID-BUTLER, I SIXERS FORZANO GARA-7

I Philadelphia 76ers non hanno scambiato buona parte dei loro asset per prendere Jimmy Butler e Tobias Harris solo per uscire di nuovo al secondo turno di playoff. O almeno questo era il mandato del loro proprietario Joshua Harris quando ha dato il benestare ai due scambi. In gara-6, però, era esattamente questa la situazione in cui si sono ritrovati, spalle al muro e con la possibilità di essere eliminati per mano di un Kawhi Leonard in assoluto stato di grazia. Serviva una risposta convincente da parte soprattutto dei due giocatori più importanti della franchigia, Ben Simmons e Joel Embiid, che per svariati motivi erano stati messi in discussione nelle ultime due sconfitte — che è poi quello che succede praticamente sempre quando i Sixers perdono, con le voci sulla loro incompatibilità tattica che riemergono prepotentemente ad ogni passo falso, specialmente nei playoff e specialmente con una tifoseria focosa come quella di Philadelphia. In gara-6, però, i due giovani leader dei Sixers hanno risposto presenti — in particolare l’australiano, che in caso di un’altra prestazione scialba come quelle viste nella serie (meno di 10 punti di media con quattro tiri liberi totali in cinque partite) sarebbe stato l’imputato numero uno dell’eliminazione. Invece ha prodotto una gara da 21 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e zero palle perse, mostrando quell’aggressività e quella concentrazione che i tifosi dei Sixers vorrebbero sempre vedere nel suo gioco. “La gente continuerà a dire ciò che vuole, perciò non ne preoccupo” ha detto Simmons dopo la gara. “Non ascolto quello che si dice, sono solo concentrato su quello che succede nella mia squadra e nella mia famiglia. Tutto il resto è rumore esterno”.

La partita finalmente aggressiva di Ben Simmons

Sfruttando i tantissimi errori dei Raptors — 7/20 nei tiri non contestati dei primi tre quarti, tra cui 2/9 da tre punti — Simmons ha imposto la sua fisicità sin dall’inizio, creando opportunità in contropiede e transizione alzando il ritmo della partita e mettendola sui binari preferiti dei Sixers. Inoltre, Simmons ha dato anche un ottimo contributo a rimbalzo (quattro in attacco, contribuendo al clamoroso 39% di rimbalzi offensivi catturati da Philadelphia) e in difesa, anche se in maniera diversa rispetto al resto della serie. Complici i problemi di falli in cui è incappato a inizio gara, Simmons è stato tolto dalla marcatura di Leonard ed è stato dirottato su Kyle Lowry e Pascal Siakam, muovendosi sulle linee di passaggio e ruotando su tutti gli avversari possibili rendendo difficile la vita agli avversari. C’è stata una sequenza di quattro possessi a fine primo quarto che esemplifica al meglio il suo impatto: prima ha fermato un parziale di 10-0 dei Raptors chiudendo un alley-oop da Harris; poi ha assistito una tripla dall’angolo di Mike Scott con un passaggio a una mano ad attraversare il campo; quindi ha forzato una palla persa di Leonard, pescando James Ennis per un facile sottomano; infine ha trovato Harris per un’altra tripla. In questo modo ha trasformato uno svantaggio di due punti in un vantaggio di 8 in un minuto e mezzo, forzando il timeout degli avversari. Quando gioca così nelle due metà campo, è evidente quanto sia speciale il suo talento e perché i Sixers non possano farne a meno, specialmente perché stiamo pur sempre parlando di un giocatore di soli 22 anni e con meno di due stagioni complete in NBA alle sue spalle. "Quello che ha fatto oggi è il motivo per cui è un All-Star a soli 22 anni" ha detto coach Brown. "Adoro il fatto che non abbia perso nessun pallone e il modo in cui è andato a rimbalzo d'attacco. Queste due sono le cose che risaltano di più. Siamo davanti all'evoluzione di una point guard 22enne alta 2.10 che al college giocava da '4'. Ed è un'evoluzione evidente".

La differenza tra avere e non avere Joel Embiid

Gara-6 ha dimostrato per l’ennesima volta come Philadelphia sia assolutamente dipendente da Joel Embiid. Anche su una gamba sola e anche con uno stomaco in disordine ormai da una settimana, il centro camerunense ha chiuso i suoi 36 minuti in campo (il suo massimo in questi playoff)con un clamoroso +40 di plus-minus, portando il suo computo totale nella serie a +80 quando è sul parquet e -97 quando non c’è (-29 nella sola gara-6 in 12 minuti). Un impatto gigantesco che si vede soprattutto in difesa: le cifre non sono neanche così altisonanti (12 rimbalzi, due stoppate su Kawhi e un recupero), ma la sua capacità di “rompere” i pick and roll degli avversari e di fornire protezione del ferro hanno fatto la differenza sull’andamento della partita, anche in una serata in cui in attacco non è andato benissimo. Embiid infatti ha chiuso con 17 punti ma con 5/14 al tiro (1/8 per cominciare), ha perso 5 palloni e ha preso delle decisioni rivedibili, pur distribuendo più passaggi di qualità rispetto all’unico assist registrato nella partita e segnando un paio di canestri difficili in momenti importanti. Questo non significa che comunque i Sixers non abbiano fatto fatica nell’attacco a metà campo: anche in una vittoria convincente, infatti, la squadra di coach Brett Brown ha segnato solo 87.3 punti su 100 possessi a difesa schierata, un numero bassissimo che va assolutamente migliorato in vista di gara-7. Così come sarà necessario trovare qualche minuto di qualità alle spalle di Embiid: coach Brown ha deciso di togliere dalla rotazione Greg Monroe dopo i disastri delle ultime partite, ma nei sette minuti in cui ha fatto giocare Boban Marjanovic le cose sono andate altrettanto male (-18 di plus-minus). Di fatto, le riserve a cui si possono affidare i Sixers sono solo James Ennis tra gli esterni e Mike Scott nel reparto lunghi: loro due e i cinque membri del quintetto dovranno trovare il modo di vincere gara-7 in Canada, un’impresa tutt’altro che semplice — ma anche l’unica via per evitare di uscire alle semifinali di conference per il secondo anno consecutivo e aprire una lunga estate di discussioni.