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15 maggio 2019

Playoff NBA: niente Golden State-Portland in TV in Turchia per "colpa" di Kanter

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La decisione del governo turco di oscurare la serie di finale tra Blazers e Warriors fa discutere: "Uno dei governi più potenti del mondo ha paura di un giocatore NBA", sottolinea il n°00 di Portland. E l'eventuale trasferta in Canada per le finali diventa un caso diplomatico

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Nove triple di Steph Curry, spettacolo Golden State e uno degli ultimi show dei bi-campioni in carica nella loro storia alla Oracle Arena. Un appuntamento che tutti gli appassionati NBA in giro per il mondo si sono goduti in televisione, tranne quelli in Turchia. La S Sport infatti, detentrice dei diritti, ha deciso di non far vedere le partite della serie per opporsi alla presenza sul parquet di Enes Kanter nel quintetto dei Blazers – ritenuto un pericoloso terrorista e oppositore del governo Erdogan che da mesi ha chiesto invano la sua estradizione: “Possiamo comunicare con certezza che non trasmetteremo le partite della serie tra Golden State e Portland – ha raccontato il telecronista Omer Sarac all’agenzia Reuters – qualora i Blazers dovessero arrivare in finale NBA, non manderemo in onda neanche quelle: ovviamente non è una situazione che dipende da noi, ma così stanno le cose”. Una situazione inaccettabile secondo molti, ma figlia del regime autoritario che controlla ormai da anni la Turchia. Un bel problema anche per la NBA, che ha sempre manifestato il suo supporto nei confronti del n°00 dei Blazers e finita nell’occhio del ciclone contro la sua volontà. Mark Tatum, il vice di Adam Silver, ha commentato la situazione sottolineando: “I tifosi in Turchia possono vedere tutte le partite playoff e seguire Enes Kanter e i suoi Blazers sul League Pass NBA e su NBA TV”. Una replica che evita di dare risposte riguardo una questione che va ben oltre il parquet e il basket giocato, che lo stesso Kanter continua a porre sotto i riflettori attraverso messaggi sui social e indicazioni di come la censura stia cercando in tutti i modi di cancellarne il ricordo (e le imprese) per non lasciare spazio ad alcun tipo di opposizione. “I tifosi che voglio vedere le partite nella mia nazione non possono farlo per colpa mia. È divertente e al tempo stesso incredibile. Uno dei governi più potenti del mondo ha paura di un giocatore NBA. Non sono un politico, non è il mio lavoro, ma visto che tutti sono terrorizzati da Erdogan ho deciso di fare un passo avanti e parlare di libertà e diritti umani. Di fronte a questo sono venute fuori le contraddizioni della dittatura”.

A rischio la trasferta a Toronto: il senatore dell’Oregon scrive al primo ministro canadese

Una situazione difficile da comprendere, soprattutto per chi si trova immerso in un mondo fatto di censura e propaganda: “Non è la prima volta che accade: è già successo che le persone in Turchia mi hanno scritto arrabbiate – continua Kanter – dicendo che per colpa mia e delle mie scelte loro non potevano vedere la partita. Ho provato a spiegargli che le responsabilità dovrebbero essere imputate ad altri, ma non sempre chi vive in una condizione del genere ha la lucidità per capire”. Una questione che rischia di diventare un caso diplomatico qualora i Blazers dovessero conquistare la finale NBA assieme ai Raptors. Kanter infatti al momento è senza passaporto e non in grado di uscire dagli Stati Uniti a causa della persecuzione da parte della Turchia e per lui sarebbe impossibile al momento superare la frontiera per andare a giocare in Canada. Per questo il senatore dell’Oregon Ron Wyden ha scritto una lettera a Justin Tredeau, primo ministro canadese, per garantire eventualmente una “rotta sicura” al giocatore per raggiungere Toronto. “Ho chiesto al governo del Canada di facilitare le operazioni d’accesso per Enes Kanter, qualora ci fosse la necessità nelle prossime settimane. Serve inoltre un comunicato ufficiale in cui si assicura il giocatore che la richiesta emessa dall’Interpol nei suoi confronti non venga applicata e non ne metta in discussione la tranquillità e la sicurezza di Kanter”. Una richiesta a cui non è seguita nessuna risposta ufficiale, con Mathieu Genest – portavoce del ministero deputato alla gestione dell’immigrazione in Canada – che ha specificato di non essere autorizzato a parlare di casi specifici, ma che il suo governo agirà come sempre nel merito in accordo con quanto dettato dalle regole vigenti, senza emendare, trascurare e assumere atteggiamenti di favore.

Kanter: “Erdogan farà di tutto per provare ad arrestarmi in Canada”

Altre persone interessate, che hanno voluto mantenere anonime le dichiarazioni rilasciate all’agenzia Associated Press, hanno raccontato che il governo canadese è già al lavoro per trovare un modo di affrontare la questione – considerando che quanto fatto con l’Interpol sia un vero e proprio abuso. Un atteggiamento da parte delle istituzioni che conferma la grande sintonia tra Kanter e la sua nuova squadra: “Ho piena fiducia nel fatto che noi possiamo conquistare le finali NBA: in quel caso la trasferta a Toronto per me sarebbe sicuramente fonte di ansia per le ragioni note a tutti e so che il senatore Wyden sta lavorando duro per rendere più semplice la mia vita. Dall’altra parte conosco anche il primo ministro canadese Trudeau, un ottimo leader e un uomo che potrà eventualmente darmi una mano. Lo so perché è già stato disponibile con molti profughi turchi che hanno fatto parte del movimento che fa capo a Hizmet – anche loro oppositori del governo Erdogan”. Per ragioni di sicurezza personale Kanter lo scorso marzo ha evitato la trasferta a Toronto: senza passaporto e con la sola green card sarebbe difficile superare la frontiera, ma anche riuscendoci il governo canadese potrebbe poi decidere di arrestarlo e rispedirlo in Turchia. “Nonostante la buona fede di tutti, so bene che Erdogan cercherà in ogni modo di abusare e manipolare le persone, facendo pressione utilizzando la forza del suo ruolo istituzionale. Giusto per ricordarlo, io resto un cittadino che non ha mai infranto una singola legge nella sua vita, né in Turchia, né negli Stati Uniti – neanche una multa per non aver pagato il parcheggio. Ma nonostante questo il mio passaporto è stato cancellato. Perché? Questa è la mia domanda, tutto questo perché non sono stato zitto di fronte a un dittatore. Voglio mettermi pressione addosso, ma io non arretro: continuerò a sfruttare la mia piattaforma per combattere la battaglia per la democrazia, per i diritti umani e per la libertà di parola”.

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