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14 giugno 2019

NBA Finals 2019, tiene banco il futuro di Klay Thompson e quello degli Warriors

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Klay Thompson, racconta il gm Bob Myers, "non ha dormito, e come prima cosa mi ha chiesto: come abbiamo fatto a perdere gara-6?". Ma attorno al futuro del tiratore di coach Kerr (e ovviamente di Durant) si gioca gran parte del futuro degli Warriors. Un futuro che suo padre Klay sembra già conoscere

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KLAY THOMPSON: SALTA IL CROCIATO

OAKLAND — Il day after di Klay Thompson è quello che tiene banco in casa Warriors, perché il contraccolpo emozionale di aver perso un’altra superstar (dopo il ko di Kevin Durant) nei minuti finali del terzo quarto dell’ultima partita stagionale ha letteralmente scosso l’intera organizzazione dei Golden State Warriors. Il giorno dopo risuonano le parole del gm Bob Myers, che racconta: “Non dimenticherò mai vederlo uscire dal tunnel per andare a tirare [e segnare, ndr] quei due liberi — e lo dico da tifoso, una prospettiva che non mi capita più spesso di avere. Poi, tornato in spogliatoio, vederlo interrogarsi per capire se l’infortunio era davvero grave — se si parlava davvero di rottura del crociato — è stato straziante. Non avevamo parole, non credo ci siano neppure emozioni adatte a descrivere quello che abbiamo tutti provato per lui”. Steve Kerr ha descritto al meglio cosa vuol dire essere Klay Thompson, ancora una volta: “Mi è passato vicino mentre andava in spogliatoio dopo i due liberi e mi ha detto: ‘Mi prendo questi due minuti di riposo e poi sono pronto’. Pochi minuti dopo mi hanno comunicato che si era rotto il crociato. Ma questo è Klay”. Conferma ancora Myers: “Oggi l’ho sentito al telefono, mi ha detto di non aver dormito molto. Ma prima ancora la prima cosa che ha detto è stata: ‘Non ci credo che abbiamo perso questa partita…’”. Coach Kerr, Steph Curry e tutti i suoi compagni già nel dopo partita hanno raccontato di come il pensiero di tutti non fosse all’impatto dell’infortunio di Thompson sulla gara ma alle conseguenze per l’amico e compagno Klay, alla persona prima che al giocatore.

Le parole di papà Mychael sul futuro di Thompson

Però, inutile nasconderlo, sul piatto per gli Warriors c’è da valutare anche la questione relativa al giocatore Thompson, giunto a fine stagione in scadenza di contratto e quindi unrestricted free agent a partire dalla mezzanotte del prossimo 30 giugno. “Sia Klay che KD sono giocatori importantissimi per noi e si sono meritati di essere ricompensati nella maniera giusta”, ha fatto sapere Myers, aggiungendo: “Vogliamo fare di tutto per tenere entrambi con noi”. In questa direzione vanno anche le parole di Mychael Thompson, il padre di Klay, a sua volta ex giocatore nei Lakers dello Showtime anni ’80. “Per me non c’è nessun dubbio che firmerà ancora con Golden State. Ovvio, è una domanda da fare a Joe Lacob [il proprietario, ndr] ma se invece chiedete a me vi dico che Klay tornerà agli Warriors”. E anzi, papà Thompson si spinge addirittura oltre, confessando di aver assistito alla chiamata su Facetime fatta da Kevin Durant al suo compagno infortunato: “Li ho sentiti parlare — ha raccontato — e anche se non penso che vogliano che io racconti queste cose posso dirvi che li ho sentiti incoraggiarsi a vicenda a ritornare più forti di prima. Hanno da portare a termine un compito rimasto in sospeso”.

Le tempistiche del rientro, il dubbio del contratto

Quello che è certo, oggi, è che i Golden State Warriors — dovessero anche poter contare ancora su Durant e Thompson l’anno prossimo, come detto da papà Mychael — non potranno schierare né l’uno né l’altro per gran parte della stagione, forse anche per l’intero campionato. La riabilitazione dalla rottura ai legamenti crociati del ginocchio, infatti, richiede in media 11 mesi (J.J. Hickson è il caso limite di atleta rientrato prestissimo, dopo soli 7 mesi e mezzo, ma Kristaps Porzingis all’opposto è tornato in campo solo dopo 14 mesi da un analogo infortunio). Se Golden State dovesse comunque scegliere di offrire il massimo salariale a Thompson, vorrebbe dire dargli 32.7 milioni di dollari per la stagione 2019-20 senza forse mai averlo in campo, oltre alle conseguenze che una spesa del genere avrebbe sulla possibilità di firmare altri giocatori a roster, per riempire i buchi lasciati dallo stesso Thompson e da Durant. Più probabile allora che il contratto da 5 anni — che solo Golden State può offrire al giocatore — arrivi comunque ma con una serie di clausole a parziale garanzia per la squadra se il giocatore non dovesse essere più integro al 100% dal punto di vista fisico, alla maniera dell’accordo strutturato da Philadelphia per Joel Embiid due anni fa. Decisioni difficili ma necessarie, che Golden State è chiamata a fare in fretta, con il Draft alle porte e la free agency alle porte con l’inizio di luglio.

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