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22 agosto 2019

NBA, Harden: "Il premio di MVP? Tutta politica. La mia stagione resterà nella storia"

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Il leader dei Rockets interviene a una radio cittadina e se rende onore agli Warriors ("Ci ha battuto una delle squadre più forti di sempre") rivendica un'annata che avrebbe meritato il secondo premio di MVP consecutivo

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A Houston si preparano per il JH Town Weekend, un fine settimana organizzato in città da James Harden con celebrità, feste e concerti a scopo benefico e il leader dei Rockets ne ha approfittato per promuovere il proprio evento intervenendo live ai microfoni di una radio cittadina, 97.9 The Box. “Il Barba” ha ovviamente parlato tanto della stagione andata in archivio a maggio, quanto delle aspettative per la prossima. “Nei due anni che è stato qui Chris [Paul] ha fatto un lavoro straordinario, aiutandoci tantissimo. Ora il gruppo più o meno è rimasto lo stesso ma il nucleo centrale è formato da me e Russ[ell Westbrook]. Sappiamo tutti come gioca Westbrook: da avversario è difficile affrontarlo per l’aggressività che mette in campo ogni secondo, per cui ora sono felicissimo di poterlo avere come compagno. Tra lui e PJ [Tucker] abbiamo una coppia esplosiva, ma abbiamo confermato anche Austin Rivers, Gerald Green, Danuel House ed è arrivato un veterano che ha già vinto il titolo come Tyson Chandler. Sicuramente però avere Russell è speciale”. Harden vede il prossimo campionato “più aperto che mai, noi dobbiamo far meglio senza interessarci a quello che fanno le altre squadre ma concentrandoci soltanto su di noi”. Se il n°13 di Houston è pronto a rendere onore agli Warriors – responsabili delle ultime tre eliminazioni ai playoff dei Rockets (“A batterci sono sempre stati loro, una delle più grandi squadre di sempre, una dinastia con pochi uguali”), Harden è meno disposto ad accettare la successione di Giannis Antetokounmpo al trono di MVP NBA, su cui nel 2018 si era seduto lui: “Una scelta politica? La penso così anch’io”, afferma, incalzato dai dj della radio. “La mia scorsa stagione è un’annata di cui si continuerà a parlare anche quando mi sarò ritirato, è qualcosa che va dritta nei libri di storia della lega. Ma i premi sono qualcosa che non posso controllare: una volta che la gente e i media creano fin dall’inizio dell’anno una narrativa nei confronti di qualche giocatore le cose non cambiano più fino alla fine. Io so solo che la stagione che ho disputato ha pochi eguali nell’intera storia della lega, ma non posso controllare quello che pensa la gente. L’unica cosa che posso fare è tornare in campo l’anno prossimo, fare ancora meglio e vincere il titolo NBA”. 

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