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NBA, il taglio degli stipendi viene rimandato dopo il 15 aprile

contratti nba
©Getty

La prossima settimana i giocatori riceveranno regolarmente il pagamento previsto dai loro contratti: rimandato dunque come minimo al mese prossimo l'inizio del taglio degli stipendi, su cui NBA e NBPA devono ancora trovare un'intesa

Le regole NBA previste dall’accordo collettivo firmato da giocatori e franchigie parlano chiaro, ma nonostante quello sarà complicato trovare un'intesa tra le parti nel breve periodo per decidere in che modo applicare il taglio agli stipendi degli atleti che da quasi un mese non possono più scendere in campo a causa della pandemia da coronavirus. La “clausola di forza maggiore” prevede che ai giocatori non venga corrisposto poco più dell’1% dello stipendio per ogni gara cancellata, portando dunque una decurtazione di circa il 25% del totale della somma. Una cifra presa come riferimento dalla NBPA (che vorrebbe rimandare le trattenute come minimo a giugno), mentre i proprietari hanno chiesto una riduzione del 50% degli stipendi con effetto immediato. Una proposta che ha fatto discutere e ha indispettito i rappresentanti dei giocatori, rimandando così la discussione ai prossimi giorni e dilazionandola nel tempo fino a “costringere” le squadre a continuare a versare in maniera regolare gli stipendi anche il prossimo 15 aprile - data in cui i giocatori riceveranno la loro mezza mensilità (i contratti NBA infatti prevedono un pagamento che viene elargito con cadenza regolare ogni 15 giorni). Le negoziazioni invece proseguiranno certamente come minimo fino al 1 maggio, prossima data utile per dare il via al taglio dei salari dei giocatori.

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