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18 novembre 2009

Francesca, la Rossa Volante: "Eccomi all'ottava Olimpiade"

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Francesca Porcellato è nata a Castelfranco Veneto. Farà anche parte della squadra di SKY Sport a Vancouver

Ha conquistato dieci medaglie ai Giochi Paralimpici estivi. Ora Francesca Porcellato dopo Torino sarà anche a Vancouver, come atleta e commentatrice SKY. I sogni, le emozioni e quel drammatico incidente: "Mi ha cambiato la vita, ma ho imparato molte cose"

di DANIELE TROILO

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Correre per vincere. Sempre. Comunque. Devi avercelo nel Dna, qualcosa di indecifrabile, una miscela di grinta e passione difficile da tenere a freno. Francesca Porcellato ha perso l’uso delle gambe quando aveva diciotto mesi. Ma non ha mai perso la voglia di correre. “Un camion mi piombò addosso cambiando per sempre la mia vita. Quando mi hanno dato la prima carrozzina l’unica cosa a cui ho pensato è stata quella di farla andare più veloce che potevo. Ce l’ho fatta”. Sette edizioni dei Giochi Paralimpici, dieci medaglie. Quella di Vancouver sarà la sua ottava, la prima anche nelle vesti di commentatrice nella squadra di SKY Sport.

- Cosa si prova a partecipare a una Olimpiade?
Le Olimpiadi sono la più grande aspirazione di ogni sportivo. Un sogno lontano, che quando si avvera regala delle emozioni uniche. Per me è stato così, un sogno che si è avverato. Volevo fare atletica leggera, all’inizio soltanto per divertirmi. Sono arrivate sette Olimpiadi e ora mi aspetta l’ottava. Una gioia incredibile. Anche perché le Olimpiadi sono tutto: sono la massima espressione dello sport, dell’antagonismo, della vita stessa.

- Qual è il ricordo più bello che conservi?

Ne ho tanti di ricordi belli, ho vissuto ogni momento con passione e trasporto. Ma non dimenticherò mai il primo oro a Seul e l’argento di Atene. E poi l’anno scorso, quando sono stata la portabandiera dell’Italia alle Paralimpiadi di Pechino.

- Un sogno nel sogno. 
Essere stata scelta come alfiere per rappresentare la mia nazione mi ha riempito il cuore di gioia. Anche perché un portabandiera non deve trasmettere solo l’immagine del campione vincente, ma anche quella dello sportivo leale, onesto con se stesso e con gli altri.

- Quando hai iniziato a fare sport?

Ho iniziato nel 1987, avevo 17 anni. Ma anche prima di allora non facevo che pensare allo sport. Un incidente all’età di 18 mesi mi ha fatto perdere l’uso delle gambe. Un camion mi piombò addosso cambiando per sempre la mia vita. Quando mi hanno dato la prima carrozzina l’unica cosa a cui pensavo era di farla andare più veloce che potevo. Ce l’ho fatta.

- Chissà quanti sacrifici.
La vita ci presenta sempre dei problemi, a volte sono piccoli e a volte molto grandi e ti condizionano per sempre; l'importante è saperli affrontare. L’incidente mi ha creato problemi, ma allo stesso tempo penso che mi abbia regalato anche molte cose positive. So apprezzare la vita e le piccole cose che, spesso, diamo per scontate e invece non lo sono.

- Come hai iniziato l’attività agonistica?

Quasi per caso. Ho conosciuto un’associazione che si occupava di sport per disabili. Un mese dopo ero ai Mondiali.

- Cosa ti aspetti da Vancouver?
Mi sto allenando tantissimo, in maniera davvero incredibile. Sto dando tutta me stessa e questa è la cosa che conta di più. Poi i risultati possono arrivare oppure no, lo sport non è una formula matematica. Io voglio solo dare il massimo. Tutto quello che arriva dopo va bene.

- Vale anche per l’Italia in generale?
Spero di sentire suonare il nostro inno tante volte, magari fino alla noia, anche se non mi annoierei mai. Auguro a ogni atleta azzurro di realizzare il proprio sogno olimpico.

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