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22 febbraio 2010

Non la fine del mondo, ma quasi: Canada ko con gli Usa

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Un'immagine di Canada-Usa, attesissimo match perso dai padroni di casa

Alla fine hanno vinto gli ospiti per 5-3, decretando il lutto (sportivo) di una Nazione intera. Non è stata una partita, ma un evento atteso da canadesi e americani con la trepidazione con cui si assiste a qualcosa capace di lasciare il segno nella Storia

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HOCKEY MADE IN CALABRIA: LUIGINO REDA

Alla fine hanno vinto gli Usa per 5-3, decretando il lutto (sportivo) di una Nazione intera, Ma a conti fatti il risultato è secondario: a Vancouver 2010 conta tutto ciò che è successo intorno al supermatch di hockey Canada-Stati Uniti, disputatosi nella notte italiana.

Non è stata una partita di hockey, ma un evento, atteso dai canadesi e dagli americani con la trepidazione con cui si assiste a qualcosa capace di lasciare un segno nella storia. Non c'è stato giornale canadese che - in prima pagina - non abbia ricordato ai suoi lettori in termini iperbolici l'appuntamento della giornata: "Oggi l'Hockey Super Sunday, un giorno di proporzioni olimpiche" titolava il Vancouver Sun, mentre sul fronte americano anche il serioso e autorevole New York Times non era da meno: "Un gran giorno per l'hockey".  E subito dopo la gara il NYT ha pubblicato sul suo sito la breaking news della vittoria della nazionale Usa e della "sconfitta scioccante" subita dal Canada.

Sul campo del Canada Hockey Place in una sola domenica erano scese in campo le finaliste delle tre ultime olimpiadi: Russia-Repubblica Ceca, finaliste a Nagano '98, Canada-Stati Uniti, finalisti a Salt Lake City nel 2002, e Svezia-Finlandia, finaliste a Torino 2006. Un "Super Sunday" dell'hockey che il Canada ha prima atteso, poi vissuto con il cuore in gola, per una delusione collettiva che è stata nazionale. Da Vancouver a Montreal, ma anche da Chicago a Detroit, di questa partita se ne parlava da settimane, l'attesa era analoga a quella in Italia per una finale di Coppa del Mondo Italia-Francia.

Moltissimi i motivi di interesse, sia sul piano sportivo, sia sul quello meramente culturale. I canadesi rispetto agli Stati Uniti da sempre si considerano in Nord America come figli di un dio minore. "Il Canada è come se fosse in tanti campi un'America di serie B, ma certo non nell'hockey" spiegava un editoriale del quotidiano canadese 'La Province', sottolineando come le Olimpiadi di Vancouver siano l'occasione per "la rinascita di un patriottismo canadese senza precedenti".  "Questa è la domenica" era il titolo a tutta pagina. E il New York Times presentando la gara aveva usato questa espressione: "l'incontro olimpico Canada-Usa non è la fine del mondo, ma quasi".

Se è vero che i tifosi canadesi hanno accolto le loro quattro medaglie d'oro come vittorie "storiche",  è vero anche che non c'è sport in Canada capace più dell'hockey di esprimere  l'identità della nazione. La nazionale di hockey è il Canada, "perché l'hockey è solida, seria, ineluttabile ragione di vita" raccontava nei suoi libri lo scrittore canadese Mordechai Richler.

Sul piano squisitamente sportivo, la supersfida era stata preceduta da due successi consecutivi da parte di entrambe le nazionali: per il Canada 8-0 contro la Norvegia e uno stentato 3-2 contro la Svizzera.; per gli Usa 3-1 contro la Svizzera e 6-1 contro la Norvegia. Il 5-3 conquistato a Vancouver vale per gli americani l'accesso diretto ai quarti, mentre i canadesi dovranno giocare una partita di recupero per riuscire a qualificarsi. Ma dovranno soprattutto riprendersi da una sconfitta non solo pesante nel punteggio, ma soprattutto sonora. Dagli Usa una lezione di hockey al Canada. In Canada. La nazione, olimpicamente, è sotto choc e il primo a registrarlo, guarda caso, è l'americanissimo New York Times.

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