Caricamento in corso...
27 febbraio 2010

Valentina: io, vice-Kostner non vorrei essere nei suoi panni

print-icon
a_c

Valentina Marchei è la "riserva" di Carolina Kostner. Le due si conoscono e pattinano insieme da anni

In corsa fino all'ultimo con Carolina per un posto alle Olimpiadi, la Marchei commenta così la prova dell'eterna rivale, vista in tv: "Ho sofferto per lei, ma la colpa è di chi nei giorni scorsi assicurava che avrebbe vinto l'oro. Le asiatiche? Marziane"

SCOPRI LO SPECIALE OLIMPIADI

GUARDA GLI HIGHLIGHTS DELLE OLIMPIADI


A CASA DI VALENTINA MARCHEI: LA FOTOGALLERY


di Vanni Spinella

L’ha dovuta vedere da casa, e vederla così forse fa ancora più male. Perché sicuramente le sarà passato per la testa che quella in pista poteva essere lei, e che magari avrebbe saputo fare anche meglio. Considerazioni che hanno fatto tanti pattinatori della domenica, e che diventano dunque normali quando si è la “vice-Kostner”.
Valentina Marchei sarà la riserva di Carolina anche ai prossimi Mondiali di pattinaggio di Torino, “motivo per cui mi alleno di giorno, guardo Vancouver di notte e… dormo la mattina, dalle 7 alle 13”.
In attesa della sua grande occasione…

Valentina, come hai vissuto la gara di Carolina?
Avevo il groppo in gola per lei. La mia idea è che l’abbiano caricata eccessivamente, specie la gente che le gira sempre intorno. Si è esposta troppo e non sono atteggiamenti da lei, solitamente così schiva.

Hai fatto il tifo?
Certo. Da tifosa di pattinaggio e da tifosa italiana. Checché se ne dica, se lei fa bene, ne beneficia tutto il movimento del pattinaggio e quindi fa piacere anche a me. Ho sofferto con lei. Ecco, diciamo che ora non vorrei essere nei suoi panni.

Tecnicamente che cosa ha sbagliato?
Ha sbagliato dei salti portanti, è evidente. Le sono riusciti solo alla fine del programma, quando era stanca e dopo tutte quelle cadute. Un paradosso, ma è la riprova che a livello fisico c’era.

Quindi c’è dell’altro…
Si è parlato tanto del supporto psicologico che le è stato dato, ma forse l’hanno destabilizzata ancora di più anziché aiutarla. Dichiarazioni come “Vedrete che vincerà l’oro” non le tolgono pressione di dosso, ma gliela aumentano.

Tu come avresti reagito dopo quelle cadute a catena?
Non lo so, è difficile immaginare cosa significhi pattinare alle Olimpiadi. Certo, mi ha sbalordito la sua dichiarazione a caldo, quando ha detto che è stato il massimo che poteva dare.

Cosa si prova quando un esercizio inizia così male e prosegue anche peggio?
Sicuramente dopo la prima caduta si è lasciata prendere dal panico, ma la capisco. Ti verrebbe da mollare tutto e uscire.
Forse dopo le prime cadute poteva cambiare in corsa il programma, semplificandolo. È anche vero che serve lucidità per fare ragionamenti del genere mentre si gareggia…

Amarezza per il fatto di non essere lì al suo posto?
L’amarezza c’è, ma per i miei Europei. Visto come sono andate le cose a Vancouver, era una carta che potevo giocarmi meglio io.

Giusto il podio?
Giusto. Si è vista soprattutto la differenza tra chi pattina per passione e chi pattina bene perché è alle Olimpiadi e allora deve pattinare bene. Le prime quattro in classifica sono la prova vivente di questa passione.

A chi daresti la tua personale medaglia d’oro?
Alla Rochette, il mio idolo da sempre. Mi ha fatto piangere. Il fatto che giocasse in casa e avesse una storia tristissima alle spalle non l’hanno aiutata, come molti pensavano. Lei è il cuore sui pattini, è il pattinaggio.

E allora la coreana Yu Na Kim cos’è?
Beh, lei è una marziana.

Perché tanta differenza tra asiatiche e europee?
Dal punto di vista tecnico loro sono delle macchine: perfette, veloci. Questo permette loro di concentrarsi su un altro aspetto: mostrare alla gente quanto sia facile pattinare. Come bere il caffè alla mattina.

Un abisso insomma…
Una differenza chiara: loro saltano con la certezza di riuscire, le altre dicono “vado e spero di farlo”. Prendi la giapponese Asada: è l’unica che fa i salti che alcuni uomini fanno con difficoltà, scende in pista dopo quella che ha vinto con il nuovo record mondiale e prende l’argento. Non è mica facile.

Non c’è proprio speranza per le "nostre"?
Carolina è l’unica europea che può competere a livello di tecnica con loro. Ha i numeri, al momento non ha la sicurezza delle asiatiche.

Hai avuto modo di dirle qualcosa dopo la sua prova?
Dopo la tempesta, sorge sempre il sole. Sono le parole che lei aveva usato per me quando mi ero infortunata. E in effetti ho vinto il titolo italiano e ho sfiorato Vancouver.

Tutti i siti Sky