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27 luglio 2011

Choc Howe, rottura del tendine d'Achille: niente Mondiali

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Brutta notizia per l'atletica italiana a un anno esatto da Londra 2012: l'azzurro ha riportato oggi in allenamento a Rieti la rottura subtotale del tendine d'Achille sinistro e sarà operato giovedì a Perugia. Stagione ovviamente finita

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Sono già 42 i pass azzurri per Londra 2012

Brutta notizia per Andrew Howe e l'atletica italiana a un anno esatto dal via a Londra 2012: l'azzurro ha riportato oggi in allenamento a Rieti la rottura subtotale del tendine d'Achille sinistro e sarà operato giovedì a Perugia. Niente Mondiale dunque per lui, e stagione ovviamente finita.

La diagnosi è giunta al termine degli accertamenti effettuati successivamente a Roma, alla presenza del prof. Carlo Tranquilli, responsabile dell'Istituto di Scienza dello Sport del Coni, e del prof. Giuseppe Fischetto (Responsabile sanitario della federatletica.  "E' imprescindibile ed urgente un intervento chirurgico - le parole di Fischetto - che verrà eseguito a Perugia, alla Clinica Ortopedica, dal prof. Giuliano Cerulli". "Per una stima dei tempi di recupero - il commento di Tranquilli  - dovremo attendere l'intervento di domani. Concorderemo successivamente con il prof. Cerulli il percorso di riabilitazione".

L'azzurro, 26 anni, è un talento della velocità e - soprattutto - del salto in lungo, ma molte delle promesse sono rimaste sulla carta, tra infortuni, errori di programmazione e scontri con la Federatletica. Howe è nato americano, a Los Angeles, e diventato italiano grazie al matrimonio della madre Renee Felton con Ugo Besozzi, un saltatore con l'asta. Veloce e di colore, tanto da essere ribattezzato 'il Carl Lewis italiano'. Un atleta legato indissolubilmente proprio alla mamma allenatrice accusata di troppa autonomia dai centri federali, di incompetenza, perfino di impedire al figlio di crescere. Come, secondo i detrattori, dimostrò la mancata qualificazione a Pechino 2008.

Appena un anno prima dei Giochi cinesi, quell'esultanza folle, rabbiosa dopo il salto d'argento - che in quel momento valeva l'oro - ai Mondiali di Osaka nel 2007. La maglietta azzurra sbattuta per terra, 'I'm the best' urlato alla telecamera. Il punto più alto della carriera di Howe, quel salto che cancella con 8 metri e 47 centimetri dopo vent'anni il record italiano di Giovanni Evangelisti. Nel 2006 era stato campione europeo a Goteborg, sempre nel lungo, ad appena 21 anni. E più indietro ancora i primati e le vittorie europee e mondiali nelle categorie giovanili, non solo nel salto in lungo, ma anche nei 200.

Un dono, quello della velocità che col tempo e gli infortuni diventa un tarlo, un interrogativo: solo in pedana a saltare o anche in pista da sprinter? Solo 200 o anche 400? Qualche mese fa la rinuncia definitiva al lungo per dedicarsi anima e corpo alla velocità, ai 200 metri. Howe si riscopre sprinter ("ho bisogno di certezze" spiego') e la vittoria al Golden Gala di Roma su questa distanza aveva riportato il sorriso e riacceso le speranza in vista di Daegu. Ora questa nuova tegola lo costringe a ripartire, sperando che il futuro di Howe sia ancora sulle piste d'atletica.

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