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20 gennaio 2012

Matteo alla terza Olimpiade: così si diventa campioni

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Matteo Angioletti, specialista degli anelli e del volteggio, si è qualificato per Londra 2012 con la Nazionale italiana di ginnastica

Compagno di stanza di Igor Cassina per anni, in squadra con Yuri Chechi ad Atene. A 11 anni lo seguivano Inter e Milan, ma Angioletti ha scelto la ginnastica. E racconta di quando, da piccolo, richiamava gli osservatori con le sue rovesciate

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di Vanni Spinella

A 11 anni lo seguivano Inter e Milan. Oggi, “vecchietto di 30 anni”, fa il “professore”.
Neanche il tempo di festeggiare la qualificazione alle Olimpiadi di Londra ottenuta sette giorni fa con la Nazionale di ginnastica artistica, e Matteo Angioletti si trova già catapultato in un’aula a Milano, al “Master Psicosport”, a raccontare agli psicologi sportivi di domani come si diventa campioni. E anche come si facciano i miracoli, avendo a disposizione come unici strumenti anelli e parallele.

“In effetti, dire che ci siamo qualificati a sorpresa è dire poco. In tantissimi ci davano già per finiti. Il Mondiale di ottobre, a Tokyo, non era andato bene: bisognava arrivare tra le prime 8 per guadagnarsi le Olimpiadi e noi eravamo arrivati quindicesimi. Per le seconde otto c’era quest’altra possibilità con la pre-olimpica, ci abbiamo provato e abbiamo tirato fuori la gara della vita…”.
Si scopre così che, mentre tutti noi festeggiavamo Natale e Capodanno stappando bottiglie e ingollando panettone, un gruppo di ragazzi stava chiuso in palestra mattina e sera, per preparare una gara che in troppi, all’esterno, davano per persa in partenza. Non Angioletti e compagni: “Sapevamo di dover fare un’impresa, ma pian piano, giorno dopo giorno, abbiamo iniziato a renderci conto di potercela fare davvero”.

Compagno di stanza di Igor Cassina fin da piccolo, in squadra con Yuri Chechi ad Atene 2004, due Olimpiadi alle spalle: oggi Angioletti è uno dei veterani della nostra Nazionale, che ha perso sì il talento di Cassina e Coppolino, ma che ha dimostrato di avere carattere da vendere.
Ai ragazzi che lo ascoltano come ipnotizzati si racconta con entusiasmo, senza pause. Le prime difficoltà nel conciliare studio e sport, a 16 anni. Le ore in palestra, a provare e riprovare. Le lezioni da recuperare, quando al liceo era costretto a stare lontano da scuola anche per tre settimane di fila (“Dopo il Mondiale in Russia tornai in classe e, vedendo il simbolo degli integrali, pensai che avessero inventato una nuova lettera, mentre ero via”).

Adesso c’è Londra, partendo con umiltà. Inevitabile: “In Italia la ginnastica si scontra continuamente con tanti tagli e pochi fondi. Alle Olimpiadi, quando la nostra delegazione si muove, siamo 6 atleti e 2 allenatori. Poi vedi arrivare gli Stati Uniti e sono in 35: ginnasti, riserve, allenatori, medico, ortopedico, oculista, dentista…”.

A noi, però, è rimasta quella curiosità di Inter e Milan che se lo contendevano da bambino. “Chiariamo subito: ho iniziato a fare ginnastica a 6 anni, ma da piccolo mi piaceva comunque giocare a pallone all’oratorio, con gli amici. A un certo punto vennero a vedermi anche osservatori di Inter e Milan perché sembravo forte. In realtà non avevo i piedi buoni ma, grazie alla ginnastica, rispetto ai miei coetanei ero più veloce, più coordinato, più agile… Andavo a prendermi la palla a due metri d’altezza con il piede!”.
Rovesciate impossibili che oggi si traducono in energia pura e simpatia anche quando è costretto a fare il “professore”. Un fiume in piena, inarrestabile. Fino a quando lo interrompe un’allieva, che timidamente alza la mano per fargli una domanda: “Ma tu… che te magni a colazione?”.

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