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26 aprile 2012

A Londra il "Team Gb", una nazionale in naftalina da 40 anni

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Il ct del Team Gb Stuart Pearce (Foto Getty)

Nel torneo calcistico dei Giochi sarà di scena la rappresentativa britannica, formata da giocatori di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Fra polemiche e dubbi, ecco la storia di una squadra che non gioca una gara ufficiale dal 1972...

di Lorenzo Longhi

La nazionale che non esiste, di fatto, ancora non c'è. Certo, la Gran Bretagna è inserita nel gruppo A del torneo calcistico olimpico e ha un ct a pieno titolo, Stuart Pearce, ma a oggi non ha ancora giocato una partita e non si sa da chi sarà composta. Qualificata di diritto, ai Giochi di Londra andrà una nazionale formata, almeno in linea teorica, da giocatori appartenenti alle federazioni di tutte le home nation: Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Ai Giochi le regole non sono le stesse del calcio (o del rugby, che non è sport olimpico): nel medagliere c'è solamente la voce Gran Bretagna e il calcio si adegua.

Lo farà, e nel modo migliore possibile, anche se le polemiche non mancano. La nazionale britannica, infatti, alle Olimpiadi uscirà dalla naftalina dopo 40 anni, da quando disputò le eliminatorie per i Giochi di Monaco nel 1972. Per il resto prima, nel secondo dopoguerra la selezione del Regno Unito ha preso parte solo alle Olimpiadi di Roma (1960)  e ad alcune amichevoli di valore zero. E, se è vero che due tornei olimpici la Gran Bretagna li ha anche vinti, va detto che si parla di archeologia, trattandosi di quelli di 1908 e 1912. Eppure esiste, la Gran Bretagna, alle Universiadi, i Giochi universitari.

Che poi il Team Gb - a Londra 2012 si chiamerà così - a Galles, Scozia e Irlanda del Nord piaccia ben poco non è faccenda di poco conto. Potessero, le federazioni delle home nation eviterebbero di lasciare convocare alcuni dei loro migliori under 23 (il torneo è riservato ai giocatori nati prima dopo l'1 gennaio 1989 e a tre fuoriquota). Eppure a ragazzi quali Gareth Bale e a fuoriquota come Craig Bellamy, Steven Fletcher e Chris Brunt, per esempio, potrebbe interessare. Perché Europei e Mondiali, per le tre home nation più piccole, sono spesso sogni irrealizzabili. E, allora, questa potrebbe essere l'occasione per disputare, finalmente un grande torneo internazionale. E pazienza se lo dovessero fare con una nazionale destinata ad essere riposta, da settembre, di nuovo in un angolo dell'armadio...

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