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03 agosto 2012

Stress, delusioni e stanchezza: ci vuole un anno sabbatico

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La Pellegrini ha annunciato un anno di stop dopo Londra 2012: per riposare e pensare al futuro. Come Guardiola e Luis Enrique. Come la Manaudou, nel 2009, o Max Biaggi

Di Gianluca Maggiacomo

Un anno sabbatico. Poi si vedrà. Dodici mesi di stop: niente gare, magari qualche allenamento per tenersi in forma, niente ansie o pressioni. Solo riposo e qualche diversivo, magari extra sportivo. Federica Pellegrini ha scelto questa via per riprendersi dopo le delusioni e le polemiche delle Olimpiadi di Londra 2012. La nuotatrice azzurra non è la prima che opta per questa soluzione e, di sicuro, non sarà l’ultima. Prima di lei la stessa scelta l’aveva fatta Laure Manaudou, la sua grande rivale in vasca e in amore. La francese, dopo un periodo negativo, nel 2009 decise di appendere cuffia e costume al chiodo. Un anno di riposo totale. Nel suo caso si parlò addirittura di ritiro a soli 22 anni. Poi sono arrivati un nuovo compagno, un figlio e, lo scorso anno, il ritorno all’attività agonistica, con tanto di partecipazione alle Olimpiadi di Londra.

Un anno sabbatico se lo prese anche Mika Hakkinen. L’ex pilota nel 2001 comunicò alla McLaren il ritiro dalla Formula 1, ma la scuderia ottenne dal finlandese un anno di riflessione per pensare bene a cosa fare. Detto, fatto. Passarono dodici mesi ma Hakkinen non cambiò idea e confermò l’intenzione di ritirarsi, salvo poi tornare al mondo delle corse con la partecipazione alla meno impegnativa Dtm tedesca. Un po’ come fatto da Manuel Poggiali che, prima di lasciare il circuito delle moto, nel 2007, si fermò per smaltire le delusioni dell’annata appena conclusa. Il pilota sanmarinese ritornò alla Gilera l’anno successivo: qualche gara nella 250 e poi l’addio definitivo alle corse. Dalla Moto GP alla Superbike, passando per un anno sabbatico: è il percorso seguito da Max Biaggi che, malgrado i 41 anni suonati, oggi è ancora in sella alla sua Aprilia.

Anche il calcio non è immune da annate di ferma totale. Chiedere, per conferma, a Luis Enrique che, dopo aver trascorso l’ultima stagione alla guida della Roma, lo scorso maggio ha annunciato le dimissioni e, contemporaneamente, un anno sabbatico. La stessa pensata di Pep Guardiola. Quattro anni in cima al mondo con il suo Barcellona lo hanno provato. Meglio staccare e riposare un po’. Per un anno. Prima di tornare. Prima di esportare il modello-Barça in Inghilterra, in Russia o dove sarà.

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