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23 aprile 2016

Tra rivincite e record: la favola di Martina, alfiere azzurro a Rio

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VIDEO. La campionessa di atletica, appartenente al gruppo sportivo delle "Fiamme Gialle", sarà la portabandiera italiana alla prossima Paralimpiade. La sua è una storia di riscatto, fatta di sogni e sacrifici

Nel 2007, ad appena 18 anni, Martina Caironi rimane vittima di un incidente stradale che le provoca l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del femore. Un istante che sconvolge, trasforma e condiziona un’esistenza intera. Perché dopo un evento del genere pensi a quello che non puoi più fare e ti confronti con la tua nuova realtà e convivi con i tuoi nuovi limiti.

Per amore dello sport - La passione di Martina per le piste d’atletica nasce proprio da lì, nel centro specializzato di Budrio in provincia di Bologna, dove appena diciottenne si fa innestare una protesi da cammino: sono le storie di atleti amputati che le fanno vivere la possibilità di tornare a correre. Tecnica scientifica e materiali all’avanguardia, ma anche tanto studio e sudore: la corsa per le Paralimpiadi di Martina è fatta di lacrime e sorrisi. Un sorriso speciale lei lo dedica al suo storico allenatore Mario Poletti: “mi ha coinvolta e motivata, trattandomi fin da subito come un’atleta e non come una disabile”. Piano piano, con le dovute strumentazioni, tra le quali una protesi da corsa sponsorizzata dal Comitato Italiano Paralimpico, è ritornata a correre e ad allenarsi sempre di più. Iniziando anche a piacersi.

Una seconda vita - La seconda e nuova vita di Martina vale e la ripaga di tutti quegli allenamenti duri e di tutte quelle privazioni, tante per una ragazza in piena adolescenza. Dal 2008 in poi è un trionfo di record e nel 2011 sale sul tetto del mondo con il suo primo record iridato; poi arriva a Londra 2012, dove vince la medaglia d’oro dei 100 metri T42 migliorando se stessa: è di nuovo record mondiale in 15”87. Carriera inarrestabile la sua, sui tartan più prestigiosi del mondo, che l’hanno vista infrangere più volte il suo primato, in una sfida continua più con se stessa che non con rivali reali. La consacrazione per la velocista delle Fiamme Gialle arriva lo scorso ottobre. Sono i Mondiali di Doha 2015, sono sempre i 100 metri T42: con il tempo di 14”61 è la prima donna amputata ad una gamba che sia riuscita a segnate un tempo al di sotto dei 15 secondi sulla distanza. Non è semplicemente un record, è Storia. La storia che Martina vive e ripercorre senza rabbia perché vuole trasformarla in energia positiva per migliorarsi e superarsi sempre. E se è vero che nello sport come nella vita i limiti esistono per essere superati, Martina a settembre sarà di nuovo lì in pista pronta a batterli. Questa volta sotto il cielo di Rio.

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