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04 agosto 2016

Doping: Schwazer, negativo ultimo test sulle urine

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Controllo predisposto a sorpresa dal Coni il 22 giugno scorso, lo si apprende a Firenze da fonti vicine alla difesa dell'atleta. Al marciatore erano state prelevate le urine a Racines (Bolzano). E' il 20° test dal 2015 sia da parte del Coni che dalla Iaaf

Esito negativo dell'ultimo controllo antidoping fatto a sorpresa il 22 giugno scorso su Alex Schwazer. Lo si apprende a Firenze da fonti vicine alla difesa dell'atleta. Il controllo è stato disposto dal Coni. Al marciatore erano state prelevate le urine a Racines (Bolzano). E' il 20° controllo subito dall'atleta dal 2015 sia dal Coni, sia dalla Iaaf: tutti questi esami (sangue o urine) sono stati negativi tranne quello dell'1 gennaio 2016, dov'è stata riscontrata una modesta presenza di testosterone nelle urine.

I controlli sono stati fatti tutti a sorpresa e quasi tutti fuori dalle competizioni. Campioni di urina sono stati raccolti il 19 e 29 ottobre e il 10 dicembre 2015 e poi, nel 2016, l'1 e 24 gennaio, il 2 febbraio, il 13 e 22 marzo, l'8 maggio (unico controllo in competizione), il 31 maggio e il 22 giugno. I prelievi ematici nei controlli antidoping ufficiali, quasi tutti eseguiti fuori competizione, sono stati svolti in data 1, 24 e 28 gennaio, 2 febbraio, 13 e 22 marzo, 27 aprile e 6 maggio 2016.

La modesta quantità di testosterone nelle urine prelevate a Alex Schwazer l'1 gennaio 2016 in un controllo anti-doping "non è in grado di influenzare le prestazioni" mentre "non è però possibile escludere a priori una manipolazione del campione e, in generale, un'azione fraudolenta contro Schwazer per colpire la sua nuova immagine di atleta pulito dal doping e di conseguenza la credibilità e l'impegno anti-doping di Alessandro Donati". Così la difesa dell'atleta altoatesino nella relazione tecnica inviata a Tas e Iaaf.

La "bassa concentrazione di testosterone e dei suoi metaboliti misurati nel campione prelevato l'1 gennaio 2016 rafforzano l'ipotesi che non ci siano finalità dopanti per il miglioramento delle prestazioni", "peraltro è impossibile affermare su basi scientifiche che il testosterone in basso dosaggio e per così brevi periodi possa avere una qualsiasi influenza sulla prestazione agonistica dell'atleta" scrive, nella sua consulenza tecnica per la difesa di Alex Schwazer, il chimico Giuseppe Pieraccini, direttore tecnico del Centro di servizi di Spettrometria di Massa del Dipartimento di Scienze della Salute dell'università di Firenze.

Per Pieraccini, considerando i risultati dei numerosi controlli anti-doping su sangue e urina eseguiti su Schwazer, i dati dei profili degli steroidi dal 19 ottobre 2015 al 31 maggio 2016, "ci sono personali convinzioni e basi scientifiche che rendono impossibile affermare che Schwazer abbia usato testosterone a scopo dopante o a scopi secondari. Infatti, non ci sono evidenze dell'uso di tale molecola negli ultimi mesi del 2015, come mostrato dalla regolarità e dalla stabilità dei parametri ematici e dai controlli anti-doping negativi in urina; anche volendo considerare l'uso di dosi sotto terapeutiche di testosterone, ciò sarebbe completamente inutile per un periodo così breve, quantificabile nei 10 giorni di fine 2015 durante i quali, peraltro, aveva ridotto i carichi di allenamento".

"La valutazione di tutti i dati analitici e delle informazioni raccolte - prosegue Pieraccini - portano alla conclusione che non c'è alcuna evidenza di un piano di doping con testosterone alla fine del 2015, né a dosi elevate, né a dosi terapeutiche. Nessuna negligenza o colpa può essere imputata al signor Schwazer, senza dimenticare che i sopra indicati vizi procedurali e gli altri evidenziati dagli avvocati possono rendere nullo il caso". Il consulente esclude "fermamente l'assunzione volontaria di testosterone" da parte di Schwazer (tramite farmaci, integratori, bevande, cibi, creme o oli) e "una strategia dopante con tale molecola", mentre "non posso escludere con altrettanta certezza la possibilità di uno scambio di urina e l'aggiunta di urina di altro soggetto trattato con testosterone".

Il caso Schwazer

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