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26 gennaio 2012

Cracknell, l'Uomo d'Acciaio: i Giochi, la fortuna di Londra

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Il campione britannico James Cracknell da stasera, per tre giovedì, sarà protagonista alle 23 su Discovery Channel di imprese al limite delle capacità umane

INTERVISTA. Il campione britannico racconta di sè e della sua carriera. Dal canottaggio all'avventura estrema, con uno sguardo alle prossime Olimpiadi. Da stasera sarà protagonista su Discovery Channel (canale 401) con le sue sfide al limite. FOTO

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di ILENIA MORACCI

Due medaglie d’oro alle Olimpiadi, nel canottaggio. Oltre a sei titoli del mondo. Eppure James Cracknell sembra non essere ancora sazio. Classe 1972, è uno dei campioni britannici più noti di tutti i tempi e le sue finali olimpiche, a Sydney 2000 e ad Atene 2004, sono entrate nei ricordi dei Giochi. E non solo. L’adrenalina, però, non ha mai smesso di scorrergli nelle vene e ancora oggi continua a lasciare il segno. Ovunque, tra i deserti del Sahara o al Polo Nord. Correndo, nuotando o pedalando. Sfide al limite delle capacità umane, che saranno protagoniste in “James Cracknell: l’uomo d’acciaio” da questa sera e per tre giovedì consecutivi alle 23 su Discovery Channel (Sky, canale 401, 402 e HD). In questa intervista racconta di sè e della sua carriera. Dal canottaggio all’avventura estrema, dalle emozioni olimpiche alla ricerca del limite. Con uno sguardo ai prossimi Giochi di Londra.

Due medaglie d'oro alle Olimpiadi. Che significato hanno avuto nella tua vita?
"Vincere aiuta ad acquisire maggior fiducia in se stessi e a capire che attraverso l’impegno è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo che ci si prefigge nella vita. E poi ho imparato che è importante non arrendersi mai. Ad esempio, in occasione dei Giochi del 1996 mi sono ammalato proprio durante la cerimonia d’apertura e non potevo gareggiare. In questi momenti pensi che la soluzione più semplice sia mollare tutto. Invece, non bisogna arrendersi".

E poi la scelta degli sport estremi. Da dove nasce quest’amore per l’avventura?
"Dopo l'ultima Olimpiade non ero sicuro di voler continuare per altri quattro anni. Mi sono preso un anno di pausa e per mantenermi in forma ho affrontato l'Atlantic Rowing Race, una sfida che ti mette alla prova. E' bello perchè ti trovi in spazi sconfinati, devi prendere decisioni che influiscono sulla tua vita, devi combattere ed affrontare delle prove molto dure come la mancanza d’acqua, il deserto".

Durante una di queste avventure, hai avuto un incidente. Cosa è successo?
"Ero per strada e sono stato investito da un camion. Se ti rompi una gamba hai comunque dei margini di miglioramento, te le ingessano e sai che prima o poi tornerai a camminare e a correre. Io ho riportato un trauma cranico e in questi casi è difficile prevedere i tempi di recupero, ma nonostante quello che mi dicevano gli altri non ho mai mollato. Pensavo che almeno dovevo provarci, magari non ci sarei riuscito ma se non ci avessi provato non l’avrei mai saputo".

Londra 2012. Come procedono i lavori?
"Io lavoro per l’organizzazione. Ho visitato il villaggio olimpico. Londra è fortunata perché una zona così vicina al centro aveva bisogno di essere riqualificata. Il parco olimpico sarà speciale e lo stadio olimpico fa sentire la gente parte dell’evento".

Chi sarà la rivelazione di queste Olimpiadi?
"È difficile dirlo, ci sono molti atleti. Si dice: tutti possono vincere una volta, ma solo un vero campione può vincere due volte. Abbiamo avuto molti campioni a Pechino".

Londra è pronta per ospitare questo evento?
"La città non ha vissuto un bel periodo. Ci sono state delle proteste, ma come Paese siamo dei grandi sostenitori dello sport. Il fatto che queste Olimpiadi si terranno a Londra potrà essere un incentivo per invogliare i giovani ad avvicinarsi allo sport".

Qual è la vittoria che ricordi di più nella tua vita?
"Le prime Olimpiadi, ma è comunque difficile sceglierne una perché ci si allena sempre tanto per tutte".

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