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02 maggio 2012

Dramma Dale Oen, ancora incerte le cause della morte

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Si aspetta l'esito del primo esame autoptico per poter fare chiarezza sulle cause mediche dell'improvvisa scomparsa del nuotatore. Secondo la polizia della città statunitense di Flagstaff ci saranno più certezze fra diverse settimane

La foto mentre bacia la guancia della sua bella Anja Johansen accompagna il saluto struggente di lei. Un addio che la fidanzata di Aleksander Dale Oen non avrebbe mai voluto scrivere: il campione di nuoto, il ranista che ha fatto grande la Norvegia abituata a sciare, ma che in piscina non è certo regina, se n'è andato dopo una partita a golf e un po' di fisioterapia. E' morto nella sua stanza a Flagstaff in Arizona, dove stava finendo il collegiale con il resto della nazionale: solo due giorni e poi sarebbe tornato a casa, come aveva scritto su Twitter poche ore prima di morire.

Se ne è andato nel pieno del suo vigore, a 26 anni, con un oro mondiale conquistato meno di un anno fa a Shanghai e la prospettiva di salire sul gradino più alto del podio ai Giochi di Londra. Era il favorito dei 100 rana, era l'uomo da battere, lui che aveva commosso il mondo per quelle lacrime mostrate in mondovisione non per l'oro vinto, ma per il suo Paese messo in ginocchio da un folle che in un giorno d'estate qualunque aveva fatto irruzione sull'isola di Utoya e aveva fatto una strage. In Norvegia da allora Alex era un eroe, e non solo perchè era stato la prima medaglia olimpica (argento) nel nuoto per il paese scandinavo (a Pechino 2008) e poi iridato nel 2011 a Shanghai.

La morte del campione resta un mistero: si parla di attacco cardiaco, infarto, lui che di problemi - giura lo staff medico - non ne aveva. "Non assumeva farmaci di alcun tipo - assicura Ronsen Ola, il medico della nazionale che ha prestato al nuotatore il primo soccorso - Stava lavorando per rafforzare le spalle. Eravamo andati a giocare a golf, poi ha fatto un po' di fisioterapia, dove a solo fare la doccia prima di venire a cena. Ma abbiamo visto che non tornava e siamo entrati nella sua camera". Dove è stato trovato riverso a terra, tra il bagno e la stanza: inutili i tentativi di rianimarlo, quando è arrivata l'ambulanza, in tempi rapidissimi, Dale Oen era morto. Lo staff medico norvegese non aveva il defibrillatore, che però è stato usato sul nuotatore dal personale dell'ambulanza. "Non abbiamo con noi queste apparecchiature ma certo adesso forse dovremo rivedere questa cosa" spiega Ronsen che ha avuto il triste compito di avvisare la famiglia. La nazionale si è chiusa nel dolore, lontano da fotografi e giornalisti, protetta dal ct Peter Lovberg: "Siamo tutti scioccati - ha detto in una nota l'allenatore che insieme ai suoi ragazzi ha partecipato a una messa commemorativa - E' una tragedia per qualsiasi squadra. Il nostro pensiero va alla sua famiglia, che ha perso Alexander troppo presto. Le parole non possono descrivere il dolore. Per noi ora è importante stare insieme e prendersi cura di tutti noi. E' una situazione irreale. Giorni difficili ci attendono".

Intanto si aspetta l'esito del primo esame autoptico, ma questo decesso preoccupa molto il mondo dello sport norvegese. Che adesso è sotto choc, come l'intero Paese. Bandiere a mezza asta nel paese che ha dato i natali al nuotatore, Oygarden. Ma la Norvegia ora reclama i funerali di stato, un tributo che in passato e stato accordato solo ad altri due sportivi. "Prima di tutto dobbiamo superare lo choc, che l'inchiesta faccia il suo corso - le parole del segretario di stato Hans Kristin Amunchsen - e che Alexander torni a casa". Quello che voleva Alex, lo aveva scritto poche ore prima di morire 'cinguettando' con il resto del mondo: "Ancora due giorni a Flagstaff e poi si torna a casa, nel paese più bello della Norvegia". Non tornerà invece per riabbracciare i suoi cari e la sua adorata Anja.

La polizia della città statunitense di Flagstaff ha assicurato che le cause esatte dell'improvvisa scomparsa si conosceranno tra diverse settimane. Il medico della squadra, Ola Ronsen, ha rivelato che durante il giorno Oen non ha dato nessun segno di malessere. Ronsen inoltre ha confermato all'agenzia norvegese NTB che presenzierà all'autopsia come rappresentante della famiglia.

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