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23 maggio 2012

Non c'è più Europa senza l'eredità di mamma Grecia

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Atene e l'Europa, la congiuntura sta mettendo in discussione le radici classiche del nostro Continente

Proprio nell’anno dell’Olimpiade , straordinaria trovata altrettanto greca del default economico , è giusto abbandonare Atene a se stessa? No, niente è più sbagliato che dimenticare la terra che, nell'antichità, ha inventato lo Sport per non fare la guerra

di PAOLO PAGANI

Un paradosso (mercatista e immemore) sta andando per la maggiore di questi tempi grami. Parla, straparla e pensa  sia arrivata l’ora di abbandonare la Grecia a se stessa, al suo disonesto destino di nazione fallimentare e perciò fallita. Escludendola dall’Europa, dal nostro salotto buono, per indegnità d’appartenenza.

Tutto ciò accade proprio nell’anno dell’Olimpiade. Che fu, tu guarda, una straordinaria trovata altrettanto greca del default contemporaneo. La continuazione della guerra, ma con mezzi pacifici. Poca roba, o cruciale svolta di civiltà, destinata piuttosto a procurare gioia a innumerevoli generazioni di mamme con i figlioli in età da servizio militare? E a non privare il mondo di bella gioventù muscolarmente dotata.

Un episodio tutt’altro che casuale, situato a un certo punto della millenaria vicenda di noi abitatori del tempo, dice di più. Quando un bel giorno gli uomini si stancarono di pestarsi con le clave o di infilzarsi per l’amata con lance forgiate da fabbri grossolani, allora inventarono un passatempo incruento, e lo chiamarono Sport. Quegli uomini erano greci. Lotta, pugilato, lancio del giavellotto non dovevano (più e solo) servire a far secco il proprio simile nelle steppe selvatiche. Ma a eleggere il più bravo, secondo regole condivise (anche i Maya giocavano alla pelota: ma lì chi perdeva finiva accoppato e tanti saluti). E sarà per questo che, di imprese particolarmente aspre, ancora si dice siano combattute “alla morte”. 

Il fenomeno molto democratico (altro copyright ateniese, la Democrazia) di esorcizzare la soluzione bellica dell’agonismo, patriottico o per esubero ormonale, resta a ben vedere, papale papale lungo i secoli, il mandato ricevuto da chi oggi si riscalda al fuoco della Londra 2012 che sta per venire.

Senza dire che l’Europa del mito (studiato al liceo) era una giovane e bellissima principessa. Figlia del re Agenore e di Telefassa, sorella di Cadmo. Nata dove? In Grecia, giusto. Tanto era fascinosa la fanciulla, che prima di tramutarsi molto tempo dopo nei ritratti austeri della Merkel, Zeus in persona travestito da toro bianco la rapì. Il prepotente capo dei capi dell’Olimpo, già che c’era, si congiunse con Europa come un mortalissimo vip dei giorni nostri in un bosco di salici e all’ombra di un sicomoro sempreverde. Eccetera eccetera.

Per non farla troppo lunga: l’incanto di certe fiabesche avventure sotto forma di cappa & spada mitologica dovrebbe servire a capire, qui e adesso, che non c’è Europa senza Grecia. Come non c’è Grecia, senza Europa. Nella vita e nello Sport. Che, in fondo, della prima si tramanda sia la metafora perfetta.

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