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20 luglio 2012

Londra, caccia ai limiti dell'umano. Come nasce un record

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La copertina di Focus dedicata ai limiti umani, nel mese delle Olimpiadi

Usain Bolt potrebbe spingersi a correre i 100 metri in 9,156 secondi. A calcolarlo è il mensile Focus , in edicola da sabato 21 luglio nella sua storia di copertina. C’è un margine di miglioramento? Oppure il limite umano si sposta sempre più in là?

Usain Bolt potrebbe spingersi a correre i 100 metri in 9,156 secondi. A calcolarlo, sulla base della sua “gara ideale” e con la variabile delle condizioni ambientali, è il mensile Focus, in edicola da sabato 21 luglio con una storia di copertina dedicata ai record e ai loro limiti.

Secondo i calcoli di Focus, se Bolt potesse correre una gara perfetta in condizioni ideali potrebbe già oggi realizzare nei 100 metri un tempo di 9”156, invece del record di 9”58 di Berlino. Come? Innanzitutto partendo dai blocchi in 100 millesimi di secondo dallo start invece di 146 (–0,046 s). Poi, dovrebbe correre i primi 10 metri come alle Olimpiadi di Pechino, in 1”85 invece dei 1”89 (–0,04 s) di Berlino. Dopo i 25 metri dovrebbe andare oltre i 40 km/h, realizzando il picco di velocità tra i 60 e gli 80 m, con 44,72 km/h (12,42 m/s). Se alla gara ideale aggiungiamo 2 m/s di vento a favore (il massimo consentito; a Berlino era –0,088 m/s) e l’altura di Città del Messico (2.243 m) dove l’aria è più rarefatta (si guadagnano 0,25 s), Bolt potrebbe tagliare il traguardo in 9”156.

Nel suo dossier Focus riapre il dibattito sui limiti umani e i record nelle gare sportive: li abbiamo ormai raggiunti? C’è un margine di miglioramento? Oppure il limite umano si sposta sempre più in là e non lo raggiungeremo mai? "Le previsioni sui limiti umani si possono realizzare con due modelli: empirico matematico e teorico fisiologico" spiega Carlo Capelli, fisiologo dello sport dell’Università di Verona.

Per sapere come sarà il futuro possiamo solo guardare quali fattori hanno determinato i progressi del passato e cercare di capire se possano influenzare ulteriori record del futuro. Secondo Pietro Enrico di Prampero, fisiologo dell’Università di Udine, questa domanda ha più risposte. "Soprattutto nel nostro Paese, tanto per cominciare, c’è stato un continuo miglioramento delle condizioni socio-economiche, per cui la gente mangia meglio, cresce meglio, vive meglio e quindi fa record migliori".

I dati lo confermano. L’altezza è strettamente correlata alle condizioni socio economiche: la si potrebbe definire il riassunto biologico del benessere sociale. In Italia fra i 20enni del 1854 (162,64 cm) e quelli del 1980 (177,10 cm), cioè in 126 anni, ci sono ben 14,46 cm di differenza in altezza. In alcune specialità atletiche l’altezza ha un ruolo non trascurabile: Pietro Mennea, che ha tenuto per 17 anni (dal 1979 al 1996) il record dei 200 metri con 19”72 ed è nato nel 1952, è ben 14 centimetri più basso di Bolt, nato 34 anni dopo e detentore del record attuale con 19”19.

L’altezza ha infatti un corrispettivo nella lunghezza della falcata. Bolt, alto 193 cm, ha gambe che dal calcagno all’inguine sono lunghe 1 m, e i piedi sono in proporzione, perché calza il 48. Questo spiega almeno in parte perché per fare 100 m di corsa gli bastino 41 falcate contro le 45-47 necessarie alla media degli atleti. L’altezza è utile anche nel nuoto. Michael Phelps è un altro recordman: nel 2008 alle olimpiadi di Pechino ha collezionato 8 ori. Come Bolt, è alto 193 cm, ma nel suo caso la distribuzione dei centimetri è assai diversa. Le gambe sono lunghe solo 81 cm (e questo per un nuotatore è un vantaggio, perché gambe lunghe in acqua fanno più attrito); in compenso ha la schiena lunghissima, che gli conferisce un migliore galleggiamento.