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22 luglio 2012

Una medaglia non si scorda mai. Specie se è l'unica

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Atene 2004: sul podio dei 10.000m ci sono due atleti etiopi e Zersenay Tadese. Il suo bronzo rappresenta l'unica medaglia olimpica conquistata finora dall'Eritrea

Sono 21 i Paesi ad aver conquistato una sola medaglia olimpica nella loro storia. Piccole imprese di eroi nazionali, come l'oro del Burundi nei 5.000m ad Atlanta o il bronzo del Togo nella canoa. Al Paraguay, invece, l'argento nel calcio non va giù

di Vanni Spinella

La prima volta non si scorda mai, specialmente quando è anche l’unica. Poco importa che sia oro, argento o bronzo: per 21 Paesi quella medaglia olimpica ha segnato la storia, trasformando dei semplici atleti in eroi nazionali.
Così, mentre noi italiani iniziamo a fare il conto delle medaglie “sicure”, forti delle nostre Vezzali e Pellegrini, non pensiamo che in giro per il mondo ci sono interi Paesi che darebbero un’isola o un pozzo di petrolio in cambio della possibilità di poter vivere quell’emozione per la seconda volta.

Prendete gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio: 7 partecipazioni alle Olimpiadi, una sola medaglia, seppur d’oro, conquistata ad Atene 2004 da Ahmed Al Maktoum nel tiro a volo. In tempi di sceicchi abituati ad ottenere ciò che vogliono facendo il prezzo in barili, le Olimpiadi dimostrano che non tutto si può comprare con il petrolio. Di certo non una medaglia.
La baratterebbero con un’isola intera, invece, Antille Olandesi e Isole Vergini. I loro medaglieri non si smuovono dal lontano 1988, Olimpiadi di Seoul, quando nella vela – ma in categorie diverse – vinsero entrambe l’argento con Jan Boersma e Peter Holmberg (futuro skipper di Alinghi, portata alla vittoria nell’America’s Cup 2007).

Il pugilato è la disciplina che ha regalato più soddisfazioni a quei Paesi a caccia del quarto d’ora di celebrità olimpica: Bermuda, Guyana, Mauritius e Niger hanno conquistato l’unico bronzo che possono esporre in bacheca proprio facendo a pugni, e lo stesso vale per Tonga, che da Atlanta ‘96 lucida il preziosissimo argento del peso super-massimo Paea Wolfgram.
Argenteria dal grande valore affettivo anche in casa Senegal, dove l’eroe nazionale è Amadou Dia Ba, secondo nei 400m ostacoli a Seoul, o in Sudan, grazie all’impresa di Ismail Ahmed Ismail negli 800m di Pechino 2008.

La Costa d’Avorio fu lì lì per cambiare nome dopo l’argento di Gabriel Tiacoh nei 400m a Los Angeles 1984, mentre al Paraguay non va ancora giù quel secondo posto di Atene 2004. La sua unica medaglia olimpica la conquistarono in 11, nel calcio. Vittoria nel girone (davanti all’Italia, che poi ottenne il bronzo), Corea del Sud e Iraq spazzate via ai quarti e in semifinale, prima della resa dinanzi all’imperforabile Argentina (0 gol subiti in tutto il torneo, e in panchina c’era il “loco” Bielsa!) di Tevez, autore dell’1-0 finale e capocannoniere della manifestazione.

Di certo più lieti in Burundi, dove a Venuste Niyongabo, re dei 5000m ad Atlanta 1996, avranno costruito una statua, ovviamente d’oro. Ma per il principio del “chi s’accontenta gode” (e sapendo che sono ben 88 le nazioni che non hanno mai conquistato una medaglia olimpica), fanno luccicare il loro bronzo anche Gibuti (vinto nella maratona, a Seoul), Eritrea (10.000 m ad Atene 2004), Iraq (sollevamento pesi nel 1960, a Roma), Kuwait (tiro doppia fossa a Sydney 2000), Macedonia (lotta libera, sempre a Sydney), Afghanistan (taekwondo a Pechino) e Togo, che deve ringraziare il francese Benjamin Boukpeti per aver scelto di gareggiare a Pechino per il Paese dei suoi genitori, portando in Patria l’arte della canoa.

Come dimenticare, poi, l’unica medaglia di Barbados. A Sydney, Obadele Thompson divenne il terzo uomo più veloce del mondo, giungendo alle spalle di Maurice Greene e Ato Boldon sui 100m. Il primo ministro lo fa immediatamente ambasciatore nazionale dello sport, la sprinter americana Marion Jones gli mette gli occhi addosso e se lo sposa nel 2007, regalandogli un bimbo. Proprio come aveva già fatto, anni prima, con l’altro campione dei 100m, Tim Montgomery: nozze e figlio.
Con dei genitori così, non stupiamoci se tra qualche edizione i due cuccioli di velocista si troveranno l’uno accanto all’altro, in corsia.

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