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24 luglio 2012

La mia Londra: Fabio Tavelli sul bus nel parco olimpico

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Prosegue il diario di Fabio Tavelli, con un tour in anteprima assoluta

Anteprima assoluta. Il nostro inviato in un tour tra le strutture e gli impianti di Londra 2012 a poche ore dal via ai Giochi. La rappresentativa australiana, quella inglese, gli studi tv della Nbc, gli appartamenti riservati agli atleti...

di FABIO TAVELLI
(da Londra)

Visitare il villaggio olimpico è un privilegio che mi è piovuto in testa inaspettatamente. Pensavo che fosse il solito giro per gli impianti, quello che l’organizzazione fa fare ai giornalisti per far vedere quanto sono stati bravi. Devo dire che le premesse erano pessime. Un sole a picco sulle nostre teste, la solita coda inenarrabile ai controlli. Ma poi, passato il check-in, ecco la scoperta. Non ero a vedere uno stadio ma gente in carne ed ossa. Atleti, atlete, membri delle varie delegazioni che giravano per le palazzine con l’aria di chi era lì per qualcosa di indimenticabile. Ho visto con i miei occhi lottatori, lanciatori del peso, pallavoliste, pugili e atleti di qualsiasi disciplina possibile e immaginabile mescolarsi in una miscela irripetibile. La mensa è un gigantesco hangar dove ci sono decine di micro-ristoranti per aiutare il ristoro di qualunque palato. Si va dal messicano all’orientale, passando per la vecchia Europa. Sono anche entrato in un luogo deputato al culto. Lì gli atleti possono pregare, confessarsi, ascoltare funzioni religiose. C’è la zona cristiana, cattolica vicina a quella protestante, c’è quella induista e quella buddista. Quella musulmana divisa in maschile e femminile. Accanto ai musulmani possono pregare gli atleti di Israele in un ideale comunione tra le grandi religioni monoteiste. Negli occhi di molti atleti e atlete ho visto la luce della gioia per essersi meritati il diritto di essere lì. Nei miei c’era la luce di un grande privilegio. Sentirmi per un giorno anch’io uno di loro.


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