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26 luglio 2012

Mennea: "Bolt a Londra per la Storia. Blake? Uno stimolo"

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Pietro Mennea, ex primatista dei 200m, con Usain Bolt, il favorito ai Giochi di Londra (Foto Getty)

Primatista del mondo nei 200 per 17 anni, Pietro Mennea racconta che Giochi saranno per l'atletica della velocità, con un occhio al passato: "La mia cultura del lavoro non ce l'ha nessuno". E uno sguardo all'Italia: "Mancano programmazione e uomini"

di ILENIA MORACCI

Un record del mondo, sui 200 metri, durato 17 anni. Un tempo, 19''72, che ai Giochi di Pechino dopo oltre 30 anni lo avrebbe fatto ancora arrivare alle spalle di Usain Bolt. Pietro Mennea nella storia della velocità mondiale ha lasciato le sue impronte. Ora, avvocato, 60 anni, guarda con occhi esperti a queste Olimpiadi di Londra e fa il suo pronostico per la gara regina, i 100m: "Vince Bolt, poi Blake. Sono i due uomini da battere".

Sarà l’Olimpiade della consacrazione di Bolt?

"Bolt parte favorito, ma non può commettere il minimo errore perché non ha più i margini di superiorità che aveva a Pechino. Se dovesse vincere i  100 e i 200 metri passerebbe alla storia e diventerebbe  una leggenda dello sport. Lui, per me, è il forte di sempre". 

Però c’è Blake, che ai Trials l’ha battuto…
"Avere a fianco uno come Blake significa sentirsi il fiato addosso. Le sconfitte a volte fanno bene perché ridimensionano. Ti fanno stare con i piedi per terra, sai che non puoi commettere errori".

Cosa potrà fare Lemaitre?
"Nei 100m lo vedo un po’ chiuso. La finale dei 100m a Londra potrebbe essere la prima della storia dove tutti i primi otto scenderanno sotto i 10’’. Credo che abbia più chanche nei 200m".

Da Menna a Bolt. Cosa è cambiato?
“Non so come si alleni Usain Bolt ma credo che la cultura del lavoro che avevo io non ce l’ha nessuno al mondo. Se Bolt avesse la cultura del lavoro che avevo io credo che i record sarebbero diversi. Noi eravamo atleti che sapevano programmare, rispettavamo i programmi di allenamento e questo modo di fare ha consentito di durare a lungo, io ho fatto cinque Olimpiadi. Poi sono cambiati i guadagni. Ai nostri tempi facevano ridere. Per la mia medaglia d’oro olimpica mi diedero un premio di 8 milioni di lire, con quel budget comprai da una nota casa di arredamento sei poltrone che ancora oggi ho in casa…” 

Perché in Italia non si trova un altro Mennea?
"Manca la programmazione e gli uomini. Noi siamo stati leader nella metodologia di allenamento per diversi anni, ancora oggi i nostri metodi sono copiati, eppure questo patrimonio è andato perso. E l’Italia non riesce a portare un finalista all’Olimpiade da trent’anni a questa parte".

Non ha mai pensato di allenare?
"Cominciai a fare l’insegnante di educazione fisica in un liceo classico. Dopo due lezioni la Preside mi mandò a chiamare e mi chiese se potevo andare un po’ più piano con gli allievi, i genitori si erano lamentati perché i ragazzi dopo la mezzora di educazione fisica non riuscivano a salire le scale, erano stanchi ecc. E a quel punto mi sono detto che non valeva la pena fare l’allenatore".

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